Storie dall'Europa: così la pandemia si racconta a teatro
Anna Bandettini , di ANNA BANDETTINIDa Londra a Budapest, un network di istituzioni teatrali coordinate da Stoccolma ha commissionato testi che parlino dell'emergenza. Per l'Italia c'è lo Stabile di Torino con Fausto Paravidino: "È stato interessante scoprire che non c'è affatto un sentire comune, né tra gli italiani né tra i vari paesi"
Prove di solidarietà in Europa, non solo a livello economico. La crisi scatenata dal coronavirus, infatti, non è stata grave solo per le imprese e i portafogli ma anche per i sentimenti delle persone, le loro paure, i loro sogni, le speranze. E infatti stavolta in Europa è il mondo della cultura che si stringe insieme per dare una unica voce al cuore e all'anima di chi ha vissuto la pandemia, specie quelli che sono stati in prima linea, lavorando in quei settori che non si sono mai fermati. Infermieri, medici, tassisti, commesse di alimentari... che da Milano a Parigi, da Berlino a Stoccolma hanno "mandato avanti" le cose e ora raccontano le loro storie attraverso una trentina di brevi testi per il palcoscenico.
È il primo progetto "teatrale" in tempi di pandemia, si chiama Stories from Europe: Crisis and reflection / Storie dall'Europa: crisi e riflessioni, realizzato da un network, Mitos21, che raccoglie i più impo…
È il primo progetto "teatrale" in tempi di pandemia, si chiama Stories from Europe: Crisis and reflection / Storie dall'Europa: crisi e riflessioni, realizzato da un network, Mitos21, che raccoglie i più impo…
Prove di solidarietà in Europa, non solo a livello economico. La crisi scatenata dal coronavirus, infatti, non è stata grave solo per le imprese e i portafogli ma anche per i sentimenti delle persone, le loro paure, i loro sogni, le speranze. E infatti stavolta in Europa è il mondo della cultura che si stringe insieme per dare una unica voce al cuore e all'anima di chi ha vissuto la pandemia, specie quelli che sono stati in prima linea, lavorando in quei settori che non si sono mai fermati. Infermieri, medici, tassisti, commesse di alimentari... che da Milano a Parigi, da Berlino a Stoccolma hanno "mandato avanti" le cose e ora raccontano le loro storie attraverso una trentina di brevi testi per il palcoscenico.
È il primo progetto "teatrale" in tempi di pandemia, si chiama Stories from Europe: Crisis and reflection / Storie dall'Europa: crisi e riflessioni, realizzato da un network, Mitos21, che raccoglie i più importanti teatri europei, l'Odéon di Parigi, il National Theatre di Londra, il Berliner Ensemble di Berlino, il Toneelgroep di Amsterdam, il Katona di Budapest, il Royal Theatre di Copenhagen, il Burgtheater di Vienna, il Kongelige Teater di Copenhagen, il Teatre Lliure di Barcellona, il Thalia Theater di Amburgo e per l'Italia lo Stabile di Torino. Con l'ideazione e il coordinamento del Dramaten di Stoccolma, il teatro di Ingmar Bergman, il network ha invitato drammaturghi dei vari paesi a scrivere brevi testi teatrali dopo aver intervistato chi ha vissuto la pandemia "al fronte". I testi, tre per ciascun paese coinvolto, vengono presentati in uno spettacolo digitale, un film-collage in streaming dove gli attori reciteranno ognuno nella propria lingua ma sottotitolati in inglese: il docu-spettacolo sarà diffuso attraverso i canali digitali dei teatri partecipanti il 12 giugno.
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"È come un gigantesco instant play, un lavoro teatrale pensato in una situazione e ad essa direttamente legato. Ci siamo voluti interrogare sull'aspetto che la vita quotidiana ha assunto per le persone in un momento in cui tutto si è capovolto", racconta Fausto Paravidino, scrittore, regista, attore, consulente drammaturgico dello Stabile di Torino, capofila di un gruppo di quattro colleghi scrittori, Maria Teresa Berardelli, Tatjana Motta, Pier Lorenzo Pisano, Irene Petra Zani, che ha lavorato collettivamente ai tre monologhi recitati in video dallo stesso Paravidino, da Iris Fusetti e Daniele Natali.
"I testi attraversano i sentimenti più vari, molti li abbiamo già letti nei vari diari della quarantena. Due però gli aspetti interessanti. Da un lato, dopo i mesi di confinamento e isolamento scrivere insieme dei testi nati da interviste, cioè da relazioni con le persone è stato importante", prosegue Paravidino, "e l'altro aspetto è stato lo scoprire che non c'è affatto un sentire comune, né tra gli italiani né tra i vari paesi: la pandemia, da noi in Italia, per esempio, ha scatenato prima il patriottismo, poi l'odio per i cosiddetti untori, dai cinesi ai giovani della movida... c'è chi non ha paura del virus e chi non vuole uscire di casa, chi sogna il lavoro e chi difende lo smart working...".
