Octavia Spencer: "Vi racconto com'è nata l'eleganza dei ricci"
Silvia Bizio
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di SILVIA BIZIO
L'attrice è protagonista di una miniserie Netflix sulla storia dell'imprenditrice che creò un prodotto per i capelli delle donne afroamericane. "E' stata una nostra paladina, là fuori è pieno di donne straordinarie che pochi conoscono"
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
Il nome di LeBron James, il cestista campione dei Lakers, compare alla voce "produttore esecutivo". È l'unico nome maschile: questa è tutta una storia di donne e di capelli, dalla produttrice e regista Kasi Lemmons alle autrici Elle Johnson e Janine Sherman Barrois, dalla sceneggiatrice Nicole Jefferson Asher alla protagonista (e co-produttrice) Octavia Spencer. Self Made - La vita di Madame C. J. Walker, la miniserie dal 20 marzo su Netflix, è la storia della prima donna afroamericana diventata milionaria grazie al lavoro nel campo della cosmesi per i capelli. È tratta dal libro biografico On her own ground di A'Leila Bundles, nipote di C. J. Walker che in realtà nacque con il nome di Sarah Breedlove nella Louisiana del 1867, da una famiglia di schiavi. Lei, la prima nata "libera", orfana a 6 anni, moglie a 14, vedova a 20, madre di una bambina. Anni durissimi come lavandaia fino alla scoperta - complici i fratelli, barbi…
Il nome di LeBron James, il cestista campione dei Lakers, compare alla voce "produttore esecutivo". È l'unico nome maschile: questa è tutta una storia di donne e di capelli, dalla produttrice e regista Kasi Lemmons alle autrici Elle Johnson e Janine Sherman Barrois, dalla sceneggiatrice Nicole Jefferson Asher alla protagonista (e co-produttrice) Octavia Spencer. Self Made - La vita di Madame C. J. Walker, la miniserie dal 20 marzo su Netflix, è la storia della prima donna afroamericana diventata milionaria grazie al lavoro nel campo della cosmesi per i capelli. È tratta dal libro biografico On her own ground di A'Leila Bundles, nipote di C. J. Walker che in realtà nacque con il nome di Sarah Breedlove nella Louisiana del 1867, da una famiglia di schiavi. Lei, la prima nata "libera", orfana a 6 anni, moglie a 14, vedova a 20, madre di una bambina. Anni durissimi come lavandaia fino alla scoperta - complici i fratelli, barbieri a St. Louis - di un balsamo che cambiò la vita delle donne afroamericane: disciplinava i loro capelli difficili e ne impediva la caduta. Divenne una imprenditrice di successo con il nome di Madame C. J. Walker (dal nome del marito Charles J. Walker) e la prima milionaria afroamericana. La interpreta Octavia Spencer, premio Oscar nel 2012 come migliore attrice non protagonista per The Help, altre due nomination, molto amata da Hollywood.
Conosceva la storia di C. J. Walker?
"Certo, mia mamma era povera ma molto curata anche se con pochi mezzi, mi parlava spesso di Madame, di quanto avesse fatto per le donne afroamericane. Io sono nata negli anni Settanta, non c'erano fondotinta per la mia pelle, bisognava comprarne diversi e mischiarli. Pensi ai nostri capelli ricci e crespi, a quanto fosse difficile dare loro una forma. Madame è stata una nostra paladina. Se non ti senti bella, non hai potere; se non ti senti presentabile in un mondo così conformista non hai chance, nel privato e nel lavoro".
Octavia Spencer nella serie Netflix 'Self Made - La vita di Madame C. J. Walker'
Si è mossa in un territorio familiare.
"Ed ero l'unica. Le dico una cosa divertente. Per settimane i produttori hanno chiesto al mio agente se volessi il ruolo. Lui non aveva idea di chi fosse e pensava che quel "madame" avesse a che fare con la prostituzione. Con grande imbarazzo, me ne parlò".
C'erano tutte le condizioni, all'epoca, perché questa donna non facesse strada.
"Invece è diventata un simbolo. Le altre donne, soprattutto bianche, avevano ereditato la loro fortuna. Si fece da sé prima ancora di essere considerata una cittadina americana, quando le donne non potevano avere una proprietà loro intestata. Avevo già pensato a un film su di lei ma si diceva che lo volesse fare anche Queen Latifah. Poi il progetto è saltato e ho preso al volo l'opportunità".
Ed è arrivato LeBron James.
"Non ci eravamo mai incontrati, quando ha annunciato che sarebbe entrato nella produzione il mio telefono è esploso, decine di messaggi, pensavo fosse morto qualcuno. Erano tutti i miei amici che volevano sapere di lui. La sua popolarità è formidabile. Il fatto che abbia investito in questa storia la dice lunga".
Ci sono tante storie di donne di cui non abbiamo mai sentito parlare.
"È una questione di curiosità. Se sei sempre circondato da gente uguale a te, sarai sempre interessato solo a storie del tuo genere. Giorni fa ho fatto un post su Madame C. J. e ho chiesto al pubblico quali altre storie vorrebbe vedere sullo schermo. Tanti hanno fatto nomi di cui non avevo mai sentito parlare".
Ha sempre cercato progetti da realizzare con altre donne.
"Questa è la storia di una donna nera e per raccontarla serviva la voce di una donna nera ma la sorellanza è sorellanza e non ha colore. In generale, per me conta la storia. Con la mia società di produzione ho lavorato con Silas Howard, regista transgender, in A kid like Jake, e mi piace lavorare con chi di norma non avrebbe accesso a un'attrice come me, giovani, latini, asiatici, afroamericani. Se c'è una buona storia, porte aperte".
Dopo 'La forma dell'acqua', con cui ha ottenuto la sua terza nomination all'Oscar, torna a lavorare con Guillermo Del Toro, produttore di 'Le streghe' di Robert Zemeckis, dal classico di Roald Dahl.
"Sono una fan di Guillermo dal suo primo film. Che onore quando seppi che voleva conoscermi per La forma dell'acqua. La prima volta che ci siamo visti doveva durare mezz'ora, è diventato un incontro da tre ore e diecimila dollari perché lì vicino c'era un negozio di antiquariato e siamo andati a fare shopping".
In questi ultimi anni pensa che sia cambiato il potere contrattuale delle attrici nere?
"Se non avessi ricevuto tutti i premi che ho avuto nel 2012 per The Help sarei rimasta come tante attrici con cui sono cresciuta e che non hanno mai sfondato. Per farcela devi far parte di progetti con attori o registi famosi. Ora tutti cercano me o le altre poche attrici nere famose come Viola Davis, Queen Latifah, M'Nique, Taraji P. Henson, Jennifer Hudson. Quante altre ce ne sono che permettono a un film di avere il via libera? Ci sono tante storie là fuori, ma Hollywood paga per quelle storie? No. Quindi, insisto: insieme facciamo la forza".