L’amica geniale, l’America pazza per Lila e Lenù. Costanzo: "È il fascino dell’Italia"
Silvia Bizio
,
di SILVIA BIZIO
Debutta negli Stati Uniti "Storia del nuovo cognome", seconda stagione della serie tratta da Elena Ferrante. Il regista: "È una storia universale"
2 minuti di lettura
LOS ANGELES - Storia del nuovo cognome, la seconda stagione de L’amica geniale, è arrivata anche negli Stati Uniti. La critica festeggia l’uscita della serie tratta dai libri di Elena Ferrante — intitolata in America My brilliant friend — diretta da Saverio Costanzo (ma il quarto e quinto episodio son stati diretti da Alice Rohrwacher), “perfetta da divorare al tempo del Covid 19” scrive il New York Times. Secondo Hbo, che la manda in onda, ogni episodio della prima stagione è stato visto in media da un milione di spettatori, bel risultato per una storia di donne, in lingua originale con sottotitoli.
Costanzo la presenta alla stampa americana al telefono dalla sua casa romana e ricorda come la serie fosse stata in realtà concepita fin dall’origine come coproduzione internazionale diretta a un pubblico globale. «Ma la scrittura non ne è stata influenzata, non avrei né la furbizia n&eac…
LOS ANGELES - Storia del nuovo cognome, la seconda stagione de L’amica geniale, è arrivata anche negli Stati Uniti. La critica festeggia l’uscita della serie tratta dai libri di Elena Ferrante — intitolata in America My brilliant friend — diretta da Saverio Costanzo (ma il quarto e quinto episodio son stati diretti da Alice Rohrwacher), “perfetta da divorare al tempo del Covid 19” scrive il New York Times. Secondo Hbo, che la manda in onda, ogni episodio della prima stagione è stato visto in media da un milione di spettatori, bel risultato per una storia di donne, in lingua originale con sottotitoli.
Costanzo la presenta alla stampa americana al telefono dalla sua casa romana e ricorda come la serie fosse stata in realtà concepita fin dall’origine come coproduzione internazionale diretta a un pubblico globale. «Ma la scrittura non ne è stata influenzata, non avrei né la furbizia né il mestiere di adattare il mio contributo a un pubblico piuttosto che un altro — osserva il regista — ci siamo mossi sulle tracce del romanzo senza mai deviare, rispettandone l’essenza. Quando una storia è così specifica, e lo è in modo così coerente, non ha più confini geografici. Il fatto che sia una storia italiana cambia poco, perché questi sono personaggi universali».
Ai cronisti che gli chiedono di Elena Ferrante ripete quel che ha già spiegato in Italia, «non l’ho mai incontrata ma sono convinto che sia una donna, questo mi dice la mia esperienza di uomo, di autore e lettore. E in un certo senso la invidio perché fin dal suo primo libro ha avuto la forza di non apparire mai in pubblico, cosa molto difficile per un artista, perché ha scommesso su se stessa con un coraggio che nessuno ha».
Ma non è l’ormai annoso mistero sull’identità dell’autrice il motivo del successo della serie negli Stati Uniti. «Non credo che nessuno potrebbe leggere duemila pagine solo perché incuriosito dall’identità della scrittrice», risponde Costanzo. «Il successo de L’amica geniale si spiega solo con la qualità del libro e del racconto. E devo dire che ora che stiamo lavorando alla scrittura della terza stagione, Elena Ferrante non annoia mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e da imparare in tutti questi movimenti psicologici interiori e drammaturgici. Per me — continua il regista — è un privilegio enorme poter vivere nel suo universo letterario».
Storia universale, dunque, che attraversa i decenni ma parla anche all’oggi: «Scrivendo la terza stagione, in cui arriviamo all’epoca del terrorismo, mi accorgo quanto siano simili agli anni che viviamo noi oggi, quanto le persone parlassero mosse solo dall’ideologia, quindi in un modo molto simile a quello cui ci troviamo di fronte ai giorni nostri. Probabilmente io, in quanto italiano, riesco a cogliere delle sfumature in più rispetto a quanto possa fare il pubblico americano, eppure anch’esso riesce a ritrovarcisi, in un periodo di estremismi e conflitti». Ma del resto, conclude Costanzo, il successo della serie in America può anche spiegarsi con il fascino esercitato dall’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta: «Ci vorrebbero in formalina, imbalsamati — scherza Costanzo — ci vorrebbero sempre così».
E se, ancora secondo il New York Times, L’amica geniale è «uno dei migliori prodotti televisivi che possano farci compagnia in questo periodoin cui siamo costretti a casa», Vanity Fair parla di «una serie importante, complessa, coinvolgente. Verrebbe da dire: è il Mad Men italiano».