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Stessa spiaggia, stessi amori: 'Sotto il sole di Riccione', l'estate secondo Vanzina

Su Netflix il film scritto dal regista romano che torna in spiaggia a più di trent'anni da 'Sapore di mare'. Per raccontarci che da allora non siamo cambiati granché
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Certi amori, dice il poeta, non finiscono: fanno giri immensi e poi ritornano. Le storie di Enrico Vanzina sono proprio così: succedono all’improvviso, restano per un po’, poi scompaiono e alla fine si ripresentano. E parlano proprio di questo, d’amore. E giocano con i buoni sentimenti, con gli spunti semplici; vanno diritte al punto, e non prendono in giro nessuno, e funzionano. Nessuna grande pretesa, nessuna grande promessa, nessuna (finta) ricercatezza. C’è un lui e c’è una lei, si vedono, si piacciono e si desiderano. Forse andrà bene, forse no: ma non è questo quello che conta; quello che conta è la scintilla, è l’ossessione del momento, è il ricordo che rimane. Sotto il sole di Riccione, scritto da Vanzina insieme a Caterina Salvadori e Ciro Zecca, diretto dagli YouNuts! e in streaming su Netflix, racconta l’estate di oggi e di ieri, forse non quella di domani, post-Covid, ma affon…
Certi amori, dice il poeta, non finiscono: fanno giri immensi e poi ritornano. Le storie di Enrico Vanzina sono proprio così: succedono all’improvviso, restano per un po’, poi scompaiono e alla fine si ripresentano. E parlano proprio di questo, d’amore. E giocano con i buoni sentimenti, con gli spunti semplici; vanno diritte al punto, e non prendono in giro nessuno, e funzionano. Nessuna grande pretesa, nessuna grande promessa, nessuna (finta) ricercatezza. C’è un lui e c’è una lei, si vedono, si piacciono e si desiderano. Forse andrà bene, forse no: ma non è questo quello che conta; quello che conta è la scintilla, è l’ossessione del momento, è il ricordo che rimane. Sotto il sole di Riccione, scritto da Vanzina insieme a Caterina Salvadori e Ciro Zecca, diretto dagli YouNuts! e in streaming su Netflix, racconta l’estate di oggi e di ieri, forse non quella di domani, post-Covid, ma affonda le radici nella nostra memoria, nella malinconia del mare, negli innamoramenti che durano un attimo, il tempo di riposare i piedi all’ombra degli ombrelloni.



Sotto il sole di Riccione non è Sapore di mare, e va bene così: cambiano i protagonisti (anche se…), e cambiano i tempi e il linguaggio. Aver voluto gli YouNuts! come registi ne è una prova chiarissima: per fotografare questa generazione, questi nuovi innamorati da spiaggia, queste lei sensuali, questi lui impacciati e balbettanti, servono occhi nuovi, occhi che sanno leggerli e che li conoscono. Ma l’intuizione di Vanzina (e di Netflix che distribuisce, e di Lucky Red che produce) non si ferma qui. Insieme ai veterani del genere, come Isabella Ferrari e Andrea Roncato, sono stati scelti quelli che, di fatto, sono i nuovi volti del cinema e della televisione italiani: Ludovica Martino (Skam Italia) e Lorenzo Zurzolo (Baby), Saul Nanni (Non dirlo al mio capo) e Matteo Oscar Giuggioli (Succede), e poi Cristiano Caccamo (La vita promessa) e Claudia Tranchese (Gomorra – La serie).

L’estate italiana è sempre la stessa da più di trent’anni e si ripetono gli stessi rituali e gli stessi corteggiamenti. Ora ci sono i cellulari, i messaggi vocali, le foto, i social. Si parla in modo diverso (e la scena con Roncato, Giuggioli e Nanni è una delle più belle di tutto il film, tra le più riuscite), e c’è come un ribaltamento dei ruoli. Ma il romanticismo, la sostanza delle cose, è sempre la stessa. Si soffre allo stesso modo, e si è timidi ugualmente, e il vero amore, che non si sa ancora cosa sia, se un gioco di sguardi, di occhiate, se il piacere dei sensi unito al piacere della carne, è un tormentone da canzone, da ascoltare in solitudine o in compagnia, in riva al mare, mentre si aspetta la fine delle vacanze, o al bar, mentre si mangia il gelato.



Oggi i ragazzi sembrano più difficili, più complicati, ma forse la realtà è che siamo noi che non li sappiamo più ascoltare, e allora ogni cosa che dicono ci sembra assurda, lontana anni luce, irraggiungibile, surreale. Infarciscono ogni frase con “bro’”, “zio”, “frate” (non “frate'”, attenzione). E fanno amicizia dopo due secondi. Si dichiarano, si raccontano, si dicono tutto quello che c’è da dire nel giro di un aperitivo, e poi ripartono da lì, per costruire qualcosa di più. Sono veloci e noi siamo lenti.

Sotto il sole di Riccione, che riprende nel titolo la canzone di Tommaso Paradiso e che ci costruisce attorno più di una scena, è tutto così: coppie che scoppiano, che s’amano, che si lasciano, amici di una vita che si riscoprono fatti l’uno per l’altra, e vecchi marpioni da spiaggia che riscoprono la bellezza dei sentimenti; madri (la Ferrari) che s’innamorano di sconosciuti (Luca Ward); e il trionfo delle cose piccole, a volte patetiche, a volte banali, che riescono a fare la differenza.



Spesso i film dei Vanzina sono stati tacciati d’essere troppo eccessivi, troppo urlati, troppo tutto; ma la verità è che noi siamo – e continuiamo ad essere, e forse saremo per sempre – gli stessi: prevedibili, ansiosi, fintamente sicuri, noiosi, imbarazzati, perennemente eccitati, e convinti di avere un ruolo preciso da giocare. Sotto il sole di Riccione è una storia vecchia e allo stesso tempo nuovissima: è una di quelle immagini che ci sembra di aver sempre visto, di conoscere come le nostre tasche, ma da cui, chissà come, ci lasciamo catturare ogni volta. E le guardiamo, e le riguardiamo, e le fissiamo ancora. Fanno giri immensi e poi – come certe storie, come certi amori – ritornano.