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Caterina d'Amico: "Quanti litigi con il mio amico Zeffirelli per la politica"

La responsabile dell'Archivio della Fondazione Zeffirelli ricorda il lungo lavoro con il regista, scomparso il 15 giugno 2019 a 96 anni: "Ma i manuali di cinema non lo nominano, cosa bizzarra"
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È culturalmente immensa, e in continuo aggiornamento, l'eredità della Fondazione Franco Zeffirelli a un anno dalla scomparsa del regista fiorentino avvenuta il 15 giugno 2019. Tanti materiali hanno di recente viaggiato dalla sua villa romana sull'Appia alla sede dell'istituzione sorta nel 2017 al centro di Firenze in piazza di S. Firenze, dotata di 3700 metri quadrati, con piano terra per Archivio e Biblioteca, e piano nobile per Mostre con sale ospitanti prosa, opera e cinema. La Fondazione riaprirà ora a settembre, e intanto lunedì 15 giugno padre Bernardo officerà alle ore 11 nella Basilica di San Miniato al Monte della città una messa in suffragio del regista che ha segnato la storia dello spettacolo del Novecento. Per far luce sui suoi lasciti intellettuali, sul "patrimonio artistico che servirà come fonte ispirativa per le generazioni future" (come dichiarato da Pippo Corsi Zeffirelli), parliamo con Caterina …
È culturalmente immensa, e in continuo aggiornamento, l'eredità della Fondazione Franco Zeffirelli a un anno dalla scomparsa del regista fiorentino avvenuta il 15 giugno 2019. Tanti materiali hanno di recente viaggiato dalla sua villa romana sull'Appia alla sede dell'istituzione sorta nel 2017 al centro di Firenze in piazza di S. Firenze, dotata di 3700 metri quadrati, con piano terra per Archivio e Biblioteca, e piano nobile per Mostre con sale ospitanti prosa, opera e cinema. La Fondazione riaprirà ora a settembre, e intanto lunedì 15 giugno padre Bernardo officerà alle ore 11 nella Basilica di San Miniato al Monte della città una messa in suffragio del regista che ha segnato la storia dello spettacolo del Novecento. Per far luce sui suoi lasciti intellettuali, sul "patrimonio artistico che servirà come fonte ispirativa per le generazioni future" (come dichiarato da Pippo Corsi Zeffirelli), parliamo con Caterina d'Amico, già legata al Centro Sperimentale di Cinematografia, a Rai Cinema, alla Casa del Cinema, tuttora responsabile dell'Archivio Visconti e dell'Archivio della Fondazione Zeffirelli.

Com’era, Zeffirelli?
"Lui ha conosciuto mia madre (Suso Cecchi d’Amico, ndr) nel 1946, io sono nata due anni dopo. L’ho trovato in casa, lui che dava sempre del lei a mamma, e lei che gli dava del tu. In famiglia lui ha favorito le traduzioni di mio fratello Masolino da autori americani come Albee. Io lo chiamavo tranquillamente Franchino, c’ho litigato selvaggiamente perché eravamo politicamente diversi, ma questo non ci impediva di volerci bene. Sapeva essere indisponente, provocatore e anche però molto generoso. Invitava gli amici ad essere sotterrati con lui, un giorno, nel cimitero delle Porte Sante da cui c’è vista su Firenze. E quelli scantonavano". 

Verrà ricordato più per ciò che ha fatto nella prosa e nell’opera, o per ciò che è testimoniato sui grandi schemi?
"È stato un genio della lirica, s’è dedicato con più costante passione a un’arte effimera, quella del palcoscenico, che si scioglie come il ghiaccio, ma col tempo si capirà l’importanza di molto suo lavoro, e d’una certa sua tipica dedizione d’altri tempi. I manuali del cinema non lo nominano. Cosa bizzarra, perché i suoi film hanno avuto grande diffusione. Io personalmente trovo più belli i film di radice teatrale, Romeo e Giulietta, Otello, Cavalleria rusticana. Oltre a Jane Eyre. Sono le opere che restano il suo repertorio visibile. E la visione, la percezione degli occhi, era il linguaggio a cui teneva maggiormente".

Quali sono gli intenti della Fondazione?
"Dalla fine degli anni Ottanta Zeffirelli ebbe il chiodo fisso di organizzare tutto il materiale professionale della sua vita, perché fosse consultabile da parte di chiunque. Essendo lui scenografo per vocazione, in termini di cronologia creativa concepiva gli spettacoli partendo da un'idea visiva (e non drammaturgica o librettistica). La sua domanda era: dove avviene la cosa? Si spiega così il fatto che mettesse insieme un'enorme quantità di volumi, cataloghi e album fotografici con un'eccezionale documentazione accumulata dal 1945 in poi. Da un certo momento ha pensato che la sua raccolta di ritratti del mondo poteva essere utile a giovani, studiosi, artisti. E un giorno gli è venuto incontro il Comune di Firenze".

Caterina d'Amico in braccio a Franco Zeffirelli a Castiglioncello nel 1957. Foto scattata da Luchino Visconti
 


Come è stata individuata la struttura ideale?
"A Firenze un ex convento è stato lasciato libero dagli uffici d'un tribunale, e a Zeffirelli è stato proposto un affitto agevolato per due piani dell'edificio, ora destinato ad attività culturali. Si concretizzava il suo sogno. Ha ripristinato lo spazio con lavori colossali, e ora la Biblioteca opera nella rete pubblica della Toscana, il catalogo è online (con libri di scenografia, scenotecnica e storia dei costumi che a volte in Italia non si trovano, oltre a un settore di saggistica dello spettacolo e della musica), l'accesso è gratuito. L'archivio di foto è incredibile: per i sopralluoghi del Gesù di Nazareth lui ha fatto incetta di paesaggi maghrebini e del Medio Oriente, e ha scattato milioni di foto per disegni e bozzetti. Ora è arrivata un'ultima miniera di materiali da classificare. Ogni suo coro d'opera obbliga a un lavoro infinito".

In che senso?
"
Lui non vedeva mai un coro come massa. I quaranta componenti del coro li immaginava uno a uno: bottegaio, turista, pittore tedesco, popolano, e via dicendo. Con altrettanti bozzetti distinti. La sua fama di regista dell'ipertrofia, all'acme col Don Giovanni all'Arena di Verona, agiva in controtendenza col piccolo boccascena di Busseto: l'Aida di Busseto era un distillato dell'anima verdiana. E una sintesi sono ora i 300 pezzi esposti in collezione, i laboratori di scenografia e regia che conduciamo con università americane, le visite guidate e tematiche dove si confrontano le sue idee su Pirandello e Verga".

Suso Cecchi d'Amico e Franco Zeffirelli nel 1956 


Che tributo zeffirelliano ha programmato Rai 5?
"Dopo la Traviata a Busseto domenica 14 giugno, il 21 alle 10 ci sarà la Tosca andata in scena per un'unica recita al Teatro dell'Opera nel 2000 (con palcoscenico in ristrutturazione, scenografie proiettate, orchestra sul palco, con Cavaradossi che era Pavarotti, e direttore orchestra Placido Domingo), poi dovrebbe toccare al Don Giovanni fatto nel 1958 con riprese tv avventurose al Teatro di Corte di Napoli".

È stato rinviato il recupero del Rigoletto in Oman?
"Sì, andrà in scena il prossimo anno, nel 2021, al Royal Opera House di Muscat, il suo Rigoletto che non andò in porto 15 anni fa, con costumi di Maurizio Millenotti".