Addio Joel Schumacher, il professionista di Hollywood
Emiliano Morreale
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di EMILIANO MORREALE
Maltrattato dalla critica, il regista americano, morto a 80 anni, aveva firmato film di grande successo come Un giorno di ordinaria follia e Batman Forever
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Esistono registi celebri, e registi restano per tutta la vita nell’oscurità. E poi esiste una strana, malinconica categoria: quelli che hanno fatto magari film di successo, ma non sono mai emersi come autori e di cui nessuno si ricorda. Joel Schumacher, morto ieri a ottant’anni dopo aver lottato contro il cancro, apparteneva a quest’ultima categoria. Il suo nome dice poco, se non ai cinefili di una certa generazione, ma se si nominano alcuni suoi titoli subito li si ricorda: sì certo, quello con Michael Douglas che impazzisce nel traffico! Oppure, quello con Susan Sarandon avvocatessa che doveva proteggere un ragazzino! O con Julia Roberts innamorata del malato di leucemia. Tra anni 80 e 90, per un decennio Schumacher è stato un regista di una serie di lavori diventati indicativi di un’epoca di passaggio, tra il cinema manierista e patinato degli anni 80 e un’epoca morbidamente liberal e politically correct, ma senza azzardi estetici.…
Esistono registi celebri, e registi restano per tutta la vita nell’oscurità. E poi esiste una strana, malinconica categoria: quelli che hanno fatto magari film di successo, ma non sono mai emersi come autori e di cui nessuno si ricorda. Joel Schumacher, morto ieri a ottant’anni dopo aver lottato contro il cancro, apparteneva a quest’ultima categoria. Il suo nome dice poco, se non ai cinefili di una certa generazione, ma se si nominano alcuni suoi titoli subito li si ricorda: sì certo, quello con Michael Douglas che impazzisce nel traffico! Oppure, quello con Susan Sarandon avvocatessa che doveva proteggere un ragazzino! O con Julia Roberts innamorata del malato di leucemia. Tra anni 80 e 90, per un decennio Schumacher è stato un regista di una serie di lavori diventati indicativi di un’epoca di passaggio, tra il cinema manierista e patinato degli anni 80 e un’epoca morbidamente liberal e politically correct, ma senza azzardi estetici.
Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia (1993)
Alla regia era arrivato in realtà tardi, a oltre quarant’anni, dopo aver lavorato come costumista (anche per Woody Allen) e poi come sceneggiatore senza gran successo. Dopo l’esordio The Incredible Shrinking Woman (1981), adattamento al femminile di un classico romanzo di fantascienza di Richard Matheson, realizza due film giovanilisti di successo, che gli assicurano un posto tra i professionisti di Hollywood: Ragazzi perduti è una storia di vampiri punk un po’ balorda, mentre St. Elmo’s Fire, un film corale di giovani dopo le superiori, resta il suo miglior film. Il suo successo fu soprattutto americano, i nostri adolescenti erano forse ancora troppo diversi da quelli americani per immedesimarsi completamente. I due film però mostravano forse il maggior talento di Schumacher, quello di scopritore di giovani attori: nel primo c’erano Jason Patric e Kiefer Sutherland, nel secondo Rob Lowe, Emilio Estevez, Demi Moore.
Tommy Lee Jones e Jim Carrey in Batman Forever (1995)
I lavori successivi sono operazioni diversissime al cui servizio Schumacher si mette senza infamia: una commedia crepuscolare e adulterina ambientata durante un matrimonio (Cugini), un thriller in cui un gruppo di studiosi cerca di attraversare la soglia tra la vita e la morte (Linea mortale, forse il suo visivamente più curioso), il lacrimevole Scelta d’amore con Julia Roberts. Fino al film che è rimasto di più, Un giorno di ordinaria follia (1993), ruolo perfetto per Michael Douglas uomo middle-class in camicia, cravatta e occhiali che abbandona la macchina e prosegue a piedi per Los Angeles sfogando le proprie frustrazioni in un’esplosione di violenza. Un’immagine che arriva al momento giusto a condensare le ansie di un periodo e che vale una carriera. Sono, i primi 90, gli anni in cui incontra spesso i gusti del pubblico con incassi notevoli al box office.
Seguono due adattamenti da John Grisham (Il cliente e Il momento di uccidere, con Kevin Spacey e Matthew McConaughey nel primo ruolo importante), e due film della serie di Batman, linciati dai fan, che rischiarono di far estinguere anzitempo il filone. L’ultima visibilità Schumacher la ha nel ’99 con 8 mm, e poi seguono produzioni al servizio di attori: una Cate Blanchett giornalista eroica uccisa dai narcotrafficanti (Veronica Guerin), una commedia dolceamara con De Niro rieducato da una drag queen (Flawless).
Nel 2000, però, Schumacher, che rappresentava il mainstream più mainstream, si era preso lo sfizio di un piccolo film personale in 16mm, Tigerland, con un esordiente Colin Farrell che cercava di salvare i commilitoni da un addestramento feroce. Ma non gli servì a guadagnargli la stima della critica.