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Tracee Ellis Ross: "Che paura cantare con una mamma così"

La figlia di Diana Ross al cinema nel film 'L'assistente della star'. "Dicono che essere 'figlio di' apra molte porte. Io ci ho sempre trovato persone sedute a braccia incrociate a valutare"
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Tracee Ellis Ross, la figlia di Diana Ross e del produttore musicale Robert Ellis Silberstein, non aveva mai cantato: «Sono cresciuta con quest’incubo, mi hanno costretto a scuola nel coro e sussurravo» racconta in collegamento zoom dal suo salotto losangelino pieno di sole e di finestre affacciate sul verde. A vent’anni ha iniziato a lavorare nello spettacolo, a quaranta è stata presa sul serio e con la serie Black-ish, amatissima dal pubblico e da Michelle Obama, sono arrivati il grande successo e un Golden Globe, prima afroamericana da quando, nel 1983, era toccato a Debbie Allen per Saranno famosi. A 47 anni ha affrontato la sfida e ha debuttato in un musical nel ruolo di una cantante che somiglia molto a mamma Diana. Il film di Nisha Ganatra è L’assistente della star (in sala e on demand dal 26 giugno), racconta di una diva musicale che non incide un disco da dieci anni. Questa diventa la missione della sua assistente, Dakota Johnson, a…
Tracee Ellis Ross, la figlia di Diana Ross e del produttore musicale Robert Ellis Silberstein, non aveva mai cantato: «Sono cresciuta con quest’incubo, mi hanno costretto a scuola nel coro e sussurravo» racconta in collegamento zoom dal suo salotto losangelino pieno di sole e di finestre affacciate sul verde. A vent’anni ha iniziato a lavorare nello spettacolo, a quaranta è stata presa sul serio e con la serie Black-ish, amatissima dal pubblico e da Michelle Obama, sono arrivati il grande successo e un Golden Globe, prima afroamericana da quando, nel 1983, era toccato a Debbie Allen per Saranno famosi. A 47 anni ha affrontato la sfida e ha debuttato in un musical nel ruolo di una cantante che somiglia molto a mamma Diana. Il film di Nisha Ganatra è L’assistente della star (in sala e on demand dal 26 giugno), racconta di una diva musicale che non incide un disco da dieci anni. Questa diventa la missione della sua assistente, Dakota Johnson, aspirante produttrice.

Diana Ross, 76 anni. Nella foto in alto, sua figlia Tracee nel film 'L'assistente della star' 


Perché proprio adesso il debutto musicale?
«Mi piaceva questa storia di due donne che inseguono i propri sogni anche se il mondo vuole e si aspetta altro da loro. Mi ha toccato a livello personale: non importa a quale età, ma bisogna inseguire i propri sogni. E poi, per cantare, più aspettavo e più diventava difficile. Mia madre è un’icona, avevo paura del confronto e sono molto dura con me stessa. Ma ho pensato: ora o mai più».

Com’è stato cantare sul palco con una folla sotto?
«Terrificante e meraviglioso. Il percorso è iniziato in studio, chiusa a scegliere i brani, sei inediti, momenti di terrore in cui cercavo di rassicurarmi. La chiave è stata cantare come recito, far uscire la mia verità, la mia vera voce, senza provare a imitare nessun altro. Ovviamente il momento più temuto, ma anche il più bello, è stato cantare in due scene dal vivo davanti a tutta quella gente, che non aveva pagato il biglietto, ma sempre pubblico era».

Quanto il film racconta l’industria musicale?
«Conosco molti artisti, poco l’industria. Quando mi madre era all’apice io ero una ragazzina, mamma ci metteva a letto e andava in studio a registrare. Ma credo che la raffigurazione sia veritiera, come ciò che dice il mio personaggio: nella storia della musica solo cinque donne sopra i quaranta sono arrivate al primo posto in classifica e una sola era afroamericana».

Tracee Ellis Ross in 'L'assistente della star' 


Come ha vissuto l’esser figlia di una icona?
«Dicono che essere “figlio di” apra molte porte, io ci ho sempre trovato persone sedute a braccia incrociate a valutare: è brava come la mamma? I giudizi severi mi hanno indurito la pelle, non sono mai stata pigra, mi sono impegnata moltissimo».

Sua madre ha voluto per voi un’infanzia normale.
«Ci diceva: ho guadagnato questi soldi per me, non ve li lascerò. Potete contare su un tetto, l’assicurazione sanitaria e il cibo. Il resto ve lo dovete guadagnare. Già al liceo facevo la commessa da Ralph Lauren. Mia madre, prima di tutto il resto, è una madre. Mi ha insegnato che prima viene la famiglia e bisogna avere cura degli altri. Spesso mi chiedono com’è stato crescere sotto la sua ombra, ma io sono consapevole di quanto sia stata unica la mia vita: sono stata educata nelle scuole migliori, a Manhattan e in un collegio svizzero, a undici anni mi ha ritratto Andy Warhol, ho viaggiato e vissuto in posti belli. La mia vita è stata tutt’altro che normale, ma so anche che questa meraviglia è stata frutto del duro lavoro di mamma».

Il momento migliore della sua carriera finora?
«Da bimba l’unica cosa che sognavo era stare su un palco col vestito luccicante. Un po’ più grandicella, ho capito che volevo costruire qualcosa. Malgrado fossi timida riuscivo a far ridere gli altri e questa è stata la chiave. Sono orgogliosa del mio discorso sul palco dei Golden Globes, la narrazione di Hollywood non ha inserito tante donne afroamericane. Ci sono attrici che hanno fatto un lavoro straordinario e meritavano di essere su quel palco con me».