Vita nella banlieue: scontri e riscatto in periferia
Natalia Aspesi
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di NATALIA ASPESI
In attesa di vedere il film “I miserabili”, per ora rinviato, in streaming c’è la storia emozionante di tre fratelli
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Ha vinto a Cannes il premio della giuria, quattro premi ai César (quello del vociante premio alla regia a Polanski) compreso al miglior film, era tra i cinque finalisti degli Oscar stranieri, ci sarebbe piaciuto se lo avessero proiettato anche in Italia: hanno aspettato troppo, doveva uscire adesso e adesso non si può. Siamo precipitati in tempi di stallo, limitazioni, attesa, tempi di nostra improvvisa, temporanea miseria. I miserabili ci avrebbe raccontato, ci racconterà appena possibile, di una miseria storica, apparentemente senza soluzione, quella delle sempre più popolose periferie delle metropoli, che abbandonate dai bianchi diventano città di soli neri e arabi, isole di abbandono, umiliazione e rivolta. Il film stesso ha una sua storia, di quelle che appunto rappresentano il possibile riscatto di chi non pareva poterne avere.
Lo ha scritto e girato Ladj Ly, 42 anni, di origine maliana, uno di quei francesi di colore coi capelli irti sulla tes…
Ha vinto a Cannes il premio della giuria, quattro premi ai César (quello del vociante premio alla regia a Polanski) compreso al miglior film, era tra i cinque finalisti degli Oscar stranieri, ci sarebbe piaciuto se lo avessero proiettato anche in Italia: hanno aspettato troppo, doveva uscire adesso e adesso non si può. Siamo precipitati in tempi di stallo, limitazioni, attesa, tempi di nostra improvvisa, temporanea miseria. I miserabili ci avrebbe raccontato, ci racconterà appena possibile, di una miseria storica, apparentemente senza soluzione, quella delle sempre più popolose periferie delle metropoli, che abbandonate dai bianchi diventano città di soli neri e arabi, isole di abbandono, umiliazione e rivolta. Il film stesso ha una sua storia, di quelle che appunto rappresentano il possibile riscatto di chi non pareva poterne avere.
Lo ha scritto e girato Ladj Ly, 42 anni, di origine maliana, uno di quei francesi di colore coi capelli irti sulla testa e l’aria cattiva. È nato e vive tra i miserabili non necessariamente indigenti ma dal futuro incerto, impegnato a condividerne la sorte per raccontarne la solitudine, la rabbia, la radicalizzazione. Da anni con la macchina da presa documenta il suo quartiere, Les Basquets, una foresta di casoni bianchi a Montfermeil, banlieu parigina a più di un’ora di distanza dalla città: violenze poliziesche, giochi infantili, spaccio e delinquenza, la misteriosa gerarchia tra neri, arabi e zingari, la presenza riunificante degli imam e i sospetti predicatori di terrorismo. Da tutto quel materiale Ladj Ly è riuscito a girare un corto intitolandolo appunto I miserabili, premiato ovunque, e da quello il lungometraggio dallo stesso titolo, un grande film, drammatico e ironico, un thriller di massima tensione e umanità, che documenta senza vittimismi la realtà delle comunità ghettizzate nelle periferie. Il riferimento al romanzone (da rileggere?) di Victor Hugo non riguarda solo la condizione umana dei nuovi ultimi, ma anche la scelta dello scrittore di collocare proprio in questa zona la locanda della malvagia coppia Thénardier, persecutrice di innocenti. Ly non è un cittadino esemplare, ha condiviso con tanti “banlieusards” le violenze della e alla polizia, gli scontri tra gang, la galera: una condanna a 2 anni per complicità in un nebuloso sequestro. Sa quindi tutto di come può vivere un nero, o un arabo, sia pure in una nazione che accoglieva chi proveniva dagli ex territori francesi in Africa, che applica la ius soli, che non fa distinzione tra le etnie, per cui non si sa quanti francesi sono neri né quanti neri vivono in Francia e si sentono francesi: come si vede agli inizi del film, quando una marea di ragazzi si precipita sugli Champs-Élysées per festeggiare la vittoria alla Coppa del Mondo 2018 e i più scatenati, con la bandiera tricolore sulle spalle, sono i neri.
I miserabili, prossimamente al cinema
I miserabili è costato poco, un milione e mezzo di euro, e ha avuto in patria più di due milioni di spettatori, l’hanno prodotto Christophe Barral e Toufik Ayadi, responsabili anche di Banlieusards. Se per ora dobbiamo rinunciare a I miserabili possiamo consolarci con questo nuovo film a disposizione su Netflix col titolo italiano Vita nella banlieue, che nella prima settimana in Francia ha registrato 2 milioni e settecentomila visioni. Sempre periferia parigina, questa volta Bois-l’Abbé, sempre neri e arabi, sceneggiatura del rapper francese Kery James, 43 anni e regia condivisa con Leila Sy, responsabile delle clip del cantante. Una grassa mamma nera di cattivo umore malgrado il magnifico abito e turbante colorati, tre figli, Demba (Kery James, omino con barbetta), spacciatore e criminale che lei non vuole più vedere, Noumonké, ragazzino grasso e pericolante, Soulaymaan, bel giovanotto elegante che studia da avvocato, immagine della volontà di integrazione sociale. Innamorato di mamma e onesto, però facendosi pagare gli studi dal fratello che entra e esce di prigione. Il centro del film è una gara di eloquenza celebre in Francia tra studenti di legge, che dura sei settimane e apre un futuro professionale. Alla finale si scontrano il nero Soulaymaan e Lisa, che più bianca non si può: biondissima, occhi fiordaliso. Forse si piacciono ma hanno mete diverse e intanto si affrontano: una severa giuria di magistrati assegna il tema dello scontro: “Lo Stato è il solo responsabile dell’attuale situazione delle periferie francesi?”. Lei dovrà sostenere il sì, lui il no. Il no naturalmente è il pensiero di Kery James: non bisogna aspettare, bisogna ottenere.
Tre fratelli in Banlieusards, tre poliziotti in Les Misérables, maschi: soprattutto nel film di Ly, la vita del quartiere è maschile, in mano ai maschi che esercitano la violenza e le gerarchie, la sicurezza e lo spaccio, la resistenza e le trappole e la gestione della giustizia locale: trovare chi ha rubato un leoncino dal circo, recuperare il filmato che attesta l’uso del flash-ball contro un adolescente da parte di un poliziotto, girato da un drone nelle mani di un ragazzo.
Il genio di Ly, la lucidità di James, è quella di non raccontarci di bianchi e di neri, di poliziotti buoni o cattivi e di cittadini assassini o vittime: ma di restituire la tensione, l’allarme, il sospetto, di una vita in cui tutti condividono le stesse disuguaglianze e la stessa impotenza. Però le cose possono cambiare: e per esempio capolista nel 18° arrondissement di Parigi per le prossime elezioni del sindaco (15 marzo) è Vikash Dhorasoo, figlio di immigrati da Mauritius, 46 anni, l’ex calciatore fuoriclasse passato anche dal Milan, che si presenta con la lista “Decidiamo Parigi!” sinistra e estrema sinistra, da anni in politica per i diritti dei gay, delle donne, dei poveri.