Ma c'è un altro aspetto interessante del progetto: l'unione culturale tra tanti prestigiosi teatri. "In questo momento di frontiere bloccate, di chiusure, divisioni e di immobilità, unirsi, se pur virtualmente, nel racconto di ciò che è accaduto là fuori, oltre le nostre finestre, ci è sembrato un segnale importante da poter offrire ai nostri spettatori, la prima di una lunga serie di cuciture che ricomporranno questo strappo", ha spiegato Filippo Fonsatti direttore dello Stabile torinese.
"Sì, è stato interessante che tante istituzioni culturali europee abbiano deciso di parlare della stessa cosa che hanno vissuto, anche se lontane", dice Paravidino, "e questo viene bene col teatro, perché il teatro costruisce ponti, relazioni, ci fa immedesimare anche in persone lontane da noi nel tempo e nello spazio. Nessuno di noi sa esattamente cosa uscirà da questo collage, quello che conta è che tutti abbiamo toccato temi e modi che parlano del nostro presente".
È il primo progetto "teatrale" in tempi di pandemia, si chiama Stories from Europe: Crisis and reflection / Storie dall'Europa: crisi e riflessioni, realizzato da un network, Mitos21, che raccoglie i più importanti teatri europei, l'Odéon di Parigi, il National Theatre di Londra, il Berliner Ensemble di Berlino, il Toneelgroep di Amsterdam, il Katona di Budapest, il Royal Theatre di Copenhagen, il Burgtheater di Vienna, il Kongelige Teater di Copenhagen, il Teatre Lliure di Barcellona, il Thalia Theater di Amburgo e per l'Italia lo Stabile di Torino. Con l'ideazione e il coordinamento del Dramaten di Stoccolma, il teatro di Ingmar Bergman, il network ha invitato drammaturghi dei vari paesi a scrivere brevi testi teatrali dopo aver intervistato chi ha vissuto la pandemia "al fronte". I testi, tre per ciascun paese coinvolto, vengono presentati in uno spettacolo digitale, un film-collage in streaming dove gli attori reciteranno ognuno nella propria lingua ma sottotitolati in inglese: il docu-spettacolo sarà diffuso attraverso i canali digitali dei teatri partecipanti il 12 giugno.
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"È come un gigantesco instant play, un lavoro teatrale pensato in una situazione e ad essa direttamente legato. Ci siamo voluti interrogare sull'aspetto che la vita quotidiana ha assunto per le persone in un momento in cui tutto si è capovolto", racconta Fausto Paravidino, scrittore, regista, attore, consulente drammaturgico dello Stabile di Torino, capofila di un gruppo di quattro colleghi scrittori, Maria Teresa Berardelli, Tatjana Motta, Pier Lorenzo Pisano, Irene Petra Zani, che ha lavorato collettivamente ai tre monologhi recitati in video dallo stesso Paravidino, da Iris Fusetti e Daniele Natali.
"I testi attraversano i sentimenti più vari, molti li abbiamo già letti nei vari diari della quarantena. Due però gli aspetti interessanti. Da un lato, dopo i mesi di confinamento e isolamento scrivere insieme dei testi nati da interviste, cioè da relazioni con le persone è stato importante", prosegue Paravidino, "e l'altro aspetto è stato lo scoprire che non c'è affatto un sentire comune, né tra gli italiani né tra i vari paesi: la pandemia, da noi in Italia, per esempio, ha scatenato prima il patriottismo, poi l'odio per i cosiddetti untori, dai cinesi ai giovani della movida... c'è chi non ha paura del virus e chi non vuole uscire di casa, chi sogna il lavoro e chi difende lo smart working...".
Ma c'è un altro aspetto interessante del progetto: l'unione culturale tra tanti prestigiosi teatri. "In questo momento di frontiere bloccate, di chiusure, divisioni e di immobilità, unirsi, se pur virtualmente, nel racconto di ciò che è accaduto là fuori, oltre le nostre finestre, ci è sembrato un segnale importante da poter offrire ai nostri spettatori, la prima di una lunga serie di cuciture che ricomporranno questo strappo", ha spiegato Filippo Fonsatti direttore dello Stabile torinese.
"Sì, è stato interessante che tante istituzioni culturali europee abbiano deciso di parlare della stessa cosa che hanno vissuto, anche se lontane", dice Paravidino, "e questo viene bene col teatro, perché il teatro costruisce ponti, relazioni, ci fa immedesimare anche in persone lontane da noi nel tempo e nello spazio. Nessuno di noi sa esattamente cosa uscirà da questo collage, quello che conta è che tutti abbiamo toccato temi e modi che parlano del nostro presente".