Diretto dalla giornalista e militante femminista Caroline Fourest, il film è ispirato alla vera storia di Nadia Murad, premio Nobel per la pace nel 2018. Nel cast Maya Sansa
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
C’è un nemico che gli jihadisti temono più di qualsiasi altro: le donne. Pur votati al sacrificio, infatti, credono che cadendo per mani femminili dovranno rinunciare al paradiso e alle 72 vergini riservate ai martiri della fede. Ed ecco che in Red Snake (dal 18 giugno in VideoOnDemand sulle principali piattaforme) i militanti di Daesh, con i loro pickup e le loro bandiere nere, si trovano di fronte una brigata internazionale di donne guerriere, che nel Kurdistan siriano si battono in prima linea con estrema determinazione e perfetta efficienza militare.
Il film d’esordio di Caroline Fourest, giornalista d’assalto (ha collaborato a “Charlie Hebdo”) e militante femminista, è ispirato alla storia autentica di Nadia Murad, Premio Nobel per la pace nel 2018. Suo alter-ego, la yazida Zara (Dilan Gwyn) è presa prigioniera, resa schiava, comprata e violentata da un ufficiale della Jihad; ma riesce a fuggire, unendosi al gruppo delle …
C’è un nemico che gli jihadisti temono più di qualsiasi altro: le donne. Pur votati al sacrificio, infatti, credono che cadendo per mani femminili dovranno rinunciare al paradiso e alle 72 vergini riservate ai martiri della fede. Ed ecco che in Red Snake (dal 18 giugno in VideoOnDemand sulle principali piattaforme) i militanti di Daesh, con i loro pickup e le loro bandiere nere, si trovano di fronte una brigata internazionale di donne guerriere, che nel Kurdistan siriano si battono in prima linea con estrema determinazione e perfetta efficienza militare.
Il film d’esordio di Caroline Fourest, giornalista d’assalto (ha collaborato a “Charlie Hebdo”) e militante femminista, è ispirato alla storia autentica di Nadia Murad, Premio Nobel per la pace nel 2018. Suo alter-ego, la yazida Zara (Dilan Gwyn) è presa prigioniera, resa schiava, comprata e violentata da un ufficiale della Jihad; ma riesce a fuggire, unendosi al gruppo delle combattenti appartenenti a diverse minoranze religiose. Tra le sue “compagne in armi” (così suona il titolo francese del film) figurano la comandante curda Amina Casar, la volontaria anarchica italiana Maya Sansa, la volontaria franco-algerina Camélia Jordana e la franco-israeliana Esther Garrel (rampolla della famiglia di cineasti francesi), protagoniste di un film di guerra femminista dove – per la prima volta – tutti i personaggi principali sono donne.
Il titolo si riferisce al nome di battaglia assunto da Zara, sull’esempio delle compagne. Però la storia, che nella prima parte segue due filoni paralleli (la prigionia e fuga della giovane yazida da una parte, le imprese della brigata dall’altra) prima di convergere in un’unica linea narrativa, è collettiva, riservando a ciascuna delle eroiche amazzoni uno o più episodi di rilievo. Nell’ultima parte la formazione muoverà all’assalto delle truppe del crudele leader El Tounsi, che ha ucciso il padre di Zara e radicalizzato il suo fratellino, destinandolo al martirio. Una parte della critica ha storto il naso davanti a Red Snake (che in Francia ha fatto a tempo a uscire nelle sale prima della pandemia), accusato di essere ingenuo e retorico. Inducendo “Charlie Hebdo” (citato nel film per l’attentato del gennaio 2015), che pratica di rado la critica cinematografica, a prendere la penna per difenderlo. Caroline Fourest non ha voluto fare un film d’autore; ma – ed espressamente - un film d’azione per il grande pubblico: spettacolare, all’americana, con scene di combattimento sorprendentemente ben girate. E se qualche dialogo è un po’ predicatorio (benché sacrosanto: vedi quello in cui si dice che le guerre si sono sempre combattute sul corpo delle donne), non manca neppure qualche nota umoristica. Come quando una delle giovani tiene una lezione sulle minoranze oppresse e, alla domanda come mai ne sappia tante, risponde che all’università ha studiato “genocidi”. Il prezzo di una certa semplificazione, comunque, è più che accettabile; se ha il potere di far identificare il pubblico (e non solo quello femminile) in queste indomite eroine guerriere.