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La sfida di Patrick Stewart: "A ottant'anni nello spazio con il mio cane"

In 'Star Trek: Picard', su Amazon Prime Video dal 24 gennaio, l'attore torna nel ruolo del capitano della USS Enterprise che interpreta da trentadue anni
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Il 13 luglio Sir Patrick Stewart compirà 80 anni. Il suo alter ego, Jean-Luc Picard, il comandante della nave stellare USS Enterprise, deve ancora nascere. La storia vuole sia venuto alla luce a La Barre, in Borgogna, lo stesso giorno di Sir Patrick Stewart, ma del 2305. In Star Trek: Picard, la nuova serie dal 24 gennaio su Amazon Prime Video, si riparte da qui: il luogo dove il Capitano si è ritirato dopo la fine, nel 1994, dell’ultimo capitolo, Star Trek: The Next Generation.

Stewart, che dal 1987 “esplora strani mondi alla ricerca di nuove forme di civiltà per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”, nell’immaginario si confonde costantemente con Picard. Quando fu scelto come protagonista di uno dei franchise più seguiti al mondo, il Los Angeles Times lo definì poco generosamente “uno sconosciuto attore britannico shakespeariano”. La cosa divertente è che sarebbe potuto restare tale. …
Il 13 luglio Sir Patrick Stewart compirà 80 anni. Il suo alter ego, Jean-Luc Picard, il comandante della nave stellare USS Enterprise, deve ancora nascere. La storia vuole sia venuto alla luce a La Barre, in Borgogna, lo stesso giorno di Sir Patrick Stewart, ma del 2305. In Star Trek: Picard, la nuova serie dal 24 gennaio su Amazon Prime Video, si riparte da qui: il luogo dove il Capitano si è ritirato dopo la fine, nel 1994, dell’ultimo capitolo, Star Trek: The Next Generation.

Stewart, che dal 1987 “esplora strani mondi alla ricerca di nuove forme di civiltà per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”, nell’immaginario si confonde costantemente con Picard. Quando fu scelto come protagonista di uno dei franchise più seguiti al mondo, il Los Angeles Times lo definì poco generosamente “uno sconosciuto attore britannico shakespeariano”. La cosa divertente è che sarebbe potuto restare tale. Il suo migliore amico, l’altro Sir, Ian McKellen, come lui tra i massimi protagonisti della Royal Shakespeare Company, aveva forti dubbi su Star Trek. "Ian porta un certo peso sulle spalle" esordisce sogghignando Stewart, "quando ottenni il ruolo fu l’unico a dirmi di non accettare: 'Non è una buona mossa. Comprometterà tutto il lavoro che stai facendo', m’incalzò. Non c’era invidia da parte sua ma naturalmente poi lui finì per interpretare Gandalf nella saga de Il signore degli anelli e Magneto in quella degli X-Men". Le cose, come sappiamo, sono andate diversamente rispetto a una defilata carriera teatrale. Stewart ha abbracciato la cultura pop prima con Star Trek, poi con l’universo Marvel diventando il Professor X, acerrimo nemico di Magneto. Nemmeno Shakespeare avrebbe potuto escogitare un piano più perverso: "Tutta questa attenzione nei miei confronti continua a sorprendermi, mi ci devo sempre confrontare" ammette, "però non c’è nulla che cambierei della mia vita, né personale né lavorativa, con una eccezione: vorrei tornare indietro per essere più sfrontato".

Sir Patrick Stewart in 'Star Trek: Picard', dal 24 gennaio su Amazon Prime Video 


Star Trek: Picard, con un cast che include il personaggio-chiave Isa Briones (Dahj), stavolta è incentrato proprio su di lui, il più umano di tutta la flotta. Picard ha ormai attaccato la divisa al chiodo. Vive in Francia e produce vino nella sua tenuta. Ha lo sguardo cupo, anche se ha accanto l’amato pitbull, in primo piano con lui nel poster che pubblicizza la serie: "Io e mia moglie siamo pazzi dei pitbull, razza incompresa, bandita in Gran Bretagna. Noi li adottiamo a distanza. Ai produttori ho detto: ne voglio uno. Mi hanno accontentato con De Nero, cane dolcissimo". Le giornate di Picard scorrono lente. Finché non incontra Dahj: “In quel momento è deluso, frustrato e pieno di sensi di colpa per le azioni del passato. Non importa che abbia una bella casa e un business; non si trova dove vorrebbe e non fa ciò a cui ambisce. Ma qualcuno entra nella sua esistenza e tutto va in tilt. La via d’uscita da una dimessa vita da pensionato è lei, Dahj, interpretata dalla coraggiosa Isa Briones”.

La serie, probabilmente, verrà ricordata come una delle più politicamente attuali. Un po’ per volontà dell’autore Alex Kurtzman, che non ha tradito la natura originale di Star Trek (nel 1968 mandò in onda il primo bacio interrazziale della tv, ndr), un po’ per una triste coincidenza. Star Trek: Picard affronta infatti la questione migratoria che oggi riempie i quotidiani: “Non dimenticherò mai l’orrore delle 39 persone morte nella cella frigorifera di un camion nel Regno Unito”, spiega Stewart. “Il tema dei migranti è alla base di questa stagione. Credo che in futuro si inasprirà ulteriormente”.

Una scena della serie 'StarTrek: Picard' 

Cresciuto in una famiglia povera con un padre alcolista che picchiava la madre, promotore di campagne contro la violenza domestica sulle donne e sostenitore del suicidio assistito, Sir Patrick Stewart dice che i politici imparerebbero molto da Picard: “Dovrebbero guardarlo. Una delle nostre più grandi fan è Madeleine Albright, l’ex segretaria di Stato americana sotto Clinton. E anche due capi degli Stati maggiori riuniti (l’organo che raccoglie gli ufficiali di Stato maggiore delle forze armate Usa, ndr) mi hanno chiesto di sedere ai comandi dell’Enterprise. La cosa interessante? Parecchi politici mi hanno confessato che Star Trek è per loro un’ispirazione”. Picard for President, dunque. Ma dopo tanto tempo, si è mai irritato col suo personaggio? Con limpido accento britannico, Stewart risponde come se stesse recitando Shakespeare: “Neanche lontanamente! Ero già pronto ad andare oltre, dopo il capitolo finale della serie cinematografica Star Trek: La nemesi. Ho recitato lui per trentadue anni ma cerco sempre la diversità in ciò che faccio”. Pausa. “Ecco perché amo essere lui ora: perché non è più lo stesso uomo di tanti, tanti anni fa”.