La 'Santa Estasi' di Latella va in streaming: lo spettacolo-monstre è un ritratto delle nostre follie
Anna Bandettini
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di ANNA BANDETTINI
Un kolossal di dodici ore, fu il caso teatrale di due stagioni fa. Le tragedie greche riunite insieme diventano un'unica storia gigantesca, avvincente come 'Il trono di spade'
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Le imprese impossibili sono sempre piaciute ai grandi registi, come quando Peter Brook mise in scena l’epica indiana del Mahabharata in otto ore di spettacolo, Ronconi quel gigantesco romanzo bellico che è Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus negli spazi del Lingotto a Torino o come Bob Wilson che realizzò Ka Mountain, una strepitosa follia di 24 ore in cima alle montagne vicino Shiraz in Iran. Anche Santa Estasi fa parte di queste “mission impossible”, di questi lavori fuori misura, sperimentali e con risultati strepitosi.
Lo ha firmato Antonio Latella, più giovane dei “grandi maestri” citati, tra i registi più in vista del teatro italiano, di respiro europeo, direttore della Biennale Teatro di Venezia, che ha ricongiunto tutte le tragedie classiche greche, le ha fatte riscrivere da giovani drammaturghi di oggi, col risultato di una “grande dinasty” degli Atridi, la saga di Agamennone, Ifigeni…
Le imprese impossibili sono sempre piaciute ai grandi registi, come quando Peter Brook mise in scena l’epica indiana del Mahabharata in otto ore di spettacolo, Ronconi quel gigantesco romanzo bellico che è Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus negli spazi del Lingotto a Torino o come Bob Wilson che realizzò Ka Mountain, una strepitosa follia di 24 ore in cima alle montagne vicino Shiraz in Iran. Anche Santa Estasi fa parte di queste “mission impossible”, di questi lavori fuori misura, sperimentali e con risultati strepitosi.
Lo ha firmato Antonio Latella, più giovane dei “grandi maestri” citati, tra i registi più in vista del teatro italiano, di respiro europeo, direttore della Biennale Teatro di Venezia, che ha ricongiunto tutte le tragedie classiche greche, le ha fatte riscrivere da giovani drammaturghi di oggi, col risultato di una “grande dinasty” degli Atridi, la saga di Agamennone, Ifigenia, Oreste, avvincente come Game of Thrones per quantità e fantasia in fatto di crimini e violenze. Un kolossal di dodici ore, diciotto con gli intervalli quando fu presentato dal vivo, otto movimenti, che quattro anni fa, al debutto, è diventato subito un caso al Festival di Avignone, al Piccolo di Milano, a Modena. Ora è lo streaming che rilancia questo autentico fenomeno, sul sito dell’Ert (il teatro che lo produsse), nella pagina ERTonAIR di emiliaromagnateatro e sul portale EmiliaRomagnaCreativa, da domani, sabato 23 alle 18.00 con il primo episodio; seguiranno alla stessa ora un capitolo al giorno, fino a domenica 31 maggio, quando dalle 15 andrà in rete l’intera maratona.
Antonio Latella
Cinquantatreenne, Latella ha sempre lavorato con la voglia di cercare, cambiare, sperimentare, ma con Santa Estasi ha fatto una sorta di salto mortale, “una sfida per tutti”, come ha dichiarato lui stesso: per gli spettatori, per il regista, per i sedici giovani attori e i sette drammaturghi (guidati da Federico Bellini e Linda Dalisi). Il suo lavoro ha attinto a Euripide, Sofocle, Eschilo ma anche Seneca, Pasolini, Simone Weil, Beckett e pefino Angelopoulos per la parte finale e li ha messi insieme spogliando di enfasi retorica le vicende degli eroi e delle eroine greche, entrando nelle loro famiglie per guardare le generazioni a confronto, come uno specchio in cui guardarci e vedere il doloroso cammino della nascita della civiltà, “quell’antico peccato - spiega Latella – che da Tantalo ci tramandiamo di padre in figlio”.
Nella scena realizzata con materiali di repertorio, si comincia con Atreo che serve in pasto al fratello Tieste i suoi figli e si sviluppa col sacrificio di Ifigenia da parte del padre Agamennone, a sua volta ucciso dalla moglie Clitemnestra, vendicato dal figlio Oreste. Come nella vita, c’è il senso della colpa, la vendetta, la sete di potere, i doppi giochi, le tenerezze. Insomma, una storia bellissima da cui non ci si stacca più.
“Una tragedia contemporanea”, ha spiegato Latella, e non perché adagiata sul quotidiano ma per la fusione dei linguaggi in cui s'intrecciano il quotidiano e versi antichi, il pop e il mito, tragedia e mélo, il punk e il classico; e per la recitazione partecipata, che scardina l’aura di antichità della tragedia, di un gruppo di giovanissimi attori davvero bravi: Alessandro Bay Rossi, Barbara Chichiarelli, Marta Cortellazzo Wiel, Ludovico Fededegni, Mariasilvia Greco, Christian La Rosa, Leonardo Lidi, Alexis Aliosha Massine, Barbara Mattavelli, Gianpaolo Pasqualino, Federica Rosellini, Andrea Sorrentino, Emanuele Turetta, Isacco Venturini, Ilaria Matilde Vigna, Giuliana Vigogna, e i drammaturghi, Riccardo Baudino, Martina Folena, Matteo Luoni, Camilla Mattiuzzo, Francesca Merli, Silvia Rigon, Pablo Solari. “L'unico vero maestro è il lavoro, mettere i ragazzi di fronte a questa mole immensa di parole, estetiche, linguaggi è stato come una montagna gigantesca da scalare – ha dichiarato Latella - ma anche un'esperienza importante per loro, per me, credo anche per il pubblico: la prova che il vero teatro è senza ridondanze, senza eccessi, senza bluff”.