Sorrentino 50, il regista che indaga il mistero dell'attore
Emiliano Morreale
,
di EMILIANO MORREALE
Il suo compleanno è l'occasione per ripercorrere la carriera ma soprattutto il rapporto con gli artisti, con il loro passato, la loro fisicità, il loro carisma
Aggiornato 2 minuti di lettura
In alcune interviste Paolo Sorrentino ha dichiarato che una delle ultime cose ad aver imparato, da regista, è l’interesse per gli attori. L’attenzione verso di loro, la cura nel dirigerli. Curiosamente, un’affermazione simile aveva fatto Giuseppe Tornatore all’epoca di Baarìa. E forse in molti altri, tra i registi che più curano il lato visivo, potrebbero dire qualcosa di simile. È vero: negli autori che amano la macchina da presa, l’occhio che si posa sull’attore è il segno della maturità, artistica o almeno anagrafica.
Di Sorrentino tutti elogiarono all’inizio (ai tempi de L'uomo in più, quasi vent’anni fa) il talento di sceneggiatore e dialoghista. Poi ci si è accorti che la sua vera vocazione era di regista-regista,…!-->!-->
In alcune interviste Paolo Sorrentino ha dichiarato che una delle ultime cose ad aver imparato, da regista, è l’interesse per gli attori. L’attenzione verso di loro, la cura nel dirigerli. Curiosamente, un’affermazione simile aveva fatto Giuseppe Tornatore all’epoca di Baarìa. E forse in molti altri, tra i registi che più curano il lato visivo, potrebbero dire qualcosa di simile. È vero: negli autori che amano la macchina da presa, l’occhio che si posa sull’attore è il segno della maturità, artistica o almeno anagrafica.
Di Sorrentino tutti elogiarono all’inizio (ai tempi de L'uomo in più, quasi vent’anni fa) il talento di sceneggiatore e dialoghista. Poi ci si è accorti che la sua vera vocazione era di regista-regista, e anzi dei suoi dialoghi ci si è un po’ burlati, e lui per primo ci ha ironizzato. Per lungo tempo il suo cinema è stato identificato con la presenza di Toni Servillo, a cui Sorrentino ha offerto grandi ruoli assai diversi tra loro, fino al culmine de Il divo, che faceva esplodere alcune sue tecniche riconoscibili: la mobilità della fronte, e viceversa la capacità di immobilizzarsi quasi creando dei fermi-immagine. Nell’esplosione finale in cui Andreotti rivela la sua visione della storia, Servillo si scatena in un monologo filato, senza pause e in crescendo, velocissimo, in cui alza la voce, lega le frasi, prende fiato in controtempo e infine allarga gli occhi e sospira, ispirandosi a un suo pezzo di bravura teatrale, in Rasoi.
Ma nel frattempo il cinema di Sorrentino si popolava anche di scelte singolari, in cui la scelta di casting era già un gesto estetico: e più dello spaesato Sean Penn in un film maltrattato, This Must be the Place, è da ricordare il grande caratterista Giacomo Rizzo, promosso a protagonista in L’amico di famiglia, altro titolo controverso e da rivedere. Youth è anche un film cucito addosso agli attori, che dà loro spazio e respiro, e nei lavori corali successivi, Loro e The Young Pope, è evidente l’ambizione di giocare col fascino ormai oggi quasi perduto dei divi, richiamando in servizio anche esponenti di generazioni dal carisma irripetibile, come Jane Fonda o Diane Keaton.
Il regista con il cast di 'This Must be the Place'
Ma anche coloro che non amano Sorrentino adorano, dei suoi film, almeno il versante napoletano, alla Peppino De Filippo o alla Eduardo: Carlo Buccirosso ne La grande bellezza e ne Il divo, Silvio Orlando in The Young Pope. E forse nella composizione dei cast, tra dimensione internazionale e gusto iper-italiano (l’indimenticabile Ferilli de La grande bellezza, la parata di attori di teatro da Popolizio a Bertorelli), c’è già tutto il mondo del regista.
Se si può pensare che gli interpreti di Sorrentino siano scelti in base anche al loro passato, alla loro fisicità, al loro carisma, come pedine di una coreografia registica, le sue parole e alcune scelte recenti confermano la sua confessione, di essere sempre più attratto dal mistero dell’attore cinematografico, uno degli elementi più magici ma anche più imperscrutabili, per il pubblico e per i registi stessi. Una linea che potrebbe essere una via sotterranea e segreta, chissà, ai suoi prossimi film.