La lista di 'Bond songs' inizia con Shirley Bassey e arriva fino agli ultimi due episodi della saga che hanno visto Adele e Sam Smith premiati con l’Oscar. E adesso è il turno di Billie Eilish
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Come fa un cantante a sapere di essere arrivato in cima? Un Oscar, un Grammy? Macché, bisogna essere il prescelto per incidere la canzone del nuovo film di James Bond. Questa volta è toccato alla giovanissima Billie Eilish, appena diciottenne ed è ovviamente un record assoluto nella storia delle colonne sonore legate al più celebre agente segreto del mondo. Per non dire di un altro record, del tutto imprevisto, ovvero quello di avere già la canzone, No time to die, e non il film, rimandato per ovvi motivi al prossimo autunno.
Ci godiamo il pezzo e nel frattempo ricordiamo che il gioco della Bond-song è cominciato quasi per caso, all’inizio della saga, anzi per l’esattezza al terzo episodio della serie, quando Shirley Bassey incise un pezzo intitolato esattamente come il personaggio al quale il film era ispirato, il famigerato Goldfinger e fu un successo planetario. L’anno seguente Tom Jones incise Thunderball e nel 1967 tocc…
Come fa un cantante a sapere di essere arrivato in cima? Un Oscar, un Grammy? Macché, bisogna essere il prescelto per incidere la canzone del nuovo film di James Bond. Questa volta è toccato alla giovanissima Billie Eilish, appena diciottenne ed è ovviamente un record assoluto nella storia delle colonne sonore legate al più celebre agente segreto del mondo. Per non dire di un altro record, del tutto imprevisto, ovvero quello di avere già la canzone, No time to die, e non il film, rimandato per ovvi motivi al prossimo autunno.
Ci godiamo il pezzo e nel frattempo ricordiamo che il gioco della Bond-song è cominciato quasi per caso, all’inizio della saga, anzi per l’esattezza al terzo episodio della serie, quando Shirley Bassey incise un pezzo intitolato esattamente come il personaggio al quale il film era ispirato, il famigerato Goldfinger e fu un successo planetario. L’anno seguente Tom Jones incise Thunderball e nel 1967 toccò a Nancy Sinatra portare al successo You only live twice. Nel 1969 per Al servizio segreto di Sua Maestà, unica prova d’attore per George Lazenby nella parte che era e tornò a essere di Sean Connery, si cimentò addirittura il maestro Louis Armstrong con la celeberrima We have all the time in the world. Insomma un’antologia di successi, ben carichi di tutto l’immaginario che le gesta di Bond si portavano dietro, un’aura invincibile e gloriosa, dal fascino irresistibile.
In tutto questo c’era anche un tema, altrettanto celebre, che ha siglato gli incipit di tutti e 25 i film su Bond, compreso il prossimo in uscita a novembre. È un marchio indelebile, una manciata di note che richiamano istantaneamente l’universo Bond, ma la cui paternità è stata oggetto di feroci battaglie legali tra John Barry e Monty Norman. Una questione assai complicata ma con una conclusione tutta da ridere. Peccato che, come spesso accade nelle questioni di plagio, ci sia un terzo incomodo: basta ascoltare un tema intitolato Softly che Henry Mancini scrisse per la serie televisiva Mr. Lucky per scoprire che chiunque abbia scritto davvero il tema di 007 si è platealmente ispirato all’originale di Mancini.
Per le canzoni invece non esistono dubbi. Il gioco è arrivato all’apice quando nel 1973 Paul McCartney, ancora relativamente fresco dell’avventura beatlesiana, si divertì a comporre per l’omonimo film, e siamo già nell’era Roger Moore, un pezzo travolgente come Live and let die, talmente forte da essere diventato uno dei momenti clou dei suoi concerti. Quando arriva al passaggio tra l’intro più mansueta e il ritornello più imperioso, partono fuochi d’artificio, fumi e chitarre a tutto volume. My name is Paul..., sembra dire in quel momento McCartney e di sicuro un segno forte l’ha lasciato, tanto forte da preludere a un periodo più buio, nobilitato, si fa per dire, negli anni Ottanta dai Duran Duran, dagli A-ha e Gladys Knight, ma la verità è che erano anni meno felici per l’intera mitologia legata a Bond. Il declino era palpabile e guarda caso anche le canzoni di successo languivano.
La ripresa inizia con Tina Turner che nel 1995 presta la sua fantastica voce per Goldeneye. Il gioco riparte e incidere una canzone per un film della saga torna a essere un’ambizione suprema, un sigillo, un riconoscimento impagabile, esattamente come per l’intervallo del Superbowl, altro punto d’arrivo per consacrare la carriera di un performer. Con gli anni 2000 si riparte e in sequenza arrivano Madonna, Chris Cornell, Jack White insieme ad Alicia Keys, Adele e Sam Smith. Gli ultimi due hanno anche vinto per la prima volta il riconoscimento dell’Academy come miglior canzone originale, circostanza incredibile considerando i successi precedenti: quasi a compensare le clamorose sviste del passato, James Bond ha vinto l’Oscar per la miglior canzone con due film consecutivi, Skyfall e Spectre rispettivamente del 2012 e 2015, ed è sembrato quasi naturale scoprire che subito dopo fosse arrivato il turno di Billie Eilish, ragazza prodigio della scena contemporanea capace di pubblicare a soli diciassette anni un disco, When we all fall asleep, where do we go?, che ha vinto ben quattro Grammy nelle principali categorie. Ma anche lei non ha resistito alla più potente sirena che possa arrivare dal mondo del cinema: vorresti essere tu a cantare la nuova canzone per James Bond?