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Questo è il tempo delle amiche infinite

Carmen Korn, che molti definiscono la Elena Ferrante di Germania, spiega il fascino consolatorio delle narrazioni lunghe. E pubblica il terzo capitolo della sua saga al femminile
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Non solo in letteratura, il format della saga è vincente (le serie tv ce lo confermano): la narrazione dilata il tempo, ci affezioniamo ai personaggi e l'impianto del sequel scansa l'approdo alla parola fine, che in senso metaforico inquieta tutti. Testimonia quest'esito il successo dei romanzi densamente dialogati (a volte paiono sceneggiature) di Carmen Korn, nata a Düsseldorf e lanciatasi nella fiction dopo anni di giornalismo. In Germania ha venduto un milione e mezzo di copie la sua trilogia "amicale" (base di partenza del racconto è un'amicizia femminile quadripartita), ritmata dai tumulti del Ventesimo secolo. Anche in Italia, dove la pubblica Fazi, questa "Elena Ferrante tedesca" (l'hanno chiamata così, ma lei confessa: "Non leggo la Ferrante per non farmi influenzare"), raggiunge a ogni puntata i vertici delle classifiche. Avviò la sua saga fitta e cangiante, immessa in un'Amburgo aperta ai…
Non solo in letteratura, il format della saga è vincente (le serie tv ce lo confermano): la narrazione dilata il tempo, ci affezioniamo ai personaggi e l'impianto del sequel scansa l'approdo alla parola fine, che in senso metaforico inquieta tutti. Testimonia quest'esito il successo dei romanzi densamente dialogati (a volte paiono sceneggiature) di Carmen Korn, nata a Düsseldorf e lanciatasi nella fiction dopo anni di giornalismo. In Germania ha venduto un milione e mezzo di copie la sua trilogia "amicale" (base di partenza del racconto è un'amicizia femminile quadripartita), ritmata dai tumulti del Ventesimo secolo. Anche in Italia, dove la pubblica Fazi, questa "Elena Ferrante tedesca" (l'hanno chiamata così, ma lei confessa: "Non leggo la Ferrante per non farmi influenzare"), raggiunge a ogni puntata i vertici delle classifiche. Avviò la sua saga fitta e cangiante, immessa in un'Amburgo aperta ai venti delle culture e delle mode, il libro Figlie di una nuova era, ambientato all'alba del Novecento. Dopo È tempo di ricominciare, secondo tassello dell'affresco, esce ora Aria di novità, nell'ottima traduzione di Manuela Francescon. Fin dal principio seguiamo quattro amiche, diverse e complementari, che intrecciano rapporti, contrasti, indagini di sé e una gran voglia di affermarsi. Illusioni e traumi individuali rispecchiano, nelle minutezze del privato, colossali eventi della Storia, vedi le guerre mondiali e il nazismo. Via via abbiamo conosciuto i figli e i nipoti del quartetto, e adesso, in Aria di novità, lo sfondo scorre dagli anni Settanta alla chiusura del millennio, tra terrorismo, aids, onde d'immigrazioni e quant'altro: fenomeni colti dall'occhio rapido della scrittrice per esserci restituiti da una prosa frenetica come certe chiacchiere incalzanti delle donne.

Carmen Korn: si definirebbe un'autrice "al femminile"?
"No! Io amo i personaggi maschili quanto i femminili, e cerco di guardare le cose da entrambe le prospettive. D'altronde gli uomini possono avere caratteristiche femminili e viceversa. I bambini erano, e sono ancora, educati secondo modelli patriarcali. Bisognerebbe superarli per conquistare la parità dei generi, tendenza cui si oppongono i politici reazionari e tutti i leader delle religioni".

In "Aria di novità" lei parla molto del Sessantotto. Partecipò ai moti studenteschi?
"Sono nata nel '52 ed ero quindi troppo giovane per esserne coinvolta direttamente. Però ho sempre simpatizzato con quelle rivolte. Sono ben informata sul movimento degli studenti e sul fatto che i giovani tedeschi, a un certo punto, hanno compreso di dover interrogare genitori e nonni sui loro trascorsi: dov'erano e cosa stavano facendo trent'anni prima? I miei lettori mi dicono che i padri mantennero il silenzio sul passato tedesco".

