Al Pacino: "Shakespeare è violento, molto più di Scarface"
Antonio Monda
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di ANTONIO MONDA
Il grande attore partecipa a Writers in Writers con il monologo di Shylock da 'Il mercante di Venezia'. "Il teatro è stata la mia prima passione. Ma è al cinema che devo tutto"
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Al Pacino ha deciso di partecipare al progetto Writers on Writers delle Conversazioni con un'interpretazione: non si è limitato a leggere un brano, ma ha recitato il monologo di Shylock dal Mercante di Venezia. "È uno dei brani più grandi della storia del teatro" mi spiega, "e ho voluto sceglierlo anche per ricordare l'oscenità del razzismo".
Sin da quando era giovane, Shakespeare ha rappresentato il punto di riferimento costante: nei prossimi mesi lo vedremo in una versione cinematografica del Re Lear diretta da Michael Radford, regista del Mercante di Venezia del 2004.
Otto anni prima aveva voluto dirigere in prima persona Looking for Richard, nel quale cercava di capire il fascino di un personaggio così malvagio e spietato, ed è rimasta nella storia del teatro americano l'interpretazione di Marcantonio nel Giulio Cesare: dominava un cast guidato da Martin Sheen nel ruolo di Cassio, non curandosi troppo di r…
Al Pacino ha deciso di partecipare al progetto Writers on Writers delle Conversazioni con un'interpretazione: non si è limitato a leggere un brano, ma ha recitato il monologo di Shylock dal Mercante di Venezia. "È uno dei brani più grandi della storia del teatro" mi spiega, "e ho voluto sceglierlo anche per ricordare l'oscenità del razzismo".
Sin da quando era giovane, Shakespeare ha rappresentato il punto di riferimento costante: nei prossimi mesi lo vedremo in una versione cinematografica del Re Lear diretta da Michael Radford, regista del Mercante di Venezia del 2004.
Otto anni prima aveva voluto dirigere in prima persona Looking for Richard, nel quale cercava di capire il fascino di un personaggio così malvagio e spietato, ed è rimasta nella storia del teatro americano l'interpretazione di Marcantonio nel Giulio Cesare: dominava un cast guidato da Martin Sheen nel ruolo di Cassio, non curandosi troppo di recitare con un forte accento del Bronx. "I puristi hanno sempre qualcosa da ridire su Shakespeare, specie quando lo interpretano attori non inglesi" mi spiega, "ma trascurano un elemento fondamentale: Shakespeare era in primo luogo un autore popolare".
Qual è la più grande lezione di William Shakespeare?
"Tutti i suoi testi sono tesori pieni di gemme nascoste ma forse la prima cosa su cui riflettere è che era un attore e quindi sa parlare al pubblico, e sa scrivere per chi recita, senza paura dei sentimenti. L'immediatezza con cui arriva agli spettatori è frutto di un lavoro costante e continuo: può sembrare facile recitare Shakespeare ma non lo è affatto se lo si vuole far bene, come pretende la sua grandezza".
Al Pacino nel ruolo di Shylock in 'Il mercante di Venezia' di Michael Radford, 2004
Quanto è stata importante la ricerca su Shakespeare nelle sue altre interpretazioni?
"Racconto un episodio esemplare: quando Francis Ford Coppola mi scritturò per Il Padrino contro il parere di tutti, mi disse che quello che stavamo per girare era una tragedia shakespeariana. Confesso che non avevo capito, e lui con quei suoi modi inimitabili da affabulatore mi spiegò che era la storia di un re che aveva tre figli, uno dei quali aveva ereditato la sua bontà, uno la forza, il terzo l'intelligenza: i grandi registi hanno il talento di farti entrare in un personaggio parlando di quello che ti sta maggiormente a cuore e svelando quello che non riesci a vedere in superficie".
Recentemente lei ha lavorato anche con Martin Scorsese.
"Anche in questo caso è necessario partire da un dato: ho lavorato da giovane con Coppola e ormai anziano con Scorsese. Non si tratta solo di una questione anagrafica, ma di tutto quello che porta con sé l'età: nel primo caso ero inesperto ma pieno di energia e voglia di apprendere. Nel secondo portavo con me l'esperienza e le rughe, anche se sono state levate dal de-aging con cui è stato realizzato il film. Sono due grandissimi maestri: più classico ed epico il primo, più vulcanico il secondo: con loro hai subito la sensazione di partecipare a qualcosa di grande, e l'unica cosa saggia da fare è fidarsi e seguirli".
Pacino con Robert De Niro e Joe Pesci in 'The Irishman' di Martin Scorsese, 2019
Lei continua ad alternare il cinema al palcoscenico.
"Amo il teatro, è stata la mia prima passione ma devo moltissimo al cinema: cerco di fare tesoro di entrambe le esperienze. Noi attori tendiamo a prediligere il teatro mentre i registi il cinema ma ci si può esprimere al meglio in entrambi i linguaggi".
Una volta ha dichiarato che il suo primo linguaggio è stato la timidezza.
"È la verità e credo sia ancora presente anche se l'immagine che proietto a volte è opposta. Soprattutto l'immagine con cui mi identificano i registi".
È stato lei a dichiarare: "Non ho bisogno di guardie del corpo, vengo dal South Bronx".
"Sono cresciuto in mezzo alla violenza e alla miseria e la mia timidezza ha dialogato con questa realtà".
Molti suoi personaggi sono segnati della violenza: a volte la mettono in pratica come Scarface, la ordinano come ne "Il Padrino", la combattono come in "Heat", altre volte sembrano costretti a viverla come in "Quel pomeriggio di un giorno da cani".
"La storia dell'umanità è attraversata dalla violenza e l'uomo ha dentro di sé anche istinti malvagi. Lo sapeva bene Shakespeare che ha scritto tragedie con una violenza molto superiore a quella che scandalizzò in Scarface: basti pensare al Tito Andronico".
C'è un grande regista con il quale avrebbe voluto lavorare?
"Federico Fellini, artista sommo. Mi volle incontrare subito dopo Quel pomeriggio di un giorno da cani: stava preparando il Casanova, andai all'incontro tremando, era un mito. Cominciò a scrutarmi senza dire niente, poi all'improvviso mi prese la guancia destra con le dita e mi disse con quella vocina inconfondibile: "Sei troppo bellino". È stato il rifiuto più bello della mia carriera. Quando il film uscì mi piacque enormemente e rimasi incantato dalla straordinaria interpretazione di Donald Sutherland".
C'è un regista italiano contemporaneo che ammira o con il quale vorrebbe lavorare?
"Non ho alcun dubbio: Paolo Sorrentino".