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Luca Argentero: "Il pubblico premia chi sa dare conforto"

L'attore dopo il record d'ascolti, oltre 8 milioni, della fiction 'Doc. Nelle tue mani' di cui è protagonista. "Una storia che fa dimenticare la paura"
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«Col dottor Pierdante Piccioni» racconta Luca Argentero «abbiamo istituito il rito del venerdì: la videochiamata in reparto il giorno dopo la messa in onda della puntata. Festeggiamo con i suoi colleghi. In un momento così delicato sono cinque minuti di gioia». Doc. Nelle tue mani, la serie di Jan Michelini e Ciro Visco in cui l’attore interpreta un medico ispirato a Piccioni, che dopo un incidente perse la memoria (oggi è in prima linea contro il coronavirus nel lodigiano) ha conquistato oltre 8 milioni di spettatori col 29% di share. Numeri record su Rai 1.

Argentero, se lo aspettava?
«No. Non era nelle più rosee aspettative anche se eravamo partiti molto bene. Sono felice per Lux Vide e per la Rai, abbiamo alleggerito per due ore la vita delle persone. Si sono immerse in una storia che fa dimenticare la paura».

Eppure è una serie ospedaliera.
«Che però conforta, perché fanno tutti il …
«Col dottor Pierdante Piccioni» racconta Luca Argentero «abbiamo istituito il rito del venerdì: la videochiamata in reparto il giorno dopo la messa in onda della puntata. Festeggiamo con i suoi colleghi. In un momento così delicato sono cinque minuti di gioia». Doc. Nelle tue mani, la serie di Jan Michelini e Ciro Visco in cui l’attore interpreta un medico ispirato a Piccioni, che dopo un incidente perse la memoria (oggi è in prima linea contro il coronavirus nel lodigiano) ha conquistato oltre 8 milioni di spettatori col 29% di share. Numeri record su Rai 1.

Argentero, se lo aspettava?
«No. Non era nelle più rosee aspettative anche se eravamo partiti molto bene. Sono felice per Lux Vide e per la Rai, abbiamo alleggerito per due ore la vita delle persone. Si sono immerse in una storia che fa dimenticare la paura».

Eppure è una serie ospedaliera.
«Che però conforta, perché fanno tutti il proprio dovere. Ho la sensazione di aver reso giustizia a una categoria importante, abbiamo rispettato il camice che indossavamo».

Cosa prova guardando i medici impegnati nell’emergenza?
«Gratitudine. All’epoca della serie Carabinieri, i militari mi dicevano: “Tu sei quello che le persone pensano di noi”. Così sento la responsabilità di interpretare un medico che vorremmo incontrare. Abbiamo bisogno di rassicurazione; nella fiction e nella realtà, consola poter contare su un gruppo di italiani che si prende cura di noi».

Senza l’allarme coronavirus la serie avrebbe colpito al cuore allo stesso modo il pubblico?
«Come faccio a dirlo? Quello che succede sta accadendo adesso. Il numero di spettatori è condizionato dal fatto che siamo tutti a casa, è vero. Ma ci hanno scelto. In condizioni normali una parte forse sarebbe andata al ristorante o al cinema. Abbiamo rappresentato chi si dedica agli altri, medici e infermiere. Meritano il massimo rispetto oggi, ma li rispettavo già prima dell’emergenza».

Cosa l’ha colpita del personaggio che interpreta?
«L’empatia. Ma m’interessa quello che deve ancora fare, il dottor Fanti ha tanto da dare. Sono torinese, gli ascolti mi rendono felice ma festeggerò quando finisce la prima stagione. Mio padre diceva: “Se prendi 4, 7 o 8, è uguale, voglio vedere la pagella alla fine”. Il lavoro è lungo, mi preme come ci lasceremo all’ottava serata».

La vedremo in autunno? Ora vanno in onda le prime quattro puntate.
«Non dipende da noi o dai produttori, aspettiamo le comunicazioni. Ci siamo fermati per l’emergenza coronavirus».

Girerebbe una seconda stagione?
«Il racconto ha tanto potenziale, rappresenta un gruppo che combatte per lo stesso obiettivo. C’è una battuta: “Cerchiamo di essere una squadra”, che significa essere una famiglia. Anche questo è piaciuto. Voglio rendere onore al capo della squadra, Jan Michelini, che ci ha sempre incoraggiato col sorriso».