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(ansa)

Si alza il sipario sul palcoscenico Italia

La prosa, la musica classica, il pop: in tutte le città i teatri tornano a vivere. Tra mascherine e termoscarnner gli spettatori hanno riconquistato la platea
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L’ora x alla fine è arrivata: in tutta Italia cinema e teatri, più i secondi dei primi (pochi), hanno riaperto le porte agli spettatori seguendo le nuove linee guida imposte dal governo per tornare all’attività live. Spettacoli di prosa e concerti, dalla classica al pop, con spettatori contingentati, mascherine, distanziamenti: gli spazi, anche quelli all’aperto, si sono trasformati in laboratori i cui risultati saranno utili per il futuro. Per tutti, pubblico, artisti, esercenti è stato come un primo giorno di scuola. Ma la sfida era interrompere il silenzio di questi mesi: lo spettacolo adesso può ripartire.

Milano

Mezzanotte e un minuto tra domenica e ieri: il Teatro Dal Verme ha riaperto i battenti dopo quattro mesi di silenzio per il concerto dei Pomeriggi Musicali, che con coraggio sono stati gli unici protagonisti per la musica classica di «un gesto simbolico di ripresa». Circa 150 gli spettatori con la mascherina…
L’ora x alla fine è arrivata: in tutta Italia cinema e teatri, più i secondi dei primi (pochi), hanno riaperto le porte agli spettatori seguendo le nuove linee guida imposte dal governo per tornare all’attività live. Spettacoli di prosa e concerti, dalla classica al pop, con spettatori contingentati, mascherine, distanziamenti: gli spazi, anche quelli all’aperto, si sono trasformati in laboratori i cui risultati saranno utili per il futuro. Per tutti, pubblico, artisti, esercenti è stato come un primo giorno di scuola. Ma la sfida era interrompere il silenzio di questi mesi: lo spettacolo adesso può ripartire.

Milano

Mezzanotte e un minuto tra domenica e ieri: il Teatro Dal Verme ha riaperto i battenti dopo quattro mesi di silenzio per il concerto dei Pomeriggi Musicali, che con coraggio sono stati gli unici protagonisti per la musica classica di «un gesto simbolico di ripresa». Circa 150 gli spettatori con la mascherina, un numero molto lontano da quei 1436 che la sala poteva ospitare prima del lockdown: una fila sì e una no, due sedie libere tra l’uno e l’altro. È stata comunque una serata storica per Milano, che ha offerto al pubblico poco prima dell’una di notte Le quattro stagioni di Vivaldi: dodici archi dell’orchestra e un clavicembalista distanziati di un metro, guidati dal direttore e violino solista Stefano Montanari, che vive a Nembro e lì suonerà lo stesso programma il 19 giugno in ricordo delle vittime del Covid-19. Ma anche il Teatro Menotti ha avuto la stessa felice idea: sempre un minuto dopo la mezzanotte è andato in scena lo spettacolo Far finta di essere sani di Giorgio Gaber, con la regia di Emilio Russo, protagonisti Andrea Mirò, Enrico Ballardini e Musica da Ripostiglio.

Torino

Teatro Carignano, si ricomincia. Primo giorno di scuola. Cioè di teatro. Ingresso in fila indiana. Termoscanner. Tutti in mascherina finché non si raggiunge il proprio posto. Spaesamento e attesa. Voglia di esserci e disagio insieme. Il pubblico non sa bene cosa fare. Lo spettacolo da vedere è l’ultima cosa che interessa. Si ha l’impressione che il teatro non sia più un luogo familiare. Duecento posti invece dei normali 650. Tanti singoli spettatori isolati in platea tra file vuote e poltrone con gli schienali abbassati. Mentre i congiunti vengono riuniti nei palchi. Dall’alto il tutto esaurito dà l’idea del vuoto. A riaprire il Carignano dopo 103 giorni di silenzio è L’intervista di Natalia Ginzburg con Arianna Scommegna, Giordana Faggiano e Valerio Binasco, che cura anche la regia. Inaugura la stagione estiva da oggi al 13 settembre, sedici titoli in tutto, organizzata dal Teatro Stabile in collaborazione con il Teatro Piemonte Europa.
Torino, il Teatro Carignano. Nella foto in alto, il Dal Verme di Milano illuminato con le luci tricolore (ansa)

