✕
Da sinistra: seduto Madior Fall (Inno), in piedi Richard Dylan Magon (Momo), Virginia Dop (Awa), Daniela Scattolin (Sara), Beatrice Grannò (Anna), Haroun Fall (Sharif). Al centro, Giuseppe Dave Seke (Zero-Omar). Foto di Francesco Berardinelli/Netflix 

Superpoteri e italiani di seconda generazione: Antonio Dikele Distefano racconta la serie tv "Zero"

Sono iniziate le riprese della storia, da un'idea dello scrittore 28enne: "Il protagonista è un ragazzo nero e quindi ho un legame diretto con il personaggio, ma non mi interessava raccontare me stesso"
3 minuti di lettura
httFimps://twitter.co/marcolessico/status/1279470217710706694Finito Finito il lockdown sono iniziate la scorsa settimana le riprese di Zero, nuova serie di Netflix realizzata da un'idea di Antonio Dikele Distefano. Ventotto anni, nato a Busto Arsizio, un passato come rapper e musicista, lo scrittore ha pubblicato il suo primo romanzo in selfpublishing nel 2014 al quale hanno fatto seguito altri quattro romanzi editi da Mondadori, l'ultimo dei quali è Bozze, prima e seconda parte, alla fine del 2018. La produzione di Zero da parte di Netflix era stata annunciata un anno fa ma la chiusura dei set dovuta al Covid 19 ha rallentato di molto la lavorazione della serie, la cui diffusione è prevista per l'inizio del 2021, scritta da Dikele con Menotti, Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Carolina Cavalli e Lisandro Monaco. La vicenda, ambientata nell'hinterland milanese è quella di un giovane italiano di origini africane, Omar, che gli amici chiamano Zer…
httFimps://twitter.co/marcolessico/status/1279470217710706694Finito Finito il lockdown sono iniziate la scorsa settimana le riprese di Zero, nuova serie di Netflix realizzata da un'idea di Antonio Dikele Distefano. Ventotto anni, nato a Busto Arsizio, un passato come rapper e musicista, lo scrittore ha pubblicato il suo primo romanzo in selfpublishing nel 2014 al quale hanno fatto seguito altri quattro romanzi editi da Mondadori, l'ultimo dei quali è Bozze, prima e seconda parte, alla fine del 2018. La produzione di Zero da parte di Netflix era stata annunciata un anno fa ma la chiusura dei set dovuta al Covid 19 ha rallentato di molto la lavorazione della serie, la cui diffusione è prevista per l'inizio del 2021, scritta da Dikele con Menotti, Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Carolina Cavalli e Lisandro Monaco. La vicenda, ambientata nell'hinterland milanese è quella di un giovane italiano di origini africane, Omar, che gli amici chiamano Zero, che si trova ad avere un super potere, quello di diventare invisibile, che mette a disposizione dei suoi amici per salvare il quartiere in cui vive e dal quale in realtà vorrebbe scappare. La periferia milanese, il rap, le sottoculture e le controculture di oggi fanno da scenario a una storia d'amicizia, d'amore e di riscatto. Pochi giorni fa è stato annunciato il cast della serie, composto da giovani talenti italiani di prima e seconda generazione: il protagonista, Zero, è interpretato da Giuseppe Dave Seke e accanto a lui ci saranno Haroun Fall, Beatrice Grannò, Richard Dylan Magon, Daniela Scattolin, Madior Fall, Virginia Diop, Alex Van Damme, Frank Crudele, Giordano De Plano, Ashai Lombardo Arop, Miguel Gobbo Diaz e Livio Kone. "Per me, per un ragazzo nero italiano come Zero, che deve tutto all'Italia, la cosa più bella è che questa sarà la prima serie nella quale i protagonisti sono dei ragazzi neri italiani", dice Dikele, "Spero che questo possa aprire una porta a quegli attori, creativi e artisti neri che non hanno mai avuto un'occasione importante". 

