Morto Pau Donés degli Jarabe de Palo, il ricordo di Ermal Meta: "Aveva un sole acceso, non si arrendeva mai"
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
I due artisti avevano collaborato nel 2017 per il brano 'Voodoo Love'
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«Abbiamo cantato insieme Voodoo Love, un singolo di qualche anno fa. Volevo collaborare con lui e l’ho cercato. Mi ha detto subito di sì e abbiamo cantato insieme. È stata un’occasione bellissima, perché una persona più gentile di lui era difficile trovarla». Ermal Meta, 39 anni, una lunga carriera anche come autore e una vittoria a Sanremo 2018con Non mi avete fatto niente in coppia con Fabrizio Moro, ricorda con commozione Pau Donés, con il quale aveva realizzato quel singolo nel 2017. Contenuto nel suo secondo album in studio, Vietato morire, la versione di Voodoo Love registrata con Donés era diventata una bonus track nell’edizione in vinile e in quella cd dello stesso album.
Ermal Meta
Perché lo cercò?
«Ricordo che mi fece anche lui la stessa domanda. Gli risposi che era il suo modo di cantar…!-->!-->
«Abbiamo cantato insieme Voodoo Love, un singolo di qualche anno fa. Volevo collaborare con lui e l’ho cercato. Mi ha detto subito di sì e abbiamo cantato insieme. È stata un’occasione bellissima, perché una persona più gentile di lui era difficile trovarla». Ermal Meta, 39 anni, una lunga carriera anche come autore e una vittoria a Sanremo 2018con Non mi avete fatto niente in coppia con Fabrizio Moro, ricorda con commozione Pau Donés, con il quale aveva realizzato quel singolo nel 2017. Contenuto nel suo secondo album in studio, Vietato morire, la versione di Voodoo Love registrata con Donés era diventata una bonus track nell’edizione in vinile e in quella cd dello stesso album.
Ermal Meta
Perché lo cercò?
«Ricordo che mi fece anche lui la stessa domanda. Gli risposi che era il suo modo di cantare ad avermi colpito. Aveva la voce di un adulto e l’intenzione di un bambino, cantare con lui era un’esperienza particolare. Ed era una persona molto bella, la sua scomparsa mi ha colpito moltissimo».
Come lo ricorda?
«Come un guerriero senza armi, una persona positiva in ogni situazione, soprattutto quella complicatissima della sua malattia. Lui, come tutti i guerrieri disarmati, non ha mollato, non si è mai arreso e alla fine ce l’ha fatta a fare quello che aveva in mente, arrivare fino alla fine con la musica, combattendo».
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Quella collaborazione riuscì esattamente come l’aveva immaginata?
«Sì, è stato un grande e devo dire che mi sento molto onorato e fortunato ad averlo conosciuto. È stato bello condividere una piccola parte del mio percorso con lui, confrontarmi con un artista come lui, mettendo sul tavolo la nostra comune passione per la musica».
Avevate in comune anche l’idea che la musica debba veicolare un messaggio di speranza.
«Lui aveva un sole acceso, una positività grandissima. Ce l’aveva nelle note della voce, nei colori vocali, non poteva cantare cose negative, la sua voce non glielo permetteva. E quindi sì, probabilmente ci legava questa sensazione di positività, la voglia di lanciare messaggi che possano accendere la speranza in chi ascolta».
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C’è qualcosa in particolare, di lui, che porta con sé?
«Nonostante stesse lottando contro un male terribile quello che diceva sempre era questo: bisogna continuare a lottare, a sperare, a sognare, non ci si può arrendere. E lui non lo ha fatto».