Genova

A Genova si riparte con il concerto del complesso d’archi Gnu Quartet, nel cortile maggiore di Palazzo Ducale. Trecento poltroncine, ma solo cento gli spettatori ammessi, tutti su prenotazione. Possibilità di seguire lo spettacolo a fianco soltanto dei congiunti, per gli altri distanziamento con due sedie vuote. All’ingresso misurazione della temperatura. Il leader del quartetto Raffaele Rebaudengo ha introdotto la serata ricordando la difficile situazione del settore: «A ogni sedia vuota corrisponde un posto di lavoro in meno». Più tardi, sempre il cortile di Palazzo Ducale ha ospitato anche la prima serata della stagione del cinema all’aperto con In viaggio verso un sogno. Anche in questo caso esauriti i 100 posti a disposizione.

Pesaro

Emozionante e surreale: in platea gli spettatori con le mascherine distanziati gli uni dagli altri da due poltrone vuote, un po’ smarriti dalla situazione inedita, ma curiosi e emozionati di partecipare al teatro post-Covid. A mezzanotte e un minuto al Teatro Sperimentale di Pesaro, per la stagione dell’Amat, l’associazione teatrale marchigiana, è andato in scena Ascanio Celestini con la riproposta dello struggente Radio Clandestina che parla di memoria e antifascismo. Solo 111 spettatori ammessi in una sala da 500 posti: inevitabilmente un po’ algida l’atmosfera generale, ma “l’importante è stare qui”, come ha detto Celestini dal palco dopo gli applausi calorosi del pubblico. Fuori dal teatro intanto una manifestazione di lavoratori dello spettacolo invitava a “non andare in scena” perché le norme del distanziamento del pubblico rendono insostenibili i costi della riapertura alle piccole realtà.
Ascanio celestini in scena al Teatro Sperimentale di Pesaro 

Firenze

Alla Sala Vanni, nel centro di Firenze, accanto alla Chiesa del Carmine, hanno disfatto e riallestito la platea per adeguarsi alle norme. Hanno fatto tutto da soli, quelli del Musicus Concentus, l’associazione culturale che gestisce la sala: si sono improvvisati fabbri e falegnami, e adesso la capienza è scesa da 156 a 64 posti per questo primo concerto dopo il lockdown, affidato alla violoncellista irlandese Naomi Berrill che mescola classica, pop, folk. Un evento con con biglietto venduto regolarmente in prevendita, a 10 euro (ovviamente, tutto esaurito: ci sarà una seconda data). Dunque, una “prima” per tutti, senza privilegi. All’ingresso, misurazione della febbre; la mascherina è obbligatoria, se qualcuno se la dimentica, viene regalata dagli organizzatori, ma non accade. Tutti la hanno. Dentro, non esistono posti vicini per congiunti: l’autocertificazione necessaria renderebbe l’ingresso più lento e macchinoso per questo ritorno in formato ridotto. Forse, più avanti. Ma non adesso che tutto è ancora da sperimentare, da capire.

Palermo

L’annuncio liberatorio di Palermo tocca alla direttrice del Biondo Pamela Villoresi: «Ritorna il teatro». Così domenica e ieri sera il Teatro Biondo ha salutato la fine del silenzio, celebrato dal saggio di fine anno della Scuola diretta da Emma Dante, intitolato Abbecedario della quarantena. Nell’atrio del Museo Riso hanno preso posto 72 spettatori seduti a un metro di distanza uno dall’altro. Ingresso su prenotazione indossando la mascherina fino al momento di sedersi, mentre all’ingresso il personale del Teatro ha controllato i nomi in lista e misurato la temperatura col termoscanner. In scena, su un palco appena sufficiente a contenere i diciannove giovani attori, impiegati a gruppi di cinque-sei alla volta, una satira sulle parole chiave che hanno scandito i giorni dell’isolamento a casa, dalla A di autocertificazione alla Z di zona rossa, passando per la L di lavoratori dello spettacolo, i dimenticati, secondo la regista, dei decreti e delle ordinanze.