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'18 regali' su Miocinema, Benedetta Porcaroli: "Grazie al cinema italiano che dà fiducia a noi attori giovani'

L'attrice 21enne protagonista del film, che torna su piattaforma, ispirato alla vera storia della donna che prima di morire lasciò una lista di regali per la figlia, allora bambina
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Benedetta Porcaroli ha trascorso il tempo dell’emergenza in una casa in Toscana, studiando. “Nelle prime settimane mi sono sentita persa, poi ho riempito il tempo con le conversazioni in inglese”. Del resto il successo che ha avuto su Netflix 18 regali, uno dei film italiani più visti nel mondo sulla piattaforma, spalanca prospettive internazionali all’attrice ventunenne, diventata famosa con la serie sulle squillo ai Parioli Baby. In Italia il film di Francesco Amato è uscito in sala ai primi di gennaio, ben accolto. L’occasione di rivederlo o di scoprirlo è l’evento in diretta alle 21, alla presenza di regista e attori stasera, su Miocinema.it.

Ispirato alla storia vera di Elisa Girotto, scomparsa a 40 anni per un male incurabile, che ha lasciato alla figlia diciotto regali per accompagnarla nella crescita, il film racconta con un espediente narrativo l’incontro tra la madre e la figlia diciottenne, cresciuta con il dol…
Benedetta Porcaroli ha trascorso il tempo dell’emergenza in una casa in Toscana, studiando. “Nelle prime settimane mi sono sentita persa, poi ho riempito il tempo con le conversazioni in inglese”. Del resto il successo che ha avuto su Netflix 18 regali, uno dei film italiani più visti nel mondo sulla piattaforma, spalanca prospettive internazionali all’attrice ventunenne, diventata famosa con la serie sulle squillo ai Parioli Baby. In Italia il film di Francesco Amato è uscito in sala ai primi di gennaio, ben accolto. L’occasione di rivederlo o di scoprirlo è l’evento in diretta alle 21, alla presenza di regista e attori stasera, su Miocinema.it.

Ispirato alla storia vera di Elisa Girotto, scomparsa a 40 anni per un male incurabile, che ha lasciato alla figlia diciotto regali per accompagnarla nella crescita, il film racconta con un espediente narrativo l’incontro tra la madre e la figlia diciottenne, cresciuta con il dolore della perdita. “All’inizio pensavo: ma questo dolore, io che non ho avuto quell’esperienza, dove lo vado a prendere? Lentamente sono entrata in contatto con quel sentimento e questa cosa si è sovrapposta al lavoro tecnico. Mi sono sentita travolgere dal senso di vuoto e quella rabbia piena, che non è risolta come quella di un adulto, che cerca qualcuno a cui chiedere aiuto. Il regista Francesco Amato ha chiesto a me e Vittoria (Puccini, nel ruolo della madre, ndr) di non fare un passo indietro, ma di farci coinvolgere, solo così potevamo restituire la potenza emotiva della storia al pubblico. Non ci siamo tirate indietro, ci abbiamo messo il cuore”. Il risultato è stato appagante, “non mi aspettavo che tanti ragazzi e tante persone che avevano perso un proprio caro ci scrivessero per ringraziarci, anche per la speranza che il finale regala alla storia. I melò, purtroppo, sono pochi in Italia, e il pubblico ha reagito con grande coinvolgimento. Molte lettere che ho ricevuto le conservo ancora, sono riflessioni importanti sulla vita, sulla cura che dovremo avere verso quelli che amiamo”.

Benedetta Porcaroli in '18 regali'. Sopra, in una scena del film con Edoardo Leo e Vittoria Puccini 


Nella vita il regalo che Benedetta ha ricevuto è “la mia famiglia. Guardando indietro sono stata fortunata ad avere persone capaci di starmi vicino quando avevo bisogno, ma a anche di sottrarsi per lasciarmi scegliere quando era giusto farlo”. Benedetta parla con la maturità di chi frequenta il set da quando aveva 15 anni, e che ha smesso di essere bambina a nove. “E’ vero, sono diventata grane quando i miei genitori hanno divorziato. Si è interrotta la spensieratezza dei bambini. Ci siamo ritrovati io, mia mamma e mio fratello di due anni da soli. Mia mamma è una donna molto buona che non ama le battaglie. Nessuno mi ha costretta, ma ho sentito la chiamata alla responsabilità di doverla aiutare. Improvvisamene non eravamo più un quartetto ma un trio, dovevamo riorganizzare la vita. Sono stati anni sofferti, la situazione oggi è risolta, abbiamo tutti un bel rapporto, ma quel passaggio è stato difficile”.

L’infanzia perduta l’ha anche ritrovata: “Nel lavoro so essere adulta, lavoro da tanti anni, spesso con persone molto più grandi. Ma nella vita di tutti i giorni mi rifugio nell’età effettiva che ho, me la vivo e me la tengo stretta”. Questi giorni di isolamento, spiega, sono stati importanti anche per riflettere, avere pensieri nuovi. Del resto aveva finito di girare la terza stagione di Baby solo da otto giorni. “Noi attori lavoriamo con l’anima, è sempre difficile lasciare un personaggio con cui sono cresciuta. Li considero amici aggiunti, con cui ho fatto un periodo di vita. La mia Chiara di Baby è torbida, fragile, complicata. Mi fa molta tenerezza, lasciarla è stata come chiudere un capitolo e passare a un’altra fase della vita”.

Crescendo si sono allontanate, “lei viene da un ambiente che conosco bene, Roma Nord, in cui ho vissuto per anni, conosco quelle dinamiche. Ho un carattere ed esperienze diverse, sono stata un’adolescente felice, ma la ricerca dell’identità di quell’età in cui non sei grande ma neanche più piccolo la conosco bene. Il regalo di cui avrebbe avuto bisogno Chiara era qualcuno su cui contare, una famiglia affettuosa, un punto di riferimento”. C’è una speranza per lei? “Sì. Anche se Chiara dovrà fare i conti con le conseguenze amare di una dinamica difficile da gestire, decisamente più grande di lei. Come ci insegnano i fatti di cronaca, ci sarà un percorso sofferto, lungo e difficile verso la riabilitazione. E’ sempre vicina la ricaduta, ha bisogno di una grande forza di volontà. Però la lasciamo con una apertura, con un percorso che in qualche mondo inizia a portare avanti”.

L’attrice porta avanti una carriera “alla ricerca di cose diverse e stimolanti, per poter crescere. Mi piacerebbe lavorare in Europa, ma non voglio abbandonare il mio Paese in cui c’è una grande fiducia nei giovani: vedo ruoli per giovanissimi intensi e complessi, solo poco tempo fa sarebbero stati rari, vedo colleghi che stimo fare cose bellissime e sono grata delle opportunità che ho avuto io”. Tra le cose che ha imparato c’è il saper gestire la comunicazione sui social. “E’ stato strano all’inizio, le piattaforme sono capaci di farti conoscere nel mondo nel giro di 24 ore. Un impatto forte che non mi aspettavo. Sentivo la responsabilità di essere un riferimento per un pubblico giovane, mi chiedevo come gestire i messaggi. Ho scelto di restare me stessa e raccontare la mia vita senza cose troppo private. Di avere una coerenza rispetto alla persona che sono. Mi pare di avere, con i ragazzi che mi seguono, un rapporto bello e diretto, non mi percepiscono come gli attori distanti di un tempo, mi dicono che sembro loro una vecchia amica e questa vicinanza mi fa piacere. Però un velo di mistero lo mantengo, con il lavoro che faccio sarebbe un peccato dichiarare tutto, togliere la possibilità di sorprendere”.