Pensa che la Germania abbia trovato una solida ridefinizione dopo il crollo del Muro di Berlino, avvenimento centrale in "Aria di novità"?
"L'esultanza del novembre 1989 e la profezia del cancelliere Kohl, che annunciò futuri scenari fertili e pacifici nella Germania Est, hanno lasciato spazio allo scetticismo poiché l'industria, nei nuovi stati federali, è stata venduta, demolita e liquidata dai delegati della Germania Ovest, provocando risentimento. Qualcosa è migliorato ma i rancori restano, come mostra l'ascesa del partito neonazista Afd".

Perché le saghe familiari affascinano il pubblico?
"È inevitabile che la morte di personaggi ai quali ci leghiamo stia dentro una storia che traversa un secolo, così come la scomparsa delle persone che amiamo fa parte delle nostre vite. Può consolarci l'idea che qualcosa di noi permanga in figli e nipoti. La fede nella resurrezione e nella reincarnazione, centrale in molte religioni, riflette il desiderio che esista un seguito".

Si può leggere la Storia tramite una saga di famiglia?
"Ognuno vuol sapere di più su come hanno vissuto i suoi genitori, capire le loro speranze e paure, guardarne le vite in tempi di guerra e di pace. Le riproduzioni romanzate di tali paesaggi sono più comunicative dei resoconti offerti da un arido libro di Storia".

Il suo tema-chiave è la famiglia, di cui propone l'identità mutevole: in "Aria di novità" emerge il tema dell'omosessualità, e c'è un figlio con due possibili padri.
"Alcuni dei miei migliori amici sono omosessuali. La Germania si è macchiata di brutali persecuzioni dell'omosessualità maschile, mentre quella femminile non è stata penalizzata, dato che le donne non hanno mai goduto di uno status paritario: unico aspetto positivo delle discriminazioni maschiliste. La criminalizzazione è culminata durante il nazismo, quando la Gestapo perseguitava i gay usando persino agenti sotto copertura per intrappolarli. Oggi si affermano nuovi modelli familiari, che vanno esplorati e narrati".

I suoi libri si sono diffusi col passaparola, a prescindere dalle recensioni.
"Prima le mamme davano i miei romanzi alle figlie, mentre ora giovani donne li regalano alle madri. Intanto aumentano i lettori uomini. Quanto alle recensioni, in Germania gli inserti culturali dei giornali mi ignorano, mentre in Italia non è così. Comunque credo che il meccanismo del passaparola abbia funzionato più di tutto".

Per la trilogia si è ispirata alla sua vita reale e alla sua famiglia?
"La mia ricerca, senza che ne fossi consapevole, è iniziata quando avevo quattro anni: mia nonna e le sue sorelle si riunivano in pomeriggi di torta e caffè, parlando di questioni familiari. M'infilavo sotto il tavolo e si dimenticavano di me. Poi arrivavano i liquori e i discorsi divenivano sempre più impudichi. Uno dei miei personaggi, Käthe, somiglia alla mia prozia Käthe, che non era comunista ma socialdemocratica, il che non faceva differenza per i nazisti. Suo marito, impiegato statale, aveva un disturbo del linguaggio causato dalle violenze subìte in campo di concentramento. E l'episodio di È tempo di ricominciare in cui Thies, tornando a casa dopo essere stato catturato come prigioniero di guerra, viene nutrito da una donna a Erfurt, l'ho preso da un'esperienza riferitami da mio padre, che tornò dalla Russia nel '46. Nel '76 mi sono trasferita ad Amburgo, dove abito tuttora. Portavo a spasso il cane, come alcuni miei vicini anche anziani, che condivisero con la nuova arrivata le esperienze vissute prima, durante e dopo la guerra. Conversazioni rivelatesi un tesoro".