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Che vita difficile per i teenager nelle serie tv

Da 'Sex education' fino all’italiana 'L'amica geniale' molte fiction rappresentano i ragazzi alle prese con i grandi problemi della crescita. E ogni tanto spuntano anche i superpoteri
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«Chissà perché, in tv, noi adolescenti dobbiamo sempre essere paranormali per farci ascoltare dagli altri». A chiederselo è Sophia Lillis, occhi che tagliano obliqui il viso di porcellana, icona dei ragazzi dopo i successi di It e Sharp Objects. È la protagonista di I am not okay with this, a metà tra commedia e serie drammatica, sette episodi su Netflix. Lillis ha un anno in più del personaggio/alter ego Sydney Novak, 17 anni, di Brownsville, sempre china su un vassoio di cavoli e mais, andatura da pistolera e cuore in riparazione dopo il suicidio del padre. Dietro la sua rabbia giovane ci sono la graphic novel di Charles Forsman, da cui è tratta la serie, la penna di Christy Hall e il produttore di The end of the f***ing world, Jonathan Entwistle.

L’incipit del primo episodio — sulle note di I’m not like everybody else dei Kinks — somiglia già a una guida galattica per teenager arrabbiati: &…
«Chissà perché, in tv, noi adolescenti dobbiamo sempre essere paranormali per farci ascoltare dagli altri». A chiederselo è Sophia Lillis, occhi che tagliano obliqui il viso di porcellana, icona dei ragazzi dopo i successi di It e Sharp Objects. È la protagonista di I am not okay with this, a metà tra commedia e serie drammatica, sette episodi su Netflix. Lillis ha un anno in più del personaggio/alter ego Sydney Novak, 17 anni, di Brownsville, sempre china su un vassoio di cavoli e mais, andatura da pistolera e cuore in riparazione dopo il suicidio del padre. Dietro la sua rabbia giovane ci sono la graphic novel di Charles Forsman, da cui è tratta la serie, la penna di Christy Hall e il produttore di The end of the f***ing world, Jonathan Entwistle.

L’incipit del primo episodio — sulle note di I’m not like everybody else dei Kinks — somiglia già a una guida galattica per teenager arrabbiati: “Dear Diary… go fuck yourself”. Ci racconta Lillis: «Mandare a quel paese il tuo diario segreto è un atto liberatorio. Sarà per i miei capelli rosso fuoco ma Sydney a me ricorda più Carrie di Stephen King che un’eroina Marvel. È uno stecco che brucia lentamente. Spezza matite, prende a calci cassonetti, si dà una sforbiciata alla frangia». Ci vorrebbe un potere sovrannaturale per voltare pagina e, guarda caso, Sydney scopre di averne un paio: telepatia e telecinesi. «Molti coetanei, appassionati di serie, non sempre hanno una storia, un volto o un genere in cui riconoscersi. Ma l’aria sta cambiando».

Una scena di 'The End of the F***ing World'; nella foto in alto, i protagonisti di 'I am not okay with this'
  


Se negli anni Novanta potevamo contare quasi solo sul paletto di Buffy l’ammazzavampiri, per capire a che punto stia la Generazione Z ora dobbiamo adattarci ai misteri di Riverdale e di Roberto Aguirre-Sacasa (produttore di Glee e direttore creativo di Archie Comics) mentre qui si mescolano incesto, corruzione e rapporti a rischio tra studenti e insegnanti; accadeva vent’anni fa, in forma soft, sui moli di Dawson’s Creek. Prodotto da Warner e CBS, a gennaio CW Network ha dato l’ok alla quinta stagione: «Ne vado fiero. Sono contento che un altro mio progetto tra adolescenza e paranormale, Le terrificanti avventure di Sabrina, sia amato dalla stessa fascia d’età» commenta Aguirre-Sacasa.

L’anno scorso, a riscrivere i codici di rappresentazione della gioventù ha pensato Euphoria, il teen-drama Hbo finito nel centro del mirino dopo che l’ex stellina di Disney Channel, Zendaya, aveva messo in allarme il pubblico sulla “crudezza” della serie. Mainstream e molto amata anche in America, L’amica geniale, la serie HBO-Rai tratta dal bestseller di Elena Ferrante, secondo la critica Allison Shoemaker è “una miniera antropologica”. L’amicizia tra Lila e Lenù, dall’infanzia a Napoli fino a oggi, “ci mostra il passaggio all’età adulta con inedito realismo”.

La serie 'Sex Education' 


Il nuovo filone composto da Sex Education, American Vandal e Tredici ha abbracciato generi e società di produzione diverse, spaziando tra il sociale e la commedia di Terri Minsky, il creatore di Lizzie McGuire che alla Disney ha regalato il primo personaggio gay di una serie per famiglie (Andi Mack), storie d’amore immerse nei country club, come quella tra il tennista e l’artista ribelle di Red Oaks (Amazon), e c’è ancora chi inneggia a One Tree Hill. Per sei stagioni Hilarie Burton ha interpretato Peyton Sawyer, protagonista della serie creata da Mark Schwahn. Nei primi due anni, però, Burton ha fatto sapere di non essere stata d’accordo con la scelta di mostrare il personaggio in scene di sesso gratuito; da quel momento, Schwahn l’avrebbe molestata fino ad arrivare a una denuncia pubblica di Burton nel 2017. Per Heathers, commedia nera di Jason Micallef andata su Paramount Network, si sono scomodati psicologi e commissioni censura. C’è poi Now Apocalypse, la serie queer di Gregg Araki, prodotta da Steven Soderbergh, andata in Italia in streaming su Starz Play: un Twin Peaks pieno di marijuana, sesso e alieni.

Tifa per cambiare la posta in gioco il protégé di Spike Lee, Stefon Bristol, che in See you yesterday su Netflix fa incontrare viaggio nel tempo e Black Lives Matter, il movimento per i diritti dei neri: «Ogni volta che vedo un dodicenne black in una serie drammatica, gioca a basket o a football e di notte spaccia droga. La tv dovrebbe mostrare le vite di noi neri immigrati in America per quello che sono veramente, senza cadere nell’ovvietà». Lo rassicura il creatore di The end of the f***ing world: «La direzione è quella giusta. Mai avrei immaginato di poter raccontare la storia di James, un diciassettenne che vuol diventare psicopatico. E invece i fratelli Coen e Tarantino devono aver spianato la strada. Ora tutto quello che è classificato come strano ha un pubblico. Come faccio ad essere così in sintonia con i ragazzi? Quando mi invento una storia, penso a una scena chiave dove inserire il proverbiale “momento R.E.M.”, con i miei personaggi che, di punto in bianco, lasciano la pubertà mentre va la canzone Everybody hurts».