L'attore è morto a 103 anni. A darne l'annuncio il figlio Michael. Decine i ruoli memorabili, da Spartacus a Vincent Van Gogh
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È stato il figlio del venditore di stracci e il padre di Michael Douglas. Il ragazzo povero che faceva qualsiasi cosa per guadagnarsi da vivere e lo studente ambizioso. È stato Spartacus, lo schiavo ribelle di Kubrick, e un folle Vincent Van Gogh in un film il cui titolo - Lust for Life, Brama di vivere - definisce perfettamente la sua vita, di lui Kirk Douglas, morto ieri a 103 anni: ad annunciarlo è stato il figlio Michael "con un'infinita tristezza". È stato Charles "Chuck" Tatum, il giornalista senza scrupoli in L'asso nella manica di Billy Wilder, e l'altrettanto spregiudicato produttore cinematografico in Il bruto e la bella di Vincente Minnelli, in un bellissimo film cinico e crudele sulla città del cinema. È stato un malmesso Doc Holliday in Sfida all'OK Corral di John Sturges. Ed è stato Ulisse (per il nostro Camerini) e il colonnello Dax, l'ufficiale che non crede alla logica della guerr…
È stato il figlio del venditore di stracci e il padre di Michael Douglas. Il ragazzo povero che faceva qualsiasi cosa per guadagnarsi da vivere e lo studente ambizioso. È stato Spartacus, lo schiavo ribelle di Kubrick, e un folle Vincent Van Gogh in un film il cui titolo - Lust for Life, Brama di vivere - definisce perfettamente la sua vita, di lui Kirk Douglas, morto ieri a 103 anni: ad annunciarlo è stato il figlio Michael "con un'infinita tristezza". È stato Charles "Chuck" Tatum, il giornalista senza scrupoli in L'asso nella manica di Billy Wilder, e l'altrettanto spregiudicato produttore cinematografico in Il bruto e la bella di Vincente Minnelli, in un bellissimo film cinico e crudele sulla città del cinema. È stato un malmesso Doc Holliday in Sfida all'OK Corral di John Sturges. Ed è stato Ulisse (per il nostro Camerini) e il colonnello Dax, l'ufficiale che non crede alla logica della guerra in Orizzonti di gloria, il film che suggellò la sua amicizia con Kubrick. È stato decine di altri personaggi (in quasi ottanta film), sempre, anche nei minori, lasciando il segno di una recitazione di alta classe e di una faccia singolare, bella ma non a priori simpatica, bella ma non necessariamente attraente, capelli alti sulla fronte, brillantina, sorriso da schiaffi. E, pur da grande attore e con la capacità di reincarnarsi ogni volta, rimanendo sempre se stesso: di una dimensione eroica, limitata e umanizzata solo da quella fossetta sul mento che Kim Novak esplora con curiosità in Noi due sconosciuti.
Un grande attore nato nel 1916 ad Amsterdam, New York, con un altro nome, Issur Danielovitch Demsky, figlio di un poverissimo immigrante ebreo uscito dalla Bielorussia: un padre che, come ricordava Kirk Douglas nella sua fortunata biografia, Il figlio del venditore di stracci, non sapeva né leggere né scrivere e che diede alla sua famiglia una vita poverissima.
Ragion per cui il giovane (allora) Issur si è trasformato precocemente in cameriere, strillone di giornali, garzone di bottega, lottatore in un luna park. Studiando, sognando il teatro. E mentre studiava (letteratura) e seguiva i corsi dell'American Academy of Dramatic Arts di New York, si lasciava da parte, anagraficamente, il passato ebraico (che resta invece sempre presente nella sua vita) per diventare Kirk, dal nome del fumetto preferito, e Douglas, come la sua amatissima insegnante di recitazione e di vita.
Michael e Kirk Douglas (reuters)
Come Kirk Douglas e cittadino americano servirà gli Stati Uniti in marina. E come Kirk Douglas comincerà la sua gloriosa carriera cinematografica nel dopoguerra, partendo da Le catene della colpa, di Jacques Tourneur, poi con Lo strano amore di Martha Ivers di Lewis Milestone, per arrivare nel 1949 al primo grande successo con Il grande campione di Mark Robson. Nel 1951 conquista il ruolo di una vita: l'ambiguo, violento, ambizioso Chuck Tatum di Asso nella manica, capace di creare un enorme luna park e mettere a rischio la vita di un uomo intrappolato per amore di uno scoop. Per poi continuare di successo in successo: Pietà per i giusti, Il grande cielo, 20.000 leghe sotto i mari, Sette giorni a maggio, Il compromesso, e via fino a dei film, purtroppo, dimenticabili.
Gli anni dell'americano Kirk Douglas -- che intanto si sposava, con Diane Dill e diventava padre di due figli, tra cui la futura star Michael -- non stono stati indenni da incidenti "morali". Come dichiarò a suo tempo a Ulderico Munzi in una intervista, "mi vergogno di aver firmato, durante il maccartismo, una dichiarazione in cui dicevo di non essere mai stato comunista. Era contro i miei principi e contro la mia morale". Una debolezza che cercò di perdonare a se stesso chiamando nel 1960 Dalton Trumbo, che dalla persecuzione maccartista era stato messo al bando, a scrivere Spartacus, il film che avrebbe prodotto e interpretato per Stanley Kubrick e il cui copione annotato, con quello dei Orizzonti di gloria, anch'esso prodotto da lui, teneva sulla sua scrivania.
Una vita di successi -- anche se, pur candidato a tre Oscar, non ne ha mai vinto uno, fino ad essere premiato dall'Oscar alla carriera nel 1996. Una vita costellata di fortuna e di successi ma anche di incidenti e di dolori. Nel 1991 è scampato miracolosamente a un incidente aereo in cui hanno perso la vita due persone. Poi, nel 1996, un ictus gli ha reso difficile parlare. Nel 2004 suo figlio Eric, nato dal suo secondo matrimonio con Anne Buydens, è morto per eccesso di stupefacenti -- e il vecchio leone non sapeva darsene pace. I suoi rapporti con Michael sono stati per anni inesistenti, durissimi.
Nel 2009 era tornato sulla scena con un monologo autobiografico intitolato Before I forget (Prima che io dimentichi), raccontando la sua vita di star e di uomo. Una star, una delle poche che restavano, della vecchia Hollywood gloriosa, un uomo che ha visto andarsene gli amici, Lancaster, Sinatra, Lana Turner, e che è rimasto, vecchio, ferito e coraggioso, a testimoniare di che tempra erano fatti i grandi del passato. E se ora per strada al cognome Douglas la gente pensa a Michael, quel Michael esiste solo perché il figlio del venditore di stracci è stato grande, grandissimo.