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La cantante spagnola Rosalía (26 anni) 

Il ritorno del flamenco tra dolore, rabbia, passione e amore

Lontano dai codici occidentali a cui siamo abituati, è un genere tutto europeo frutto di incroci secolari. Una musica in grado di trasmettere ritualità, improvvisazione, senso comunitario, poesia folk e trasporto da trance. Flamenco è il titolo della playlist creata da Repubblica su Apple Music: tre ore di canzoni per conoscere chi nel passato ha fatto grande questo genere e chi oggi lo sta riproponendo con successo
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Era difficile immaginare che potesse accadere e invece, per merito di una giovane e bravissima artista spagnola, Rosalía, il flamenco sta rientrando tra i linguaggi musicali della contemporaneità. Ed è uno dei linguaggi musicali più antichi, le cui radici andrebbero ricercate nel Settecento nelle province di Cadice, Siviglia, Malaga, Cordova, Jerez, soprattutto tra la minoranza gitana, che usava cantare il flamenco come forma di personalissimo sfogo, per esprimere principalmente dolore e rabbia, ma anche passione e amore profondo.

Musica di grandi emozioni, dunque, che pian piano è diventata più ricca, fantasiosa, strutturata, alla voce ha unito il battito delle mani, quello dei tacchi, poi il ballo, la chitarra, altri strumenti, trasformandosi in un universo sonoro particolarissimo e molto vivo. Certo, ogni tanto nel mondo musicale dominato dagli stilemi angloamericani, qualche “esotismo” viene e va, e le “musiche del mondo…
Era difficile immaginare che potesse accadere e invece, per merito di una giovane e bravissima artista spagnola, Rosalía, il flamenco sta rientrando tra i linguaggi musicali della contemporaneità. Ed è uno dei linguaggi musicali più antichi, le cui radici andrebbero ricercate nel Settecento nelle province di Cadice, Siviglia, Malaga, Cordova, Jerez, soprattutto tra la minoranza gitana, che usava cantare il flamenco come forma di personalissimo sfogo, per esprimere principalmente dolore e rabbia, ma anche passione e amore profondo.

Musica di grandi emozioni, dunque, che pian piano è diventata più ricca, fantasiosa, strutturata, alla voce ha unito il battito delle mani, quello dei tacchi, poi il ballo, la chitarra, altri strumenti, trasformandosi in un universo sonoro particolarissimo e molto vivo. Certo, ogni tanto nel mondo musicale dominato dagli stilemi angloamericani, qualche “esotismo” viene e va, e le “musiche del mondo”, ovvero tutte quelle che non rispondono ai canoni del pop degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, conoscono fortune diverse a seconda degli anni. Tra queste la musica latina, e in particolare spagnola, sta conoscendo una crescita di interesse planetario.

Ma il caso del flamenco è del tutto particolare, non solo per il suo elevatissimo valore musicale, ma anche e soprattutto perché porta con sé tutte le caratteristiche che normalmente attribuiamo alle musiche extraoccidentali, pur essendo perfettamente inserita nell’occidente. La playlist che Repubblica propone su Apple Music questa settimana, intitolata semplicemente Flamenco, è una sorta di piccola mappa dell’universo flamenco, costruita attraverso stili e suoni differenti, con opere di musicisti di ieri e di oggi, leggendari e appena arrivati sulle scene, una playlist che vede Camarón de la Isla e Tomatito, Paco de Lucía e Vicente Amigo, Rosalía e Lola Flores, Diego el Cigala e i Ketama, Las Migas e India Martínez, tra i 44 brani scelti per oltre tre ore di musica ad altissimo potenziale di passione e sentimento.

Come sottolinea Gino Castaldo, il flamenco produce “dall’interno” una spaccatura rispetto alle consuetudini della musica europea. In questo caso non c'è bisogno di rivolgersi all'Oriente, all’Africa, alla musica dei Caraibi. Proprio a portata di mano, in Spagna e in alcune zone della Francia, esiste una musica in grado di trasmettere ritualità, improvvisazione, senso comunitario, poesia folk, trasporto da trance. È una musica europea, anche se è frutto di secolari incroci e del nomadismo degli zingari che hanno portato da lande lontane, si dice addirittura dall’India, e in tempi remoti, la loro cultura. Questo assume una grande importanza soprattutto pensando al fatto che il flamenco è oggi una cultura viva, in grande trasformazione, pronta a suggerire al resto della musica la sua influenza, la sua incredibile forza espressiva, come è già successo con la popolarità mondiale dei Gipsy Kings, i quali pur essendo francesi, si rifanno anche loro in qualche modo alla cultura del flamenco e oggi accade con Rosalía che propone una musica dai contorni nuovi, che al flamenco si ispira, ma che potrebbe essere per tutta Europa, una delle possibili vie alla ricerca di un linguaggio autonomo, forte, non più dipendente esclusivamente dai modelli anglosassoni.

Su YouTube potete trovare molti esempi di come questa passione e questo sentimento prendano forma in musica, sia in concerti sia in documentari riferiti a ognuno dei grandi artisti in questione. Ma se volete provare a ricostruire l’intera storia del flamenco è bene partire da La luz del flamenco, un’ora e un quarto di viaggio nel passato, realizzato da Arte e TVE, diretto da Miguel Espín, eccellentissimo documentario che vi permette di comprendere radici, personaggi, storie e suoni. Ma se volete innamorarvi veramente del flamenco allora dovete concedere tempo al suo più grande esegeta, Carlos Saura, che con Flamenco Flamenco, nel 1995 ha diretto uno dei più bei film sulla musica mai realizzati, con la fotografia di Vittorio Storaro, una semplice e insuperabile sequenza di canzoni e danze, con musicisti e ballerini leggendari, che vi lascerà assolutamente senza fiato.