'Snowpiercer', viaggio in treno con gli incubi di Bong Joon-ho
Roberto Nepoti
,
di ROBERTO NEPOTI
Su Netflix i primi due episodi della serie tratta dal graphic novel che aveva già ispirato un film del regista premio Oscar per 'Parasite'. Un giallo sui binari in un mondo post apocalittico
Aggiornato 2 minuti di lettura
La formula scelta da Netflix per distribuire la nuova serie Snowpiercer è una novità: i primi due episodi sono a disposizione dal 25 maggio, mentre i seguenti (per ora tre, ma con cinque ulteriori in programma) usciranno uno per settimana. Come altre serie televisive, Snowpiercer si fonda su antico sogno dello spettatore cinematografico: scoprire ciò che avviene “prima” e “dopo” gli avvenimenti narrati dal film.
'Snowpiercer', la serie con Jennifer Connelly ispirata al film di Bong Joon - ho
Il lungometraggio omonimo, del 2013 (ora disponibile su Amazon Prime), era diretto da Bong Joon-ho (poi vincitore dell’Oscar con Parasite) e si basava sul concept di una graphic-novel francese degli anni Ottanta: un enorme treno di 1001 vagoni che, dopo una glaciazione, viaggia senza sosta in circolo per la Terra, trasportando gli unici tremila sopravvissuti dell’umanità. Traducendo in…
La formula scelta da Netflix per distribuire la nuova serie Snowpiercer è una novità: i primi due episodi sono a disposizione dal 25 maggio, mentre i seguenti (per ora tre, ma con cinque ulteriori in programma) usciranno uno per settimana. Come altre serie televisive, Snowpiercer si fonda su antico sogno dello spettatore cinematografico: scoprire ciò che avviene “prima” e “dopo” gli avvenimenti narrati dal film.
'Snowpiercer', la serie con Jennifer Connelly ispirata al film di Bong Joon - ho
Il lungometraggio omonimo, del 2013 (ora disponibile su Amazon Prime), era diretto da Bong Joon-ho (poi vincitore dell’Oscar con Parasite) e si basava sul concept di una graphic-novel francese degli anni Ottanta: un enorme treno di 1001 vagoni che, dopo una glaciazione, viaggia senza sosta in circolo per la Terra, trasportando gli unici tremila sopravvissuti dell’umanità. Traducendo in linea orizzontale la divisione in classi del capolavoro muto di Fritz Lang Metropolis, il convoglio è un’allegoria della società (classe ferroviaria = classe sociale), tra oppressione poliziesca e moti d’insurrezione repressi con la violenza.
Nella serie il prolifico schema resta invariato; ma, oltre le carrozze che già conosciamo (il Fondo, dove sono stipati i poveri e dannati, la prima classe riservata ai ricconi, la scuola, la serra…), ci introduce anche in altre, come il night club e la prigione, dove i condannati sono ibernati in loculi a cassetti. Rispetto al film Snowpiercer, la serie (i cui eventi si svolgono otto anni prima) varia invece i personaggi e il genere narrativo: almeno nei primi cinque episodi che abbiamo visto e che disegnano una trama “gialla”. In prima classe c’è stato un omicidio, con evirazione rituale della vittima. La portavoce di Mr Wilford, il fantomatico inventore, signore e padrone del treno, deve convincere a investigare sul caso André Layton, un passeggero del Fondo che prima del disastro ecologico era un abile detective. Layton, la cui moglie ha fatto il salto di classe, è riluttante; poi si lascia convincere, ma il suo scopo è risalire il treno per capire come sono organizzati i vagoni man mano che si procede verso la locomotiva.
Jennifer Connelly, tra i protagonisti della serie 'Snowpiercer'
Ci sono altri personaggi con ruoli importanti: come un poliziotto cattivo e una poliziotta buona, fidanzata a una entraineuse dai gusti raffinati. Entro la conclusione dei cinque episodi finora disponibili il mistero di delitto sarà risolto; e non è dato sapere, per il momento, quali altre situazioni gli sviluppatori della serie abbiano inventato per dare seguito alla prima parte: sempre sfruttando, è intuibile, il potenziale del treno e delle sue articolazioni, nonché dei nuovi personaggi.
Per ora la serie risulta, in complesso, soddisfacente; benché non la favorisca il confronto col lungometraggio di Bong Joon-ho (qui nel ruolo di produttore). Avvantaggiato, quello, dalla sintesi di avvenimenti concentrati nello spazio di sole due ore da una parte; dall’altra, da un ricco budget produttivo (all’epoca si trattò del film più costoso mai realizzato dalla Corea). I meno puntigliosi tra i fan dell’originale, comunque, non dovrebbero essere delusi; soprattutto perché lo schema logistico-narrativo dell’enorme treno “bucaneve” ha conservato intatta la sua forza di attrazione.