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Ginevra Elkann con Alba Rohrwacher. Foto di Francesca Fago 

Ginevra Elkann: "Infanzia, famiglia, separazione. Per il mio esordio alla regia guardo dentro le emozioni"

Magari, film di debutto della regista interpretato da Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher, arriva giovedì 21 maggio su RaiPlay dopo la presentazione in molti festival cinematografici in giro per il mondo
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Dopo il battesimo sullo schermo del Festival di Locarno e il viaggio attraverso molti festival nel mondo, Magari, film d'esordio di Ginevra Elkann, arriva al grande pubblico dal 21 maggio su RaiPlay, primo di quattro titoli originariamente programmati per uscire in sala, a cui si aggiungono altrettante anteprime, tutti gratuiti. Prodotto da Wildside con Rai Cinema, Magari è il racconto ironico, sentimentale e malinconico che segue tre fratelli spediti dalla madre dalla Francia, dove vive col nuovo marito, in Italia a trascorrere le vacanze sulla neve con il padre. Arrivati a Roma però, Alma, Jean e Sebastiano scoprono che il papà sceneggiatore (Riccardo Scamarcio) per motivi economici ha deciso di dirottarli nella casa a Sabaudia di un suo amico americano. È l'inizio di una sgangherata convivenza tra i ragazzini, il padre e l'assistente Alba Rohrwacher (in realtà la sua nuova compagna), il cagnolino e un gruppo di amici del posto. Il film…
Dopo il battesimo sullo schermo del Festival di Locarno e il viaggio attraverso molti festival nel mondo, Magari, film d'esordio di Ginevra Elkann, arriva al grande pubblico dal 21 maggio su RaiPlay, primo di quattro titoli originariamente programmati per uscire in sala, a cui si aggiungono altrettante anteprime, tutti gratuiti. Prodotto da Wildside con Rai Cinema, Magari è il racconto ironico, sentimentale e malinconico che segue tre fratelli spediti dalla madre dalla Francia, dove vive col nuovo marito, in Italia a trascorrere le vacanze sulla neve con il padre. Arrivati a Roma però, Alma, Jean e Sebastiano scoprono che il papà sceneggiatore (Riccardo Scamarcio) per motivi economici ha deciso di dirottarli nella casa a Sabaudia di un suo amico americano. È l'inizio di una sgangherata convivenza tra i ragazzini, il padre e l'assistente Alba Rohrwacher (in realtà la sua nuova compagna), il cagnolino e un gruppo di amici del posto. Il film di Ginevra Elkann (sorella di John e Lapo) ha un indubbio sapore autobiografico, ma anche la capacità di trasmettere stati d'animo che appartengono all'infanzia e ai ricordi molti.

Partiamo dal titolo, Magari.
"È una parola che mi piace molto in generale, una parola italiana, che non esiste nelle altre lingue. Un miscuglio di malinconia e speranza, un sentimento di cui il film è infuso, ora lo chiamo 'magaritudine'. Tutti i personaggi hanno una sorta di sogno impossibile, ma che li aiuta a prendere forza. Specialmente Alma, che fa di questo sentimento la propria voce: spera che i genitori si sposino di nuovo, malgrado tutto intorno indichi il contrario. E malgrado il futuro incerto, riesce anche per questo ad avere il suo momento di unità familiare".

Perché ha scelto questa storia per debuttare alla regia?
"Questo 'magari' di Alma mi è proprio. Era una cosa che avevo io da piccola, figlia di genitori separati. Volevo raccontare un'infanzia in quegli anni lì, questa idea di famiglia e la separazione vista dai bambini, ognuno con uno sguardo diverso".
 
Ha vissuto in molti paesi, ma il suo cinema è italiano.
"Penso che questo film sia italiano, anche se si parla in altre lingue e ci sono influenze di tutti i tipi. Ma prevalentemente racconta una storia italiana, è fatto in Italia e con un cinema italiano. Anche se ho vissuto in tanti posti diversi la mia vita è qui e anche il mio lavoro. Mi sono sentita a mio agio in questa lingua".

Perché ha scelto Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio?
"Alba l'ho immaginata subito, e lei ha accettato. Ha preso il personaggio di Benedetta, che amo molto perché è fuori dagli stereotipi, non è la matrigna cattiva che Alma dovrebbe odiare. Nasce un rapporto tra loro. Alba e Riccardo sono stati generosi e sintonici, sul set. Hanno lavorato molto a costruire un senso di famiglia e armonia. Riccardo con la sua sensibilità e il suo lato comico, ha regalato al film momenti di leggerezza, una certa femminilità e fragilità al personaggio. Guardare Alba e Riccardo sul set è stato bellissimo".

Ginevra Elkann sul set di Magari con Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio. Foto di Francesca Fago 


Quando è iniziato il suo amore per il cinema e quando ha capito che voleva fare questo?
"Molto presto, era già il mio sogno quando avevo 14 anni. Tra i primi film a colpirmi, ero molto giovane, Elephant man di David Lynch, il primo film in cui sentivo in modo forte il dolore del protagonista. L'idea di questo dolore mi è rimasta impressa. Poi tanti film e diversi, Tutti insieme appassionatamente, Pretty Woman, Karate Kid, Ritorno al futuro...E pomeriggi d'estate passati a guardare film in bianco e nero sulla Rai, che non interessavano a nessun altro".

