Brunori Sas: "Le canzoni e l'arte sono beni primari"
Ernesto Assante
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di ERNESTO ASSANTE
Il cantautore parla della campagna #iolavoroconlamusica
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La pandemia ha cambiato molte cose nella nostra vita. Di certo ha cambiato tutto nel mondo della musica, con un drammatico stop che ha fatto perdere lavoro a centinaia di migliaia di persone. Domani si celebrerà la Festa della musica senza le tante iniziative live degli anni passati. È cambiata anche la consapevolezza di musicisti e lavoratori che per la prima volta si sono uniti nel chiedere al governo un impegno in favore del settore attraverso due campagne, #senzamusica e #iolavoroconlamusica: lo scopo non è solo quello di sensibilizzare le istituzioni affinché aiutino il comparto, ma anche affinché riconoscano che la musica crea cultura, educa, emoziona e non solo intrattiene. Secondo i tanti operatori del settore una soluzione è possibile: basta approvare gli emendamenti al dl Rilancio proposti al governo da musicisti, imprese, lavoratori, diverse forze politiche.
"Sicuramente queste campagne danno concretezza alla frase che si pron…
La pandemia ha cambiato molte cose nella nostra vita. Di certo ha cambiato tutto nel mondo della musica, con un drammatico stop che ha fatto perdere lavoro a centinaia di migliaia di persone. Domani si celebrerà la Festa della musica senza le tante iniziative live degli anni passati. È cambiata anche la consapevolezza di musicisti e lavoratori che per la prima volta si sono uniti nel chiedere al governo un impegno in favore del settore attraverso due campagne, #senzamusica e #iolavoroconlamusica: lo scopo non è solo quello di sensibilizzare le istituzioni affinché aiutino il comparto, ma anche affinché riconoscano che la musica crea cultura, educa, emoziona e non solo intrattiene. Secondo i tanti operatori del settore una soluzione è possibile: basta approvare gli emendamenti al dl Rilancio proposti al governo da musicisti, imprese, lavoratori, diverse forze politiche.
"Sicuramente queste campagne danno concretezza alla frase che si pronuncia spesso poeticamente, "da una crisi nascono delle opportunità"", ci dice Dario Brunori, in arte Brunori Sas, uno dei musicisti più attivi in queste campagne, "questa mi sembra una di quelle occasioni dalle quali le cose possono cambiare in meglio, perché quello che proponiamo è molto largo e semplice da realizzare ma è un grande segnale per un settore che nonostante sia storicamente molto frammentato, si è trovato davvero tutto insieme a far fronte alla crisi".
Come è cominciato il suo impegno in questa battaglia?
"Sono entrato in contatto con il Forum Arte e Spettacolo voluto da Paolo Fresu, che ha messo insieme altre realtà oltre a quella musicale. Da lì le cose si sono mosse con il passaparola, in molti erano già coinvolti in "La musica che gira". Quel primo passo ha creato una reazione a catena virtuosa. Bastava solo accendere una scintilla".
Perché si fatica a capire che la musica crea lavoro, è lavoro?
"Da una parte perché, dico una cosa ovvia, ci portiamo dietro una tradizione culturale forte, che pesa e peserà, e fa sì che la percezione della musica popolare nella politica e nella cultura sia diversa dalla realtà di oggi. E poi c'è quello che potremmo ironicamente definire l'handicap del mercato in cui operiamo, che per nostra fortuna funziona. Ma la ripresa non è sostenibile proprio per chi basa tutte le proprie economie sui consumatori. Forse era uno shock necessario per far comprendere che la cultura va sostenuta tutta. È il momento giusto per farlo".
Cosa ha pensato quando il premier Conte ha parlato dei musicisti che "ci fanno divertire"?
"Non mi sono impermalosito, fare polemica su quella frase avrebbe spostato l'attenzione dall'obiettivo principale: sottolineare che la musica è cultura, pedagogia, intrattenimento ma soprattutto dà lavoro, crea economie, sostiene famiglie. La cosa importante è dire all'opinione pubblica che le richieste fatte al governo non sono frutto di musicisti viziati che si lamentano perché non possono suonare, ma di migliaia di persone che hanno famiglia, non hanno lavoro e stanno a casa. La vecchia battuta "Che lavoro fai? Il musicista. Sì, ma che lavoro fai?", potrebbe cominciare a diventare davvero solo una battuta".
È stato difficile mettere tutti insieme intorno a un tavolo?
"No, ma la strada è lunga. Vorremmo arrivare a un tavolo della musica attorno al quale far gravitare più realtà possibili, per trovare punti condivisi, come quello della riduzione dell'Iva sui prodotti fonografici o quello degli incentivi fiscali sull'acquisto dei beni culturali, che farebbero bene a tutta la filiera. E andare avanti".
Il pubblico dovrebbe essere il vostro alleato numero uno...
"Certo, la gente sa che la musica è un bene primario. Dirlo in un simile momento di crisi per i lavoratori di tanti settori sembra una bestemmia ma la musica lo è davvero per la vita di tante persone, senza di loro quello che facciamo non avrebbe senso".
Ci sono degli emendamenti chiave nella vostra proposta?
"Sono tutti importanti. Magari qualcuno, come quello sui lavoratori intermittenti, potrebbe avere più rilevanza ma la cosa principale è che ora noi spingiamo affinché questi emendamenti non rimangano in fondo alla lista, come cosa residuale. È importante avere un segnale".