Quando è iniziato il lavoro sulla serie?
"Più o meno un anno fa, quando mi sono incontrato con gli altri, Menotti, Voltaggio, Vavassori. Sembrava impossibile per noi arrivata a raccontare una storia per Netflix e invece abbiamo trovato la strada giusta per attirare la loro attenzione, abbiamo fatto diversi tentativi e alla fine ci siamo riusciti". 

Avete puntato direttamente alla piattaforma streaming?
"Sì, per un progetto come il nostro era il luogo naturale d'approdo. Certo, se ci avessero chiesto un film avremmo fatto un film, ma il nostro intento era raccontare la storia per intero, con tutti i personaggi e la complessità che avevamo immaginato".

Antonio Dikele Distefano, 28 anni 

 
Che rapporto c'è con il suo romanzo Non ho mai avuto la mia età?
"Le ambientazioni e i personaggi sono più o meno quelli, ma abbiamo scritto una storia completamente nuova, partendo da zero. Sarebbe stato difficile prendere quello che avevo scritto io e adattarlo, il romanzo ha un altro tempo, un'altra struttura. Abbiamo lavorato, invece, con la serialità in mente e quindi del romanzo è rimasto in realtà poco". 
 
Passare dalla letteratura alle serie tv che difficoltà le ha posto?
"Adesso invidio quelli che hanno i ghost writer che mettono insieme i tuoi pensieri. Scherzi a parte, io amo tantissimo lavorare ma si fa molta più fatica quando si è in tanti a scrivere, ci sono mille idee, spunti, correzioni, riscritture, ognuno ha un dubbio o un'idea. Quando scrivi da solo sei tu e il computer e alla fine viene fuori una storia fatta e finita ed è più semplice. Ma ti confronti solo con te stesso, e un punto di vista solo è un limite. Ho trovato bellissimo essere insieme ad altri, parlare, confrontarsi, discutere e trovare insieme il bandolo della matassa". 
 
È anche frutto di una conquistata maturità?
"Io faccio parte di una generazione che a differenza di quella precedente ha avuto Facebook, un social dove se sentivi di dover dire una cosa la scrivevi e gli altri la potevano leggere, non come un diario che conservi nella tua stanza. Io ho iniziato con il diario, ma mi rendevo conto che avevo delle cose da dire e nessuno con cui confrontarmi. Poi mi sono detto che avevo Facebook, che potevo parlare agli altri e ho iniziato a farlo e pian piano mi sono reso conto di avere una responsabilità, perché quello che scrivevo incideva sugli stati d'animo di chi leggeva. Oggi penso che la mia voce possa essere utile per gli altri, compreso me stesso. Se questo è maturità ben venga". 
 
Quanto c'è della sua storia in Zero?
"Non mi interessava raccontare me stesso. C'è un legame, è ovvio, il protagonista è un ragazzo nero e quindi ho un legame diretto con il personaggio. Ma tutti abbiamo messo sul tavolo le nostre esperienze personali per fare in modo che la storia fosse più vera possibile, per fare in modo che non racconti una categoria ma una generazione, l'età in cui tutto cambia. Tutti abbiamo avuto diciassette anni, amici, esperienze, canzoni e quindi Zero parla a tutti. Oggi in italia non c'è nessun progetto che racconti questo tipo di realta e la forza di Zero credo sia nel fatto che allarga il tavolo e le vedute. Le mie radici contano fino a un certo punto, conta quanto sono capace a scrivere e a raccontare. Lo dico a tutti quelli con cui lavoro: l'unica cosa che conta è la voce che hai, quando il pubblico vedrà la storia non penserà a chi l'ha scritta, ma se è bella o no". 
 
La musica ha un ruolo fondamentale nella serie e anche nella sua vita. 
"La musica conta tantissimo. Per me è stata fondamentale, mi ha tenuto sulla strada giusta mentre i miei amici si perdevano in situazioni che non li portavano da nessuna parte, mi ha fatto sfuggire alla noia e al fare cazzate. Ed è stata la prima cosa che ho chiesto a Netflix, poter lavorare con tanta musica, quella vera che è legata alla vita dei ragazzi oggi, tanto rap e hip hop, musica che entra nella storia come protagonista".