✕

Caterina Caselli: “Mia Martini inedita, la voce dritta al cuore”

Ascolta l'audio

Il 27 febbraio su Rai 3 il docufilm “Fammi sentire bella”: prende il titolo da un inedito di Mimì che ascolteremo per la prima volta e uscirà alla mezzanotte dello stesso giorno. La discografica: “Abbiamo aspettato a lungo per trovare il luogo e il momento giusto”
3 minuti di lettura
Ascoltarla è sempre un’emozione: potente quando canta, fragile e autoironica quando si racconta. Unica. «La felicità» spiegava Mia Martini «è dormire otto ore a notte sempre nella tua casa, con la tua famiglia. Invece non dormo quasi mai, sono sempre in macchina, sto andando in un paese qualunque: devo essere sempre brava, sempre in forma, sempre bella per quanto mi è possibile. Non ho amici». A venticinque anni dalla morte (il 12 maggio 1995) il docufilm Mia Martini, fammi sentire bella di Giorgio Verdelli, in onda il 27 febbraio in prima serata su Rai 3, la celebra come merita.

«Volevo restituire Mimì nella verità» dice il regista-autore «credo che sia il primo documentario in cui ci sono le sue tre sorelle, Loredana, Leda e Olivia. L’idea era di metterla al centro come grande artista: dei suoi amori sfortunati, della sua vita, parla lei. Non volevo fare cose pietistiche ma mettere in lu…
Ascoltarla è sempre un’emozione: potente quando canta, fragile e autoironica quando si racconta. Unica. «La felicità» spiegava Mia Martini «è dormire otto ore a notte sempre nella tua casa, con la tua famiglia. Invece non dormo quasi mai, sono sempre in macchina, sto andando in un paese qualunque: devo essere sempre brava, sempre in forma, sempre bella per quanto mi è possibile. Non ho amici». A venticinque anni dalla morte (il 12 maggio 1995) il docufilm Mia Martini, fammi sentire bella di Giorgio Verdelli, in onda il 27 febbraio in prima serata su Rai 3, la celebra come merita.

«Volevo restituire Mimì nella verità» dice il regista-autore «credo che sia il primo documentario in cui ci sono le sue tre sorelle, Loredana, Leda e Olivia. L’idea era di metterla al centro come grande artista: dei suoi amori sfortunati, della sua vita, parla lei. Non volevo fare cose pietistiche ma mettere in luce anche il suo modo di prendersi in giro, la sua risata. Dori Ghezzi è stata meravigliosa, come tanti amici che mi hanno fornito materiali inediti. Ho trovato i filmati nella sede Rai della Calabria: conoscevo Mimì e posso dire che il ritratto è autentico».

Mia Martini durante un'esibizione. Nella foto in alto, Caterina Caselli e Mia Martini alla Mostra internazionale della musica, a Venezia, nel 1972 


Un lavoro prezioso, commovente, ironico. Mia Martini parla del grande amore, Ivano Fossati, racconta che era geloso. «Quando portai a Sanremo nell’82 E non finisce mica il cielo mi disse: “Io non ti accompagno neanche a Bordighera”, ma il brano ai critici piacque talmente tanto e fu inventato apposta il Premio della critica». Tante le testimonianze (Gianna Bigazzi, Dario Baldan Bembo, Serena Rossi, Arbore, Mollica, Gragnaniello): Sonia Bergamasco tiene il filo del racconto. La sorpresa è il singolo inedito Fammi sentire bella (che dà il titolo al programma, prodotto da Indigostories) scritto da Giancarlo Bigazzi e Angelo Valsiglio. Pubblicato postumo da Sugar, sarà disponibile negli store digitali e sulle piattaforme streaming dalla mezzanotte del 27. Caterina Caselli nella sua lunga carriera ha «incrociato» molte volte Mia Martini «ma purtroppo non posso dire di essere stata sua amica, era un’artista straordinaria».

Però signora Caselli, è lei a pubblicare la canzone mai ascoltata: che effetto fa?
«Mi emoziona. La acquistammo grazie a una segnalazione di Gianna Bigazzi, che aveva un rapporto di amicizia profondo con Mimì. Il marito Giancarlo ha scritto brani bellissimi per lei. Non sapevo dell’esistenza di questa canzone».

Avete mai lavorato insieme?
«No, non abbiamo mai lavorato per Mimì, ma la mia ammirazione nei suoi confronti è sempre stata grande. Per questo volevo che Fammi sentire bella dovesse avere il giusto palcoscenico, pensavo che sarebbe stata perfetta per un film. Poi per una ragione o per l’altra non è successo. Ho saputo da Giorgio Verdelli, che stimo molto, che stava preparando il docufilm».

Caterina Caselli con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro 


Così è diventata la sigla di un documentario in cui, oltre a tanti amici e colleghi, è la stessa Mia Martini a raccontarsi.
«Sono felice di aver resistito alle richieste, aspettando il luogo giusto per farla ascoltare. Non volevo che si mischiasse con operazioni commerciali. Sono stata sempre dalla parte di Mimì».

Loredana Bertè che le ha detto?
«Le ho fatto sentire il brano, si è commossa, credo che non sapesse di questa canzone. È un’erede e noi abbiamo lavorato con il consenso di tutti. Per l’uscita abbiamo creato un lyrics video, con la splendida voce di Mimì e le immagini».

Franco Califano nel docufilm dice una cosa bellissima: «Sarei falso se dicessi che eravamo molto amici, io ero un autore, lei una cantante straordinaria. Fui chiamato a scrivere il testo di una canzone, non ci era riuscito nessuno. Chiesi a Mia Martini cosa stesse vivendo in quel momento. Ho scritto “Minuetto” in una notte: il giorno dopo mentre la cantava, piangeva».
«Si chiama empatia: i grandi artisti hanno la capacità di entrare in contatto con gli altri e di saperli raccontare. Lui ha capito cosa Mimì stesse provando e l’ha restituito».

La particolarità di Mia Martini?
«Nella voce aveva la dolcezza e il graffio, come se accentuasse nello spartito certi passaggi. Quando sentii Minuetto dissi: accidenti, ha un’estensione pazzesca, come fa?».

Un’artista immensa segnata da una diceria ignobile, com’è stato possibile?
«Mi dispiace di non esserle stata vicina in un momento di solitudine, ci ho pensato tante volte... Però sono felice che la sua grandezza sia stata riconosciuta, era un’interprete unica. Ricordo che il marito di Sylvie Vartan mi diceva sempre: “Ci sono le star e le great star”, la differenza tra cantante e interprete è sostanziale. Le grandi interpreti quando trovano una canzone ci mettono parte della loro vita. Lei era una great star».

È più difficile da giovani?
«Sì, hai meno vissuto e meno sofferto, ma ci sono le eccezioni. Ci sono persone che hanno esistenze particolari, complicate. Questo aiuta sia nello scrivere che nell’interpretare».

Ha visto a Sanremo come Achille Lauro ha interpretato con Annalisa “Gli uomini non cambiano”?
«Mi è piaciuto come ha rispettato la canzone. Penso che sia un artista. Il suo modo di vestire è coerente con quello che fa, ha un linguaggio anche estetico per accentuare e sottolineare. Ha grande personalità e un modo tutto suo di interpretare rimanendo distante».