Daniele Silvestri e Rancore: "In due riscopriamo che cos'è un abbraccio"
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Il cantautore e il rapper insieme pubblicano il singolo 'Il mio nemico invisibile', che mette insieme tre diversi brani dei due autori. Silvestri: "Per noi fare musica è politica nel senso buono del termine, significa occuparsi delle cose, guardarle con profondità"
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Da ieri un vecchio brano di Daniele Silvestri è tornato a vivere. Era il 2002, diciotto anni fa, quando usciva Il mio nemico, oggi è diventato Il mio nemico invisibile, in cui Silvestri, con l’aiuto del rapper Rancore (al secolo Tarek Iurcich, che ha mescolato le rime di due suoi altri brani, Non esistono e Invisibili e con lui ha aggiornato il testo alla luce di quanto è accaduto negli ultimi mesi), offre il meglio di sé, tra elettronica e poesia. I due artisti tornano a collaborare dopo il grande successo ottenuto a Sanremo lo scorso anno con la pluripremiata Argentovivo.
Daniele Silvestri Qual è stata la molla che ha fatto scattare l’idea di riproporre “Il mio nemico”?
Daniele Silvestri: «La molla è stato Rancore. Quando abbiamo organizzato lo spettacolo ci siamo divertiti a inventare incastri tra di noi, alcuni pa…!-->!-->
Da ieri un vecchio brano di Daniele Silvestri è tornato a vivere. Era il 2002, diciotto anni fa, quando usciva Il mio nemico, oggi è diventato Il mio nemico invisibile, in cui Silvestri, con l’aiuto del rapper Rancore (al secolo Tarek Iurcich, che ha mescolato le rime di due suoi altri brani, Non esistono e Invisibili e con lui ha aggiornato il testo alla luce di quanto è accaduto negli ultimi mesi), offre il meglio di sé, tra elettronica e poesia. I due artisti tornano a collaborare dopo il grande successo ottenuto a Sanremo lo scorso anno con la pluripremiata Argentovivo.
Daniele Silvestri Qual è stata la molla che ha fatto scattare l’idea di riproporre “Il mio nemico”?
Daniele Silvestri: «La molla è stato Rancore. Quando abbiamo organizzato lo spettacolo ci siamo divertiti a inventare incastri tra di noi, alcuni particolarmente efficaci, su tutti Il mio nemico. La canzone è così cambiata che faccio fatica a ricordare com’era prima. Ci siamo detti che forse non era sbagliata l’idea di farla diventare un singolo. Mentre lavoravamo al brano la pandemia è diventata drammatica, all’inizio ci siamo interrotti, non solo per problemi pratici ma perché sembrava che tutto quello che aveva senso prima, avesse perso improvvisamente di significato. Poi abbiamo iniziato a metabolizzare la situazione, abbiamo scritto nuove parti, legate a quello che ci stava accadendo, riannodato i fili e cucito tutto di nuovo».
Rancore: «Già durante i concerti percepivamo che Il mio nemico era un dipinto del presente, anzi una macchina del tempo nella quale potevamo mettere ingredienti del passato e riunirli per creare una cosa nuova. Le due strofe che ho incastrato nelle parole di Daniele mi facevano pensare a quello che stiamo vivendo, e anche se non avessimo sentito l’esigenza di scrivere altre parti nelle settimane passate, il testo avrebbe comunque raccontato i giorni nostri».
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Un cantautore e un rapper. Ma siete legati da un approccio “politico” alla musica.
D.S.: «È vero, politico nel senso buono del termine, di occuparsi delle cose, guardarle con profondità. È un modo di fare che apprezzo, mi piace, e condivido con Tarek. C’entra con il nostro lavoro, che è fatto di questo, ma probabilmente saremmo così anche se ne facessimo un altro. Ho sempre sentito l’esigenza di scavare nella realtà, qualunque sia l’argomento o il colore della cosa che racconto, e credo che questa esigenza sia comune con Rancore».
R: «Le canzoni sono sfide, le usi per cercare di cogliere il presente nella sua essenza. Ognuno di noi è alla ricerca di un elemento per spiegare i tempi che viviamo, cantarli e vedere negli altri cosa accade quando li racconti».
Raccontare il mondo durante la pandemia non è facile…
D.S.: «È una realtà difficile, direi che abbiamo trovato di recente il modo di raccontarla, ma siamo solo all’inizio. Tutti abbiamo scoperto che davamo per sontate cose che invece ci sono state tolte: gli abbracci non sono una cosa senza cui non possiamo vivere, ma capirne la forza e l’esigenza significa capire meglio noi stessi e l’essere umano. E questo si può trasformare in arte».
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Per la musica si apre una stagione ricca di difficoltà e di limiti, soprattutto per i concerti.
D.S.: «Quello che avevamo nelle mani si è sgretolato, quello che inizia ora non so dove porterà. La musica sta subendo un grande scossone, tra gli artisti ci sono posizioni anche molto diverse sulla possibilità o no di adeguarsi alle regole. Io penso che valga comunque la pena di trovare il modo di adattarci, come fanno i ristoranti o i bar, non è possibile fermarsi sulla base di rivendicazioni che non capisco. E poi è anche una gigantesca occasione per rifondare tutto su basi migliori".
Lei ha deciso di tornare a suonare dal vivo comunque.
D.S.: «Spesso le occasioni si perdono perché è più facile tornare sui soliti meccanismi, ma ora potrebbe essere il momento non solo di mettere giù delle richieste ma di definire regole in cui riconoscersi, sentirsi più sicuri e fare passi che non sono stati fatti mai nei decenni passati. Tendo a essere ottimista, magari mi sbaglio, segnali ne vedo tanti, anche negativi, perché c’è una disperazione diffusa nel nostro paese ed è un fatto che non si può non affrontare. Tornare a suonare serve anche a dare modo a venti o cinquanta persone di lavorare dignitosamente. Spero di andarne fiero se ci riusciremo».
Rancore, intanto, esce anche con un altro singolo che racconta la pandemia, “Razza Aliena”.
R.: «Volevo fare un pezzo che fosse hip hop al cento per cento, la canzone è una citazione degli Anni Ottanta. L’ho scritta in 48 ore, volevo cercare di capire meglio cos’è per noi un alieno, cosa significa la parola. E volevo farlo raccontando cosa succede quando fai tanto per stare lontano dalle tue paure e invece ti ritrovi a doverci abitare insieme, chiuso in casa con i tuoi mostri. Com’è accaduto a molti in queste settimane».