Mai pensato di fare l'attrice?
"Sarei la peggiore attrice possibile. Sono sempre stata molto timida, specie da adolescente. Ho guardato tanto, preferivo guardare più che partecipare. Ero in osservazione perenne del mondo, ho incamerato tanto e ora lo racconto da regista".

Questo film ha un sapore di vissuto autobiografico.
"Mi interessava raccontare la natura umana. Cosa vuol dire la separazione per i bambini, il loro viverla in modo diverso, cosa significa la religione per loro. Quella di Alma è la voce principale, ma l'idea è vedere come tutti questi personaggi reagiscano alle cose in modo diverso. Volevo guardare dentro quelle emozioni che sembrano così piccole però poi ti rendono l'adulto che sei. Sono le cose che ci portiamo dalla nostra infanzia, come ti ha parlato tuo papà, cosa ti ha detto...ci sono sentimenti che ci accomunano tutti, paura, amore, desiderio. Poi ci sono le circostanze, il mondo esterno, ma queste cose riguardano tutti. E poi, sì, c'è Alma, che nel suo dolore non vuole starci dentro e vuole trasformare la sua realtà in qualcosa d'altro".

I ragazzini del film sono fuori stagione e un po' fuori tempo rispetto all'Italia. È successo anche a voi?
"Certamente cambiando paese tutto il tempo, siamo cresciuti fuori dall'Italia, c'era la sensazione di essere sempre un po' fuori stagione".  

Al centro del film c'è il legame forte soprattutto tra i tre fratelli. Che reazione c'è stata da parte dei suoi fratelli John e Lapo nel vedersi raccontati sullo schermo?
"Sono stati contenti, gli è piaciuto. Intanto sono stati felici che sia riuscita a fare il film e che fosse un vero film. Che questo mio 'magari' che era fare il film si sia trasformato in realtà. Sì, gli è piaciuto molto".

Il suo "magari" è riuscito a trasformarlo in realtà rispetto ai suoi figli?
"Ne ho tre, e anche questo mi ha aiutato nel fare il film, sono molto a contatto con i bambini, facendo la propria famiglia certo uno ripara le cose dentro di se e si rende conto anche che la perfezione non esiste ed è un po' più indulgente. Se avessi fatto questo film a vent'anni non avrei avuto lo stesso modo di guardare a tutti i personaggi".

La buona accoglienza critica al film le ha dato la spinta per girare ancora?
"Al di là del risultato è stata l'esperienza che mi ha cambiato tanto, mi sono trovata a casa sul set, era bello essere su un set comunitario, sentito, ho creato una sorta di famiglia. Non vedo l'ora di ricominciare".

Ha avuto la fortuna di stare sul set con un maestro come Bernardo Bertolucci.
"Ho lavorato per lui al film L'Assedio, ero l'assistente della sua assistente, Serena Canevari. Me lo presentò mio papà, lui mi mandò due titoli di film da vedere e mi disse che mi avrebbe fatto un test. Io ero nervosissima. lo chiamavo, lui aveva la segreteria telefonica e io non sapevo cosa dire, mi sono scritta il messaggio e gliel'ho letto nella segreteria. Sono andata da lui, mi ha interrogata, mi ha presa. Sono stata privilegiata a vedere il suo set e la sua poesia, ma anche perché in quegli ultimi anni ho potuto sedermi con lui e parlare. Ti insegnava tanto, aveva una mente aperta, gran senso dell'umorismo. Quelle conversazioni mi mancano molto".

Ha lavorato anche con Antony Minghella.
"Altro uomo generoso e bellissimo. Ero l'ultimo dei collaboratori ma il suo assistente si fece male e mi chiamarono a sostituirlo. Sono stata accanto a lui per tutto il set di Il talento di Mr. Ripley, ho visto il modo in cui lavorava con gli attori. È stata una esperienza importante".

Nella sua carriera ha abbracciato, da assistente e poi produttrice, tutti gli aspetti del cinema. Finalmente è arrivata alla regia.
"Il lavoro fatto prima mi è stato utile. Ho fatto la produttrice in film complessi e problematici, ho imparato guardando gli altri registi ma ho anche capito che sul set devi accettare di non poter avere quel che vuoi. Che devi rispettare budget e orari. Certo, fare il regista è diverso, non sei più dietro le linee, sei in prima fila ad esprimere la tua visione, devi tirare fuori la tua voce".

Magari era destinato a uscire sul grande schermo, il pubblico lo vedrà su RaiPlay.
"Ho avuto la fortuna di debuttare a Locarno sullo schermo più grande del mondo, e abbiamo girato tanto con il film. Ero felice di uscire in sala, ma in queste circostanze mi ritengo comunque fortunata: la cosa importante è che il film sarà visto sulla piattaforma pubblica, tante persone lo potranno vedere e questo mi dà emozione".