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"Imagine" filo-sovietica? Un pensiero terribile. Ecco perché

Una canzone utopica con una visione del futuro positiva e che potesse essere cantata da tutti. A questo pensava John Lennon quando scrisse il pezzo all'inizio degli anni Settanta. Non certo all'Unione Sovietica come suggerito dalla leghista Susanna Ceccardi. E se a nessuno viene in mente di mettere le mani sulla Gioconda, perché farlo con un brano considerato, a ragione, patrimonio dell'umanità?
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Provate a immaginare Imagine di John Lennon come un pezzo di propaganda filo-sovietica… anzi no, non fatelo, è un pensiero terribile, troppo sgradevole da poter prendere in considerazione. Mantenete l’idea della canzone per quello che è: un dolce, rivoluzionario mantra considerato a ragione un patrimonio dell’umanità, al pari del Grand Canyon, della Cappella Sistina e delle Variazioni Goldberg di Bach. A questo dovrebbe pensare la leghista Susanna Ceccardi quando suggerisce che il mondo evocato dalla canzone di Lennon c’era e si chiamava Unione Sovietica, e nel caso vorremmo suggerirle che se proprio ha bisogno di una canzone post-beatlesiana col sentore di simpatia “comunista” esiste, s’intitola Power to the people, e Lennon l’ha incisa per così dire col pugno chiuso alzato.

Susanna Ceccardi (Lega): "Imagine di John Lennon? Canzone marxista e comunista"



Ma Im…
Provate a immaginare Imagine di John Lennon come un pezzo di propaganda filo-sovietica… anzi no, non fatelo, è un pensiero terribile, troppo sgradevole da poter prendere in considerazione. Mantenete l’idea della canzone per quello che è: un dolce, rivoluzionario mantra considerato a ragione un patrimonio dell’umanità, al pari del Grand Canyon, della Cappella Sistina e delle Variazioni Goldberg di Bach. A questo dovrebbe pensare la leghista Susanna Ceccardi quando suggerisce che il mondo evocato dalla canzone di Lennon c’era e si chiamava Unione Sovietica, e nel caso vorremmo suggerirle che se proprio ha bisogno di una canzone post-beatlesiana col sentore di simpatia “comunista” esiste, s’intitola Power to the people, e Lennon l’ha incisa per così dire col pugno chiuso alzato.

Susanna Ceccardi (Lega): "Imagine di John Lennon? Canzone marxista e comunista"



Ma Imagine no, per favore, lasciamola stare, quando l’ha scritta Lennon a tutto pensava meno che al regime sovietico, aveva in mente una canzone che “potessero cantare tutti” e che potesse durare nel tempo, una canzone che desse una visione del futuro positiva, un’utopia, e non una distopia da incubo alla George Orwell, la visione di un mondo in cui non ci fossero religioni, confini nazionali, brama di possesso, niente per cui uccidere o usare violenza, niente per cui giustificare la sopraffazione dell’uomo contro un altro uomo. La prima ispirazione venne addirittura da alcune poesiole che Yoko Ono aveva scritto per rassicurare il fratellino durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Immagina questo… immagina quest’altro… immagina un mondo migliore per non vedere l’orrore, per rifiutare la bruttezza, l’ingiustizia, la violenza. Non a caso in Unione Sovietica questa canzone era proibita, la temevano come tutte le canzoni che esaltavano il senso di libertà.



A pensare che Lennon avesse in mente la Russia sovietica sono solo la leghista Susanna Ceccardi e forse l’Fbi dei primi anni Settanta che metteva sotto vigilanza speciale tutti gli artisti che mostravano poco rispetto verso l'establishment. Lennon in un certo senso era un sovversivo, ma totalmente privo di base ideologica, era un artista e come tale si muoveva, cambiava idea, simpatizzava per chi voleva, a tratti anche per movimenti più radicali, ma era soprattutto un pacifista, anzi è stato uno dei più grandi militanti della pace dell’epoca moderna, e Imagine era il suo inno. Su una cosa la canzone è molto chiara, parla di un mondo senza religioni. E non ce l’aveva neanche con l’idea di Dio, come ebbe a spiegare in seguito, piuttosto con i culti organizzati e le denominazioni rigide che limitano la nostra libertà di fede. E c’è chi è riuscito a fraintenderla anche in senso opposto, con effetti quasi comici. Convinto di fare cosa buona e giusta, Gianni Morandi la cantò direttamente davanti a Giovanni Paolo II al mega-raduno del settembre 1997 nei pressi di Bologna. Praticamente un affronto, sebbene del tutto involontario, ma non se ne accorse nessuno, o forse nessuno volle infierire.

Del resto le versioni in italiano di Imagine sono una storia a parte, fortunatamente poco nota al grande pubblico. Esiste perfino una traduzione firmata tra gli altri da Paolo Limiti e cantata da Ornella Vanoni che se ne sbatte altamente di tutte queste problematiche e che nel ritornello, invece di “you may say I’m a dreamer” dice senza troppi scrupoli: “non è vero ma succede, viene sempre un’ora blu e se solo il cuore cede, stammi più vicino tu”, di cui si ricorda anche una versione a due voci, maschile e femminle eseguita da Wess & Dori Ghezzi. Più fedele allo spirito originale la versione firmata da Gino Paoli, con tanto di coda con citazione di Hey Jude, che però glissa sulla frase “no possessions” girandoci intorno con parole di fratellanza universale, ma ben fermo nel parlare di un mondo senza religioni e senza confini. Dunque il problema sembra più che altro una questione di integrità, esattamente come si fa con le opere d’arte in esposizione. Nessuno potrebbe azzardarsi a mettere le mani sulla Gioconda. Bene, evitate di farlo anche con Imagine.