✕
Una manifestante a Charlotte, North Carolina, dopo la morte di George Floyd 

Quando un bambino guardò mio figlio e disse: "Che schifo fare il bagno con i negri"

Antonio Monda riflette sull'uccisione di George Floyd a Minneapolis, ma allarga lo sguardo: nei paesi dominati dal capitalismo più selvaggio esistono prassi e a volta vere e proprie norme che tendono a normalizzare e perfino ad accentuare il razzismo. Un esempio americano è quello del Red Lining, il sistema urbanistico che privilegia investimenti in una certa area a scapito di un’altra. Se non si tratta di ghetto, è qualcosa di molto vicino
3 minuti di lettura
Mentre mi accingevo a scrivere questo articolo è arrivata la notizia che Papa Francesco ha condannato il razzismo come un “peccato intollerabile.” Considerando che il cuore della dottrina cristiana è incentrato sull’amore per il prossimo, l’affermazione può apparire ovvia, quindi la domanda da porsi e perché il pontefice abbia sentito il bisogno di affermarlo oggi con tanta forza e autorevolezza. Ci sono ovviamente questioni contingenti, a cominciare dalla morte di George Floyd soffocato da un agente di polizia, e le relative violenze scatenate a margine delle manifestazioni di protesta. A questo proposito va ricordato che quest’ultimo vergognoso episodio negli Usa fa seguito a centinaia di casi di abuso da parte delle forze dell'ordine nei confronti della gente di colore, e che i relativi processi sono terminati tutti con assoluzioni: il tutto in un paese che ha avuto la schiavitù per 246 anni, la segregazione per 9…
Mentre mi accingevo a scrivere questo articolo è arrivata la notizia che Papa Francesco ha condannato il razzismo come un “peccato intollerabile.” Considerando che il cuore della dottrina cristiana è incentrato sull’amore per il prossimo, l’affermazione può apparire ovvia, quindi la domanda da porsi e perché il pontefice abbia sentito il bisogno di affermarlo oggi con tanta forza e autorevolezza. Ci sono ovviamente questioni contingenti, a cominciare dalla morte di George Floyd soffocato da un agente di polizia, e le relative violenze scatenate a margine delle manifestazioni di protesta. A questo proposito va ricordato che quest’ultimo vergognoso episodio negli Usa fa seguito a centinaia di casi di abuso da parte delle forze dell'ordine nei confronti della gente di colore, e che i relativi processi sono terminati tutti con assoluzioni: il tutto in un paese che ha avuto la schiavitù per 246 anni, la segregazione per 99, episodi di linciaggio per 86, l’ultimo dei quali nel 1986. Sarebbe tuttavia ingiusto e profondamente errato circoscrivere questo orrore agli Stati Uniti: parallelamente alla persistenza di queste mostruosità, il paese è quello che più di ogni altro ha tratto la propria forza dall’integrazione tra le culture differenti, e che ha combattuto una guerra civile per emanciparsi dall’abominio della schiavitù, simbolo, compimento e origine di ogni discriminazione razziale.

Fece scalpore qualche anno fa un esperimento condotto dalla Università di Harvard che mandò un identico curriculum, utilizzando in un caso un nome chiaramente wasp, e in un altro un nome identificabile come afro-americano: le offerte di lavoro per il bianco furono doppie rispetto a quelle per il nero. L’intollerabile peccato del razzismo è una piaga che purtroppo esiste ad ogni latitudine, si declina anche all’interno dello stesso popolo - ad esempio tra settentrionali e meridionali - e trova il momento di massima esplosione quando sono in gioco i privilegi sociali ed economici. Il nero, l’ebreo o l’asiatico che si è affermato socialmente, risulta meno fastidioso per una persona benestante di quanto lo sia per una in difficoltà economiche, e la questione si aggrava se questa stessa persona è in condizione di minacciarne il lavoro.  Il razzismo è radicato profondamente nell’ignoranza, e a questo riguardo mi perdonerete se parto da un esempio personale: mia moglie è di colore, come anche i nostri figli.

Non sono così ingenuo da pensare che a New York, dove abito, non esistano fenomeni di razzismo, anzi hanno una tragica cadenza quotidiana, tuttavia nel mio caso personale gli unici due fenomeni vissuti in prima persona sono avvenuti in Italia, e in entrambi casi non avevano nulla a che fare con il mio status economico: ero alle prime armi e non ero certo in grado di minacciare economicamente o socialmente nessuno. Una mattina trovai imbrattato sul palazzo di fronte al mio la scritta “fuori i negri dal quartiere” e in un’altra occasione, in villeggiatura, sentii un bambino che diceva un suo amico “che schifo fare il bagno con i negri”, indicando mio figlio. In entrambi casi provai una forte rabbia, ma evitai di reagire, pregando che nessuno dei miei cari si fosse accorto di quanto era successo. Mi chiesi però immediatamente, e me lo chiedo ancora, cosa ci fosse dietro quei due eventi, da quale ignoranza nascesse quella voragine di pregiudizio, e cosa si potesse fare per curarla. Nel caso del bambino, erano stati i genitori ad inculcare un atteggiamento così triste e grave? Qualche amichetto? O invece si trattava di un riflesso meccanico rispetto a qualcuno che in virtù della sua diversità poteva mettere in crisi una situazione di ordine prestabilito?  Ritengo che sia proprio questo il motivo per cui la dura ed esplicita condanna del Papa non è legata unicamente alla pur grave contingenza, ma si tratti di una dichiarazione, forte ed inequivocabile, rispetto a un atteggiamento che per alcuni è addirittura naturale.

Se è vero che il razzismo è una piaga mondiale, è anche vero che nei paesi dominati dal capitalismo più selvaggio esistono una serie di prassi, abitudini e a volta vere proprie norme che tendono a normalizzare e perfino ad accentuare il problema. Un evidente esempio americano è quello del Red Lining, il sistema urbanistico che privilegia investimenti in una certa area a scapito di un’altra, delineata nei piani regolatori da linee rosse.

Se non si tratta di ghetto, è qualcosa di molto vicino: chi vive nei quartieri del Red Lining ha per esempio accesso alle scuole pubbliche di quella zona, finanziate con le tasse municipali. Sono scuole che ricevono conseguentemente poco denaro e hanno quindi classi sovraffollate, docenti malpagati e spesso di scarsa qualità: ne consegue un’educazione meno valida. Parallelamente le banche e le assicurazioni tendono a negare finanziamenti e mutui legati a queste aree, e tutto ciò crea un circolo vizioso per cui chi vive nel Red Lining ha minori possibilità di emergere.

Non è passato troppo tempo da quando una ricerca condotta nel mercato immobiliare di Atlanta, città profondamente mista, evidenziò che le banche si dimostravano molto più disponibili a concedere mutui a favore di bianchi al limite della povertà piuttosto che di neri di classe media. Sono innumerevoli gli esempi di atteggiamenti simili che vengono ritenuti normali da chi li compie, ma sono basati di fatto su un grave pregiudizio: è la forma più insidiosa di razzismo, proprio perché attuata con una presunta buona fede. È soprattutto in questo caso che la paura e l’odio per il diverso non si può scindere da una profonda, gravissima ignoranza.
(Copyright la Repubblica/Lena-Leading European Newspaper Alliance)