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Kevin Costner: "Non ho mai smesso di ballare coi lupi"

L'attore, 65 anni, torna a cavallo nella serie 'Yellowstone', su Sky. "E' un western contemporaneo, ma la mentalità dei personaggi resta quella lei loro avi"
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Il mondo dei cowboy lo affascina da sempre «perché continua a rappresentare l’America». Kevin Costner è tornato nel West, legato alle radici ma proiettato nel futuro con la serie Yellowstone, in onda ogni venerdì su Sky Atlantic e su Now Tv, dove arriveranno anche la seconda e la terza stagione. Cappello e stivali, interpreta John Dutton, proprietario di un ranch sterminato nel Montana che appartiene alla sua famiglia da generazioni, minacciato dalla speculazione edilizia. Un classico patriarca, cowboy vecchio stampo che si sposta per comodità in elicottero ma non lascerebbe mai il suo cavallo; se la deve vedere con i figli, divisi sul futuro della proprietà, e coi nativi americani che rivendicano la terra. Ma in questa saga scritta e diretta da Taylor Sheridan il nemico è l’imprenditore edile Dan Jenkins (Danny Huston), che sogna di costruire complessi residenziali e campi da golf. Oggi, invece, il nemico è invi…
Il mondo dei cowboy lo affascina da sempre «perché continua a rappresentare l’America». Kevin Costner è tornato nel West, legato alle radici ma proiettato nel futuro con la serie Yellowstone, in onda ogni venerdì su Sky Atlantic e su Now Tv, dove arriveranno anche la seconda e la terza stagione. Cappello e stivali, interpreta John Dutton, proprietario di un ranch sterminato nel Montana che appartiene alla sua famiglia da generazioni, minacciato dalla speculazione edilizia. Un classico patriarca, cowboy vecchio stampo che si sposta per comodità in elicottero ma non lascerebbe mai il suo cavallo; se la deve vedere con i figli, divisi sul futuro della proprietà, e coi nativi americani che rivendicano la terra. Ma in questa saga scritta e diretta da Taylor Sheridan il nemico è l’imprenditore edile Dan Jenkins (Danny Huston), che sogna di costruire complessi residenziali e campi da golf. Oggi, invece, il nemico è invisibile; Costner, 65 anni, sette figli, indimenticabile tenente Dunbar di Balla coi lupi, racconta al telefono da Los Angeles come il coronavirus «abbia unito e stravolto il mondo».

“Yellowstone” con i suoi paesaggi meravigliosi fa sognare in un periodo in cui siamo tutti chiusi in casa: come passa le giornate?
«Come tutti gli altri: leggo, scrivo, ascolto la musica, suono. Passo un po’ di tempo al computer, ma sono fortunato, la mia casa è sull’oceano, posso uscire in mare. Sono un privilegiato. E poi cucino! Sto cucinando più di quanto pensassi di poter fare in tutta la vita».

Costner, al centro, con gli altri interpreti di 'Yellowstone'; nella foto in alto, l'attore nella serie 


All’inizio la serie doveva essere un lungo film. Lei è anche produttore esecutivo: cambiano le cose girando per la televisione?
«Lavoro allo stesso modo per un film o una serie tv. Quando giriamo le scene non c’è alcuna differenza per me. Apprezzo le persone impegnate sul set e la cura che ci mettono, anch’io do sempre il massimo in termini di energia e passione».

Il personaggio che interpreta, John Dutton, è un patriarca legato alle tradizioni che difende la famiglia e la terra. Lo definirebbe un idealista?
«Dutton è il prodotto delle dinamiche familiari americane occidentali. Centocinquanta anni fa, le famiglie dovevano lavorare sodo per difendere e far andare avanti i loro ranch, perché ogni generazione potesse rimanere connessa al territorio e combattere per questo. Nonostante viva in tempi moderni, ha la mentalità tramandata dai suoi avi».

I bravi ragazzi contro gli invasori: è un conflitto che continua a raccontare il mondo in cui viviamo?
«È discutibile il modo in cui si comportano tutti. Mi comporto in un certo modo perché penso che sia intelligente, ma faccio sempre la cosa buona? Questo è il punto. Ma è così che hanno fatto gli antenati e Dutton è molto sensibile al comportamento delle vecchie generazioni, è radicato in lui. Se qualcuno voleva prendere qualcosa di tuo, dovevi difenderla. È molto americano».

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Da “Silverado” a “Balla coi lupi”, cosa la affascina del mondo dei cowboy?
«C’è qualcosa di interessante in una persona che non ha altro, se non quello che indossa. Monta a cavallo e si carica tutto sulla sella. Se hai un cavallo, e sei abile col tuo animale, hai tutto. Se fossi un cowboy esperto potrei andare di città in città e guadagnarmi da vivere come i musicisti. Fare il cowboy è un’attitudine molto specifica e in America è la stessa di 150 anni fa. È ancora un modo di vivere qui».

“Yellowstone” parla dei valori: la famiglia, il lavoro, l’attaccamento alla terra. A quale è più legato?
«Per me il valore più importante è la famiglia, insieme alle amicizie coltivate negli anni e a cui bisogna prestare attenzione. È bene avere relazioni forti anche fuori dal tuo nucleo, soprattutto in tempi terribili. I valori universali vanno oltre i confini. Devi prenderti cura della famiglia, essere leale con i tuoi amici e avere le tue idee, insomma tenere un codice di comportamento. È prezioso quando le cose peggiorano: come ti senti quando la situazione precipita? È facile dare, essere generosi quando le cose vanno per il verso giusto. Ma quando peggiorano? Oggi siamo tutti sfidati a fare la nostra parte».

Vuol dire che il coronavirus ci avvicina?
«Per la prima volta stiamo vivendo la stessa emergenza, il coronavirus ha colpito tutti: lo stiamo sperimentando esattamente allo stesso modo. Dovrebbe essere un’ottima lezione su come affrontare, uniti, il problema del clima. Il pianeta viene prima di tutto. Il coronavirus non è solo un problema italiano, americano o cinese: è una pandemia. E il mondo è migliore quando è sincronizzato, e lavora insieme».

C’era il progetto di fare un film dal suo libro “The Explorers Guild”. Ci sta lavorando?
«Sì stiamo scrivendo la sceneggiatura e sarà un viaggio fantastico».