La mia cantata in regalo al Pds
di BARBARA PALOMBELLIEnnio Morricone ha scritto la musica del concerto che darà il via al congresso del partito
ROMA - "Ho molta simpatia per l'evoluzione democratica del Pds... va incoraggiata e completata... Prima, no... prima i comunisti mi sembravano ipocriti, li ho sempre tenuti a grande distanza, li sentivo fuori dalla vera democrazia". Teatro Olimpico, ieri mattina a mezzogiorno. Si è appena conclusa la prova generale del concerto che darà il via al congresso del Pds, "alla presenza delle massime autorità dello Stato", come chiariscono gli organizzatori.
Ennio Morricone, seduto in platea, corregge qualche passaggio, controlla l'amplificazione, cerca di risolvere la vertenza scoppiata fra il coro di Santa Cecilia e il committente politico... È un uomo semplice, mite (e come tutti i miti capace di furie improvvise e velocissime), veste come un padre di famiglia borghese, è disponibile e cordiale con tutti. Non si dà arie, nonostante abbia venduto forse più di cento milioni di dischi (erano 40 milioni trent'an…
Ennio Morricone, seduto in platea, corregge qualche passaggio, controlla l'amplificazione, cerca di risolvere la vertenza scoppiata fra il coro di Santa Cecilia e il committente politico... È un uomo semplice, mite (e come tutti i miti capace di furie improvvise e velocissime), veste come un padre di famiglia borghese, è disponibile e cordiale con tutti. Non si dà arie, nonostante abbia venduto forse più di cento milioni di dischi (erano 40 milioni trent'an…
ROMA - "Ho molta simpatia per l'evoluzione democratica del Pds... va incoraggiata e completata... Prima, no... prima i comunisti mi sembravano ipocriti, li ho sempre tenuti a grande distanza, li sentivo fuori dalla vera democrazia". Teatro Olimpico, ieri mattina a mezzogiorno. Si è appena conclusa la prova generale del concerto che darà il via al congresso del Pds, "alla presenza delle massime autorità dello Stato", come chiariscono gli organizzatori.
Ennio Morricone, seduto in platea, corregge qualche passaggio, controlla l'amplificazione, cerca di risolvere la vertenza scoppiata fra il coro di Santa Cecilia e il committente politico... È un uomo semplice, mite (e come tutti i miti capace di furie improvvise e velocissime), veste come un padre di famiglia borghese, è disponibile e cordiale con tutti. Non si dà arie, nonostante abbia venduto forse più di cento milioni di dischi (erano 40 milioni trent'anni fa) e scritto le più belle musiche da film, oltre agli indimenticabili arrangiamenti di Sapore di sale, A-a-bbronzatissima, In ginocchio da te. Figlio di Mario, gran suonatore di tromba, ha una moglie di nome Maria, quattro figli di cui uno soltanto musicista: Marco, Alessandra, Andrea (ha diretto un concerto proprio martedì sera all' università di Roma), Giovanni, una bella casa affacciata sui pini di piazza Venezia proprio a due metri dal palazzo delle Botteghe Oscure...
Come è nata l'idea di scrivere musica per il Pds? "Qualche tempo fa, mi ha telefonato Gianni Cuperlo, della segreteria del partito, per chiedermi un appuntamento... Ci siamo visti, mi ha chiesto di pensare una musica nuova... E io gli ho dato l' idea di celebrare l'avvio del congresso con l'esecuzione della mia 'Cantata per l' Europa' , scegliendo una sede non di partito. La cantata l'avevo composta su commissione belga e andai io stesso a dirigerla a Liegi, una decina d' anni fa, poi è stata eseguita in Ungheria, a Roma, in altre città. Perché, sia chiaro, io con la politica non c' entro... e non ci voglio entrare". Ma come, prima scrive l'inno del Pds e poi... "Eppoi, potrei scrivere anche musica per altri partiti. Non ho firmato un'esclusiva (ride e sai che quel che dice è vero: per lui il congresso del Pds dev' essere come uno dei tantissimi film di cui ha scritto la colonna sonora). Anzi, è stato un regalo... questo tipo di lavoro lo considero fuori dalla vera professione".
Le hanno posto delle condizioni, le hanno dato dei consigli? "I consigli e i suggerimenti li ho richiesti io, come faccio con gli amici registi. E gli ambasciatori di D' Alema sono stati chiarissimi: né epica, né passato, né politica...". E il segretario ha gradito il regalo? "Non lo conoscevo, è venuto a casa mia a sentire la musica e gli è piaciuta". Prima di quest' incontro, quali partiti le piacevano? "Non ho mai avuto tessere. A casa mia la politica non c' era, c' era soltanto la musica... A parte uno zio anarchico, ma anarchico di brutto, Bruno Ridolfi, tutