Rai, nomine in chiave sovranista e troppi esterni. Il Pd prepara la guerra in cda
di GIOVANNA VITALEI dem, dopo aver ottenuto il via libera a Orfeo per il Tg3, hanno incassato solo no sul riassetto complessivo dell'informazione. E domani la consigliera Borioni boccerà tutte le proposte presentate dall'ad Salini
Neanche nove mesi di governo giallorosso sono stati sufficienti a indebolire il fronte sovranista, che in Rai continua a farla da padrone, con la complicità del M5S. Tuttora in grado di imporre direttori e conduttori, sbarrare la strada a nomine sgradite, spianarla invece a uomini e donne di provata fede.
Alla faccia del riequilibrio. E soprattutto del Pd. Che, dopo aver strappato il Tg3 per Mario Orfeo, ha incassato talmente tanti no sul riassetto complessivo dell'informazione da tornare sulle barricate.
Sono entrambe espressione leghista le due proposte che domani l'amministratore delegato Fabrizio Salini sottoporrà all'esame del cda. Alla guida del canale istituzionale andrà Luca Mazzà, l'ex direttore del Giornale Radio a suo tempo indicato da Salvini.
Al vertice di quello in inglese arriverà Fabrizio Ferragni, sponsorizzato da Fratelli d'Italia, oltre che dal Carroccio. Una scelta curiosa, quest'ultima: Ferragni n…
Alla faccia del riequilibrio. E soprattutto del Pd. Che, dopo aver strappato il Tg3 per Mario Orfeo, ha incassato talmente tanti no sul riassetto complessivo dell'informazione da tornare sulle barricate.
Sono entrambe espressione leghista le due proposte che domani l'amministratore delegato Fabrizio Salini sottoporrà all'esame del cda. Alla guida del canale istituzionale andrà Luca Mazzà, l'ex direttore del Giornale Radio a suo tempo indicato da Salvini.
Al vertice di quello in inglese arriverà Fabrizio Ferragni, sponsorizzato da Fratelli d'Italia, oltre che dal Carroccio. Una scelta curiosa, quest'ultima: Ferragni n…
Neanche nove mesi di governo giallorosso sono stati sufficienti a indebolire il fronte sovranista, che in Rai continua a farla da padrone, con la complicità del M5S. Tuttora in grado di imporre direttori e conduttori, sbarrare la strada a nomine sgradite, spianarla invece a uomini e donne di provata fede.
Alla faccia del riequilibrio. E soprattutto del Pd. Che, dopo aver strappato il Tg3 per Mario Orfeo, ha incassato talmente tanti no sul riassetto complessivo dell'informazione da tornare sulle barricate.
Sono entrambe espressione leghista le due proposte che domani l'amministratore delegato Fabrizio Salini sottoporrà all'esame del cda. Alla guida del canale istituzionale andrà Luca Mazzà, l'ex direttore del Giornale Radio a suo tempo indicato da Salvini.
Al vertice di quello in inglese arriverà Fabrizio Ferragni, sponsorizzato da Fratelli d'Italia, oltre che dal Carroccio. Una scelta curiosa, quest'ultima: Ferragni nell'ultimo anno si è occupato di progettare l'altro canale. Dove sarebbe stato naturale restasse. Se solo non si fosse messo in mezzo il presidente Marcello Foa, sceso in pressing per farlo traslocare sulla tolda della testata che dovrà promuovere il made in Italy (e un certo verbo) nel mondo.
La goccia che fa traboccare un vaso già colmo, per il Nazareno. Sul piede di guerra pure per come sono stati organizzati i palinsesti autunnali, oggetto anch'essi di una prima valutazione in cda. Una serie di nuovi programmi d'informazione sulle due reti principali verranno infatti affidati a giornalisti in orbita centrodestra e, qualcuno, pure ai 5S. Lasciando al Pd solo le briciole.
Da settembre l'ex presidente di Raicom, Monica Maggioni, condurrà ogni lunedì in seconda serata Sette storie, 40 puntate per un costo che suscita già polemiche, con tanto di test estivo (un anticipo partirà a fine giugno sino al 10 agosto). Il talk politico che Rai2 manderà in onda il giovedì in prima serata avrà il volto di Alessandro Giuli, editorialista de Il Tempo e Libero, nonostante non sia un interno e abbia alle spalle la deludente performance di Povera Patria.
Roberto Poletti, già biografo di Salvini, lascia Unomattina ma non la Rai, cambia solo orario: farà l'inviato per La Vita in diretta al pomeriggio. Dove padrone di casa rimarrà il giornalista amato dai Cinquestelle Alberto Matano. Come amatissima dai grillini è pure Luisella Costamagna, altra esterna arruolata per Agorà il talk mattutino su Rai3. Dove la nuova trasmissione del venerdì potrebbe essere appaltato alla coppia Lerner-Sciarelli.
