Ozpetek porta "Mine vaganti" in teatro: "Ho imparato la regia portando il caffè a Troisi"
Rodolfo di Giammarco
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di RODOLFO DI GIAMMARCO
Il regista porta in teatro il suo celebre film del 2010
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
Siamo attorno al tavolo di legno rustico di Saturno contro nella cucina del palazzo di via Ostiense a Roma che è il suo regno da quarant'anni. Il caffè ci viene offerto dall'accogliente compagno Simone, con accanto il produttore Marco Balsamo che insieme al Teatro della Toscana non ha dato tregua a Ferzan Ozpetek finché non ha detto di sì. Il regista ha l'aria assorta e entusiasta di chi quest'anno ha sfornato Butterfly al San Carlo, La dea fortuna al cinema, la video-installazione Venetika alla Biennale d'Arte di Venezia, e il corto La casa che ti porta a casa per i dieci anni dell'Alta Velocità di Trenitalia. Ozpetek ha in serbo il suo colpo grosso: una commedia di cui, per la prima volta a teatro, è autore e regista. Sta varando, con più rodaggi, l'adattamento di Mine vaganti, suo capolavoro cinematografico del 2010, la cui prima ufficiale è all'Ambra Jovinelli di Roma il 19 febbraio. Protagonis…
Siamo attorno al tavolo di legno rustico di Saturno contro nella cucina del palazzo di via Ostiense a Roma che è il suo regno da quarant'anni. Il caffè ci viene offerto dall'accogliente compagno Simone, con accanto il produttore Marco Balsamo che insieme al Teatro della Toscana non ha dato tregua a Ferzan Ozpetek finché non ha detto di sì. Il regista ha l'aria assorta e entusiasta di chi quest'anno ha sfornato Butterfly al San Carlo, La dea fortuna al cinema, la video-installazione Venetika alla Biennale d'Arte di Venezia, e il corto La casa che ti porta a casa per i dieci anni dell'Alta Velocità di Trenitalia. Ozpetek ha in serbo il suo colpo grosso: una commedia di cui, per la prima volta a teatro, è autore e regista. Sta varando, con più rodaggi, l'adattamento di Mine vaganti, suo capolavoro cinematografico del 2010, la cui prima ufficiale è all'Ambra Jovinelli di Roma il 19 febbraio. Protagonisti Francesco Pannofino, Paola Minaccioni, Arturo Muselli, Giorgio Marchesi, Caterina Vertova e altri sei attori tra cui Mimma Lovoi e Edoardo Purgatori.
Ora entra in rapporto con l'arte dal vivo anche oltre gli schemi delle opere liriche da lei dirette.
"Avevo bloccato vari progetti altrui basati su miei film. Invece di Mine vaganti, che avevo sceneggiato con Ivan Cotroneo, avevo chiesto io stesso di avere fin dall'inizio i diritti teatrali. Ci sento dentro la memoria di una storia, con più soglie di racconti, più di un sipario, la possibilità di entrare in una casa e di coinvolgere gli spettatori, l'equivalente del paese, della piazza a cui i personaggi, spinti da me in platea, si rivolgono".
"Mine vaganti" a teatro Ha abolito le pareti di un pastificio a gestione famigliare del sud. Il coming out omosessuale d'un figlio (anche il fratello è gay) arreca un infarto al padre. E qui il mondo esterno è il pubblico presente allo spettacolo?
"Io a teatro rischio di annoiarmi di fronte a lavori troppo intellettuali, e condividevo questo panico con Anna Proclemer, mia grande amica. Mi diceva che stare su una poltrona di velluto davanti a una recita è un po' come sentirsi nell'utero della madre, a occhi chiusi, pericolosamente rilassati. Ecco perché ho chiesto agli interpreti della mia commedia che si trovino sempre a ridosso di chi è seduto in sala, stimolando la gente, rendendola partecipe di risate ed emozioni. Mine vaganti nacque da una storia vera. Un mio amico, all'estero, era disperato perché il fratello s'era dichiarato gay in famiglia, e lui s'era preso la croce di etero".
Che incontri ha avuto col teatro, tra Turchia e Italia dove approdò diciassettenne nel '76, e come avvenne il salto nel mestiere del cinema?
"Ricordo che nella mia scuola di Istanbul, a 16 anni, diressi Ricorda con rabbia di Osborne. A Roma frequentai per un anno il corso di regia dell'Accademia d'Arte Drammatica, poi mollai tutto per seguire Julian Beck e il Living Theatre di cui ricordo uno spettacolo fatto in piazza, ma già subivo la fascinazione del grande schermo, e dopo otto mesi in cui campai bene con la mia pittura su carta d'imballaggio, decisi d'iscrivermi all'Accademia dell'Arte e del Costume, passando presto a fare il giornalista pur di intervistare registi di cinema e chiedere loro se potevo rendermi utile su un set. M'andò bene con Massimo Troisi che mi prese come assistente. Portavo caffè, tè e biscotti, e una volta lui mi chiese di far studiare le battute a un attore anziano, una vera catastrofe, ma Massimo ci rise".
Il cast del film "Mine vaganti" A forza di fare l'assistente, nel 1996 arrivò a firmare il primo dei suoi tredici film, "Il bagno turco". Ora che s'accosta al teatro, sarebbe bello sapere quali artisti del palcoscenico l'hanno colpita, meravigliata..
"Giancarlo Cobelli con qualunque suo lavoro. Tutte le invenzioni di Lindsay Kemp. Il Luca Ronconi di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Più di una messinscena di Giancarlo Sepe".
"Mine vaganti" è la trasposizione della sceneggiatura del film o è una rielaborazione che tiene conto di nuove esigenze del linguaggio dal vivo, e del trascorrere di dieci anni nella percezione delle diverse identità sessuali?
"La struttura narrativa è rimasta identica, ma ho provveduto a riscrivere quasi il 50% dei dialoghi, delle espressioni. Ora la femminilità di un uomo la devi sviluppare con altri meccanismi, e dalle mezze tinte devi addentrarti verso la sfacciataggine. Gli amici del fratello che vive lontano qui vanno a trovarlo per mettere in scena un numero di drag queen. Ma le persone non devono solo sorridere. Negli ultimi minuti ho pensato a soluzioni in grado di commuovere. Poi è vero che in questi anni è cambiata la cultura della diversità: a Natale è uscito il mio film La dea fortuna sul destino di una coppia di uomini, e io continuo a indagare l'omosessualità perché altrove viene rimossa".
A proposito del film "Mine vaganti", che riflessione le suscitano le figure di Ennio Fantastichini e di Ilaria Occhini che ci hanno lasciato?
"Ennio è una figura che resta nello scorrere della mia esistenza, la sua perdita è come quella di mio padre, di mio fratello, un amico stretto che rimane per sempre nei sentimenti della mia vita. La scomparsa di Ilaria Occhini, l'altra mia adorata mina vagante, è come quella di mia madre, della zia, delle mie amiche che hanno compiuto il loro percorso e che continuano a camminare insieme a me".