✕
(agf)

Ennio Morricone, la musica, il cinema, l'amore: "La più grande soddisfazione? Aver scritto la colonna sonora della vita delle persone"

Ritratto del Maestro, morto a 91 anni, attraverso le sue parole: l'infanzia, la guerra, gli inizi della carriera e l'incontro con Leone (erano stati compagni di scuola), Pasolini
5 minuti di lettura
La cosa che più lo faceva soffrire era non lavorare. Ennio Morricone, morto a Roma nella notte, a 91 anni, malediceva quella brutta osteoporosi che gli stava sbriciolando la colonna e spesso lo costringeva all'immobilità. Aveva reso penoso persino quel viaggio a Los Angeles per l'assegnazione della stella numero 2574 nella Walk of Fame e la consegna dell'Oscar per la colonna sonora del film The hateful eight di Quentin Tarantino, il suo più appassionato sponsor negli Usa. Inarrestabile il maestro, anche se l’Academy con lui era stata avara: una statuetta alla carriera nel 2007 (l’anno in cui partecipò alle primarie del Partito Democratico come candidato in una lista a sostegno di Walter Veltroni e fu eletto nell’Assemblea costituente del partito), dopo cinque nomination tra il 1979 e il 2001, e un premio vero e proprio solo nel 2016, dopo oltre cinquecento musiche da film, molte delle quali gloriose, a partire da Il buono, il b…
La cosa che più lo faceva soffrire era non lavorare. Ennio Morricone, morto a Roma nella notte, a 91 anni, malediceva quella brutta osteoporosi che gli stava sbriciolando la colonna e spesso lo costringeva all'immobilità. Aveva reso penoso persino quel viaggio a Los Angeles per l'assegnazione della stella numero 2574 nella Walk of Fame e la consegna dell'Oscar per la colonna sonora del film The hateful eight di Quentin Tarantino, il suo più appassionato sponsor negli Usa. Inarrestabile il maestro, anche se l’Academy con lui era stata avara: una statuetta alla carriera nel 2007 (l’anno in cui partecipò alle primarie del Partito Democratico come candidato in una lista a sostegno di Walter Veltroni e fu eletto nell’Assemblea costituente del partito), dopo cinque nomination tra il 1979 e il 2001, e un premio vero e proprio solo nel 2016, dopo oltre cinquecento musiche da film, molte delle quali gloriose, a partire da Il buono, il brutto e il cattivo, nel 1966, una delle più influenti della storia del cinema, e C'era una volta il West, 10 milioni di copie vendute. L'idea del ritiro neanche lo sfiorava, nell'ultimo tour europeo si era esibito in 22 città per 150mila spettatori, ma poi la recente rottura del femore e il ricovero in clinica avevano complicato la situazione e aggravato le sue condizioni generali.

Addio Ennio Morricone, la notizia sui siti del mondo



"Incominciano a chiedermi se sarà il mio ultimo concerto", aveva detto nel 2016, alla vigilia di un'apparizione nell’immensa 02 Arena di Londra dove si esibiscono le star del pop. "Non è così. Mi sento motivato, riposato, in forma". Poi era arrivata la tardiva consacrazione a Hollywood. "Sono felice di aver finalmente vinto l'Oscar", aveva commentato. "Tarantino non mi ha neanche fatto vedere il film quando mi ha chiesto di scrivere le musiche di The hateful eight – mi ha solo mandato la traduzione italiana della sceneggiatura. È piaciuto sia a me che a mia moglie, e ho accettato". La famiglia, i quattro figli e Maria, l'amore di una vita, collaboratrice, complice, musa, erano il suo tesoro: "Incontrare Maria nel 1950 e sposarla sei anni dopo è stato il momento più romantico della mia vita. Siamo insieme da sessantacinque anni. A quaranta le dissi che avrei smesso di scrivere colonne sonore per dedicarmi a quella che io chiamo “musica assoluta”. L’ho ripetuto a cinquanta, sessanta, settanta e ottanta. Forse a novanta lo farò davvero". Le origini e la vita nella capitale erano la sua ricchezza e la sua ispirazione: "Sono cresciuto a Roma durante la Seconda guerra mondiale. Succedeva anche che non avessimo niente da mangiare. Ma mi considerai fortunato quando, alla fine della guerra, scoprii le cose terribili che erano successe altrove in quegli anni", raccontava.

Ennio Morricone a Damilano: "Quando componevo avevo 15 matite: non potevo fermarmi per temperare"



Già mentre lavorava come arrangiatore per la Rca, scriveva musiche pop e jazz per Mina (Se telefonando), Paul Anka, Helen Merrill e Chet Baker, e iniziava la sua fortunata collaborazione con Sergio Leone (Per un pugno di dollari, 1964), Morricone pensava in termini di musica assoluta (dal 1946 ha composto oltre 100 brani classici). "A dodici anni m'iscrissi al Conservatorio di Santa Cecilia e da ragazzo suonai anche la tromba in diverse colonne sonore. Nel dopoguerra l'industria del cinema era molto forte in Italia, il Neorealismo fu per tutti un'esperienza indimenticabile, anche se praticamente erano film senza musica. Non ho mai chiesto lavoro a nessuno, ho cominciato piano piano, sono cresciuto col passaparola", ricordava. Si era diplomato nel 1954 in tromba (lo strumento che suonava suo padre), strumentazione per banda e composizione con Goffredo Petrassi al Conservatorio di Santa Cecilia. Ancora, guardando il volto corrucciato del giovane Clint Eastwood, vengono in mente le straordinarie, originalissime armonie di Morricone, il fischio romantico, le nostalgiche chitarre, la voce evocativa di un soprano in lontananza. Una maestria a comporre per immagini che non avrebbe mai conquistato senza lo studio, come ribadiva in ogni intervista.