Fosse solo questo. L'ultimo affronto è stato il veto posto da Salini, in asse con i 5S, sulla candidatura avanzata dai dem per la vicedirezione del Tg1 guidato da Giuseppe Carboni. Il Nazareno avrebbe gradito - sempre in funzione di riequilibrio - la promozione del capo della redazione politica Natalia Augias. Ma la risposta, avallata dal direttore espresso un anno e mezzo fa da Di Maio, sarebbe stata un secco no.
Questa la giustificazione: l'indicazione spetta al Movimento poiché Simona Sala, la vicedirettrice che ha lasciato vacante il posto al Tg1 per andare a dirigere il GR, era in quota grillina.
Tutti motivi per i quali, da domani in avanti, la consigliera in quota dem Rita Borioni voterà contro tutte le proposte presentate dall'ad in cda. Sulle nuove nomine come sui palinsesti, passando per il budget, quando sarà. Perché "non c'è alcun tipo di discontinuità", denuncia Borioni, "si continuano a porre veti su persone appartenenti a determinate sensibilità politico-culturali e a cedere totalmente nei confronti di altre.
E poi c'è di nuovo l'invasione degli esterni, che in moltissimi casi non portano alcun valore aggiunto, come se in Rai non ci fossero conduttrici e autori interni da valorizzare. È ora di dire basta".
Alla faccia del riequilibrio. E soprattutto del Pd. Che, dopo aver strappato il Tg3 per Mario Orfeo, ha incassato talmente tanti no sul riassetto complessivo dell'informazione da tornare sulle barricate.
Sono entrambe espressione leghista le due proposte che domani l'amministratore delegato Fabrizio Salini sottoporrà all'esame del cda. Alla guida del canale istituzionale andrà Luca Mazzà, l'ex direttore del Giornale Radio a suo tempo indicato da Salvini.
Al vertice di quello in inglese arriverà Fabrizio Ferragni, sponsorizzato da Fratelli d'Italia, oltre che dal Carroccio. Una scelta curiosa, quest'ultima: Ferragni nell'ultimo anno si è occupato di progettare l'altro canale. Dove sarebbe stato naturale restasse. Se solo non si fosse messo in mezzo il presidente Marcello Foa, sceso in pressing per farlo traslocare sulla tolda della testata che dovrà promuovere il made in Italy (e un certo verbo) nel mondo.
La goccia che fa traboccare un vaso già colmo, per il Nazareno. Sul piede di guerra pure per come sono stati organizzati i palinsesti autunnali, oggetto anch'essi di una prima valutazione in cda. Una serie di nuovi programmi d'informazione sulle due reti principali verranno infatti affidati a giornalisti in orbita centrodestra e, qualcuno, pure ai 5S. Lasciando al Pd solo le briciole.
Da settembre l'ex presidente di Raicom, Monica Maggioni, condurrà ogni lunedì in seconda serata Sette storie, 40 puntate per un costo che suscita già polemiche, con tanto di test estivo (un anticipo partirà a fine giugno sino al 10 agosto). Il talk politico che Rai2 manderà in onda il giovedì in prima serata avrà il volto di Alessandro Giuli, editorialista de Il Tempo e Libero, nonostante non sia un interno e abbia alle spalle la deludente performance di Povera Patria.
Roberto Poletti, già biografo di Salvini, lascia Unomattina ma non la Rai, cambia solo orario: farà l'inviato per La Vita in diretta al pomeriggio. Dove padrone di casa rimarrà il giornalista amato dai Cinquestelle Alberto Matano. Come amatissima dai grillini è pure Luisella Costamagna, altra esterna arruolata per Agorà il talk mattutino su Rai3. Dove la nuova trasmissione del venerdì potrebbe essere appaltato alla coppia Lerner-Sciarelli.
Fosse solo questo. L'ultimo affronto è stato il veto posto da Salini, in asse con i 5S, sulla candidatura avanzata dai dem per la vicedirezione del Tg1 guidato da Giuseppe Carboni. Il Nazareno avrebbe gradito - sempre in funzione di riequilibrio - la promozione del capo della redazione politica Natalia Augias. Ma la risposta, avallata dal direttore espresso un anno e mezzo fa da Di Maio, sarebbe stata un secco no.
Questa la giustificazione: l'indicazione spetta al Movimento poiché Simona Sala, la vicedirettrice che ha lasciato vacante il posto al Tg1 per andare a dirigere il GR, era in quota grillina.
Tutti motivi per i quali, da domani in avanti, la consigliera in quota dem Rita Borioni voterà contro tutte le proposte presentate dall'ad in cda. Sulle nuove nomine come sui palinsesti, passando per il budget, quando sarà. Perché "non c'è alcun tipo di discontinuità", denuncia Borioni, "si continuano a porre veti su persone appartenenti a determinate sensibilità politico-culturali e a cedere totalmente nei confronti di altre.
E poi c'è di nuovo l'invasione degli esterni, che in moltissimi casi non portano alcun valore aggiunto, come se in Rai non ci fossero conduttrici e autori interni da valorizzare. È ora di dire basta".