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Show da casa e distanziamenti, negli Usa il mondo dei concerti prova a ripartire

Da Travis McCready a Erykah Badu gli artisti sperimentano forme di esibizione alternative a pagamento per frenare la crisi del business musicale
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Nel momento in cui veniva scritto questo articolo, secondo il sito digitalsalesdata.com che calcola le vendite discografiche con algoritmi statistici, in Italia nelle ultime 24 ore erano state vendute su iTunes poche centinaia di copie digitali di singoli: nel dettaglio, per le prime cinque posizioni in classifica, 139 copie vendute di Ma il cielo è sempre più blu, la versione in beneficenza del brano di Rino Gaetano interpretato da Italian Stars 4 Life; 91 copie di Luna araba di Colapesce, Dimartino & Carmen Consoli; 71 copie di Come conchiglie di Fast Animals and Slow Kids; 60 copie di Stuck with U di Ariana Grande & Justin Bieber; 52 copie di Good times di Ghali. Ora è indubbio che anche considerando le statistiche per altre piattaforme di download, con questi numeri e con le percentuali sulle vendite riconosciute agli artisti, lo streaming ufficiale non può in alcun modo essere considerato risolutivo, pur avendo sostituito negli ultimi venti ann…
Nel momento in cui veniva scritto questo articolo, secondo il sito digitalsalesdata.com che calcola le vendite discografiche con algoritmi statistici, in Italia nelle ultime 24 ore erano state vendute su iTunes poche centinaia di copie digitali di singoli: nel dettaglio, per le prime cinque posizioni in classifica, 139 copie vendute di Ma il cielo è sempre più blu, la versione in beneficenza del brano di Rino Gaetano interpretato da Italian Stars 4 Life; 91 copie di Luna araba di Colapesce, Dimartino & Carmen Consoli; 71 copie di Come conchiglie di Fast Animals and Slow Kids; 60 copie di Stuck with U di Ariana Grande & Justin Bieber; 52 copie di Good times di Ghali. Ora è indubbio che anche considerando le statistiche per altre piattaforme di download, con questi numeri e con le percentuali sulle vendite riconosciute agli artisti, lo streaming ufficiale non può in alcun modo essere considerato risolutivo, pur avendo sostituito negli ultimi venti anni lo scambio illegale di mp3 fino a diventare un fattore di guadagno per gli artisti. Un guadagno piccolo, ma sempre meglio poco che niente. Ciò che invece ha senz’altro contribuito in questi ultimi anni alla salute della musica e di chi la produce sono stati i concerti.
 
Nei live, come all’interno dei festival, il pubblico non solo è disposto a pagare il biglietto di ingresso, spesso caro oltre ogni ragionevole motivo, ma si predispone anche a vivere un’esperienza coinvolgente nella quale potrà acquistare oggetti che ricordano l’evento o che testimoniano la passione per il proprio artista preferito. Tutto ciò contribuisce alla salute dell’intera filiera della musica. Secondo Pollstar, nel 2019 i 100 tour più seguiti al mondo hanno fatto incassare complessivamente 5.5 miliardi di dollari solo con la vendita di biglietti. Il coronavirus però ha cambiato tutto, bloccando dall’oggi al domani un meccanismo che non aveva visto cedimenti nella storia del rock, soprattutto nei paesi più industrializzati, se non negli anni Settanta per cause sociali e solo in alcuni paesi come Italia e Germania, con la contestazione degli artisti durante gli show e gli scontri fuori e dentro le location. Secondo le previsioni più realistiche, per uscire dal tunnel del coronavirus ci vorrà un anno, tra i 18 e i 24 mesi dicono i più pessimisti perché si possa tornare in una platea tradizionale e prima di trovare un numero di spettatori disposto a gremire gli spalti di grandi arene e stadi. Tra la fine di febbraio e marzo si è insomma realizzato lo scenario peggiore che potessimo immaginare, dimostrando quanto fosse debole il modello di business che teneva in piedi la filiera della musica. E se nulla cambierà, alla fine del 2020 a livello globale si stimano perdite per 9 miliardi di dollari.
 
Erykah Badu 

Ora si aprono scenari del tutto diversi. Anche in Italia si comincia a parlare di concerti con posti assegnati e distanziati nei teatri, una modalità che in America è stata già messa in atto da Live Nation che per il 15 maggio ha organizzato un concerto a posti distanziati in Arkansas per il cantautore country rock Travis McCready, riuscendo a ridurre la capienza totale solo del 20 per cento. Ovviamente per tutti obbligo di mascherine. Ma per quanto riguarda in particolare il pop e il rock si comincia a parlare di concerti virtuali, di un possibile periodo di concerti senza pubblico, un ossimoro al quale sembrano credere in molti. Tour pay-per-view riservati a un’area geografica specifica o trasmessi in diretta dai teatri, un po’ come visto durante l’ultimo Concertone virtuale del Primo Maggio, tutte soluzioni allo studio che potrebbero presentarsi nei prossimi mesi, se non nelle prossime settimane.

I primi pionieri hanno già realizzato le prime prove con il pubblico a distanza con la trasmissione di show attraverso i social media. La prima in assoluto è stata Erykah Badu che per la serie dei suoi “Concerti dalla quarantena” ha creato una società per la trasmissione dei live online dalla sua casa di Dallas. Senza dover usare Youtube o Instagram, e controllando completamente i propri contenuti, la cantante americana ha chiesto ai suoi fan da uno a tre dollari per potersi collegare e per poter interagire con lei e con la band durante la trasmissione. C’erano oltre 100 mila persone collegate on line sia il 23 marzo per le tre ore del primo show “Apocalypse One”, sia il 5 aprile per il concerto-anniversario del suo album “New Amerykah Part II”. Così anche nel secondo appuntamento intitolato “Apocalypse”, sottotitolato “The rooms” perché i fan potevano scegliere la stanza in cui la band avrebbe dovuto esibirsi, ed era compreso anche il bagno.  
 
Beyoncé 

Show virtuali e pay per view, in passato visti come un succedaneo povero dei veri concerti, diventano dunque l’unica possibilità per tenere in vita l’ecosistema della musica live. Gli esempi positivi, anche prima del coronavirus, non sono mancati: dai 458 mila spettatori sintonizzati nel 2018 per la diretta su Youtube dal Festival di Coachella di Beyoncé con il suo concerto “Homecoming” ai 400 mila che nel 2015 pagarono tra i 20 e i 100 dollari per la diretta streaming di uno dei concerti della serie “Fare Thee Well”, il tour per i 50 anni dei Grateful Dead. Certo senza pubblico non ci sarebbe la stessa atmosfera e il modello del concerto a distanza forse non funzionerebbe nel caso di grossi eventi come per i Rolling Stones o gli U2, ma al momento è l’unica cosa che gli organizzatori riescono a immaginare.