Non aveva mai abbandonato l’idea di far parte dell’avant-garde di Boulez, Stockhausen, Luciano Berio e Luigi Nono: "Vengo dalla musica sperimentale, dove è naturale far entrare nella partitura i suoni del quotidiano, che siano voci umane o versi di animali. Mi chiedono chi sono i miei cantanti preferiti, ma io non conosco i nomi di artisti pop. La pop music è ormai standardizzata, fatta per piacere a più gente possibile. È quel che fa anche lei, potreste obiettare. È vero, ma quando ascoltate le mie composizioni è chiaro che ho studiato e che conosco la storia della musica". Fu membro negli anni Sessanta e Settanta del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, anche se non ha mai nascosto che la popolarità come compositore di colonne sonore fosse dovuta in maggior parte alla semplicità pop delle armonie, pur se amplificate da una sontuosa veste sinfonica. "La cosa che più mi gratifica non è aver composto centinaia di musiche da film o di ascoltare ancora ovunque le note di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto o Nuovo Cinema Paradiso, ma di aver scritto la colonna sonora delle vite di tante persone, e anche della mia", diceva.

Colto e ambizioso, creativo e severo, versatile e rigoroso, era irritato dal fatto che continuassero a etichettarlo come un compositore da spaghetti western. "Ho scritto musiche per drammi e commedie, film epici e horror, i western sono a malapena l’otto per cento della mia produzione", protestava. "Non sono uno specialista in western, sono un uomo di musica". Ma non negava che l'intesa con Leone era stata perfetta. "Neanche mi riconobbe quando mi chiese di scrivere la colonna sonora di Per un pugno di dollari; eravamo andati a scuola insieme per un anno alle elementari", scherzava il maestro, originario di Arpino, provincia di Frosinone. Raccontava anche che il regista aveva allungato alcune scene dei suoi film più famosi proprio per accomodare le sue composizioni ("La sua musica è molto più eloquente del dialogo", diceva Leone). Una generosità impensabile, soprattutto a Hollywood, dove spesso le partiture vengono orchestrate da altre professionalità, una cosa che il maestro non avrebbe mai permesso. Ogni cosa doveva essere fatta a modo suo, fin da quando aveva lavorato con Pasolini in Uccellacci e uccellini, nel 1966. "Il rapporto con Pierpaolo fu fantastico, anche se non facile all'inizio. Mi chiese di riarrangiare alcune pièce classiche, io insistetti per comporre musiche originali. La spuntai, qualche volta bisogna dire di no".

Morricone ha eseguito le sue composizioni alla Scala, all’Arena di Verona e al Teatro Greco di Taormina; è stato campione di scacchi; ha diretto nella chiesa del Gesù a Roma una messa speciale dedicata a Papa Francesco; è stato pluripremiato per le musiche di film rimaste nella memoria, come Gli intoccabili, I giorni del cielo, La leggenda del pianista sull’oceano, La battaglia di Algeri, L’uomo delle stelle, Sacco e Vanzetti e Metti una sera a cena; era Commendatore e Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica italiana, Cavaliere della legion d’onore in Francia, insignito lo scorso 5 giugno in Spagna del Premio Principessa delle Asturie per le arti 2020 (riconoscimento che ha condiviso con "l'avversario" americano John Williams, 88 anni); in gioventù musicò testi di Salvatore Quasimodo e Cesare Pavese e orchestrato per Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Rita Pavone, Luigi Tenco e Gino Paoli; ha ispirato generazioni di artisti, da Jay Z, che in Blueprint 2 ha campionato The ecstasy of gold (da Il buono il brutto e il cattivo), a John Zorn, Mike Patton, Pet Shop Boys, Muse, Massive Attack, Metallica, Bruce Springsteen, Mars Volta, U2 e Ramones; ha vinto tra l’altro tre Grammy Award, tre Golden Globe, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d'argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize e ha venduto inoltre più di 70 milioni di dischi - ma non si è mai arreso alle lusinghe dello star system americano, non ha voluto imparare l’inglese e ha rifiutato l’offerta di una villa a Los Angeles. "Non avrei mai potuto lasciare l’Italia", ripeteva, "e non ho mai considerato una limitazione non vivere a Hollywood. Non potrei accettare le loro condizioni, io faccio tutto da solo, come Bernard Herrmann, Bach, Beethoven e Stravinsky. A qualcuno ancora sembra strano che io esegua musica da camera. Non è vero che compongo solo colonne sonore. Quelle sono musiche per i registi e il pubblico, le altre sono per me. Dicono che sono schiavo del lavoro, suvvia sono un ozioso paragonato a Bach o Mozart".

Il maestro stava provando il suo ultimo concerto quando aveva appreso la notizia di essere stato nominato all’Oscar per la colonna sonora del film di Tarantino (era rimasto malissimo quando, nel 1986, l’Academy preferì le musiche di Herbie Hancock per Round Midnight a quelle di The Mission - "Un furto", commentò): "Ero davanti all’orchestra, 90 musicisti e novanta coristi. Tutti hanno cominciato ad applaudire, è stata la standing ovation più commovente della mia carriera", aveva raccontato al Guardian in una delle ultime interviste in cui per la prima volta rifletteva serenamente sull’idea dell’impermanenza. "Tutti dobbiamo morire, la morte non mi fa paura. Mi terrorizza piuttosto il fatto di andarmene prima di mia moglie, o che lei mi lasci da solo. L’ideale sarebbe morire insieme".