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Le canzoni sbagliate di Donald Trump. Il presidente sceglie Tom Petty, e la famiglia dell'artista insorge

Dopo Elton John, i Rolling Stones, Adele e molti altri, anche i familiari del cantautore scomparso minacciano azioni legali contro il capo della Casa Bianca: "Non avrebbe mai voluto che un suo brano venisse utilizzato per una campagna di odio"
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“Noi crediamo nell’America e crediamo nella libertà, ma Donald Trump non rappresenta i nobili ideali né dell’una né dell’altra”. E’ un tweet di fuoco quello della famiglia del musicista Tom Petty contro Donald Trump, dopo che sabato sera in apertura del rally al BOK Center di Tulsa, in Oklahoma, il presidente americano ha scelto di utilizzare il brano di Petty I Won’t Back Down. Adria, Annakim, Dana e Jane Petty hanno scritto una lettera in cui minacciano azioni legali contro il presidente qualora dovesse utilizzare una seconda volta il brano: “Tom scrisse questa canzone per gli ultimi, per la gente semplice. E sebbene noi siamo convinti che ognuno possa votare per chi vuole, non sopportiamo l’idea che i fan di Tom che vengono emarginati da questa amministrazione possano pensare che noi siamo complici delle sue scelte”.
 
Il president Trump, continua il tweet, “non è stato in alcun modo …
“Noi crediamo nell’America e crediamo nella libertà, ma Donald Trump non rappresenta i nobili ideali né dell’una né dell’altra”. E’ un tweet di fuoco quello della famiglia del musicista Tom Petty contro Donald Trump, dopo che sabato sera in apertura del rally al BOK Center di Tulsa, in Oklahoma, il presidente americano ha scelto di utilizzare il brano di Petty I Won’t Back Down. Adria, Annakim, Dana e Jane Petty hanno scritto una lettera in cui minacciano azioni legali contro il presidente qualora dovesse utilizzare una seconda volta il brano: “Tom scrisse questa canzone per gli ultimi, per la gente semplice. E sebbene noi siamo convinti che ognuno possa votare per chi vuole, non sopportiamo l’idea che i fan di Tom che vengono emarginati da questa amministrazione possano pensare che noi siamo complici delle sue scelte”.
 
Il president Trump, continua il tweet, “non è stato in alcun modo autorizzato a usare questa canzone nel corso di questa campagna che lascia per strada troppi americani e il senso comune”. Il post su Twitter va avanti sottolineando come Tom Petty, scomparso nell’ottobre del 2017 a 66 anni per un arresto cardiaco dovuto a un’overdose di farmaci, insieme alla sua famiglia siano sempre stati “fermamente contrari ad ogni forma di razzismo e di discriminazione. Tom non avrebbe mai voluto che una sua canzone potesse essere utilizzata per una campagna di odio, lui voleva far incontrare le persone”.

Neil Young. Nella foto in alto Tom Petty, scomparso nel 2017 

 
Trump deve aver capito l’importanza e il potere della musica pop e rock per coinvolgere e avvicinare quanta più gente possibile alla sua piattaforma politica, ma in questi anni non ha avuto molta fortuna con le scelte e, non chiedendo mai il permesso all’utilizzo delle canzoni, ha spesso sollevato la stizzita reazione dei diretti interessati. Uno dei primi a intervenire contro di lui è stato Neil Young che nel 2015, all’apertura delle campagna per le presidenziali, appreso che Trump prima di un suo comizio aveva fatto suonare la sua Rockin’ in the Free World si affrettò a dichiarare che non aveva mai dato il suo permesso. Anche Rihanna inviò una lettera minacciando azioni legali per l’utilizzo di una sua canzone in quello che definì “uno di quei tragici rallies”.
 
Tra i più fieri oppositori dell’utilizzo della loro musica nei comizi di Trump ci sono i REM che hanno minacciato azioni legali contro l’utilizzo di Loosing my religion e di Everybody Hurts: “Stiamo verificando le possibilità di denunciarlo” ha scritto all’inizio di gennaio Mike Mills su Twitter, “ma se anche ciò non dovesse essere possibile sappiate che non siamo affatto d’accordo per l’utilizzo della nostra musica da parte di quest’uomo, un impostore e manipolatore”. La lista dei contrari è molto lunga e conta nelle sue file i Queen per l’uso di We are the champions, Elton John che gli ha vietato l’utilizzo di Rocket Man e Tiny Dancer, e ancora Adele per Skyfall e Rolling in the Deep, Pharrell Williams per Happy, i Rolling Stones e gli Earth, Wind and Fire.

Elton John 

 
Ma il primo a portare effettivamente una denuncia contro il presidente in un tribunale è stato Steven Tyler per l’uso non autorizzato della ballatona degli Aerosmith Dream on. All’inizio della sua corsa alla Casa Bianca, nel 2016, non era infatti stato sufficiente minacciare di adire le vie legali, il presidente in principio si era dimostrato comprensivo e aveva accettato di togliere la musica degli Aerosmith dai rallies ma poi, passato qualche tempo, era tornato a riproporla e aveva nuovamente fatto suonare la canzone in un suo comizio, suscitando la reazione di Tyler che, in quanto autore del pezzo, aveva dato mandato agli avvocati della rock band americana di denunciarlo.
 
Viste le tante contestazioni, sorge il dubbio che Trump scelga le sue canzoni appositamente per sollevare la reazione indignata degli artisti e farsi così pubblicità. Se fosse realmente così, in vista dei comizi per sostenere il suo secondo mandato avrebbe un ampio catalogo a disposizione: potrebbe infatti consultare le canzoni degli artisti che aderirono a “30 days, 30 songs”, il progetto che nel 2016 intendeva accompagnare con una canzone al giorno, e altrettanti artisti, l’ultimo mese di mobilitazioni contro il suo arrivo alla Casa Bianca, evento che poi invece si verificò. Nell’ottica di Trump ogni canzone ha un suo preciso target elettorale di riferimento, può toccare le corde giuste e sostenere al meglio i messaggi che lui intende veicolare. Chiedere l’appoggio dell’artista con un endorsement dichiarato, invece, per lui rappresenta solo un inutile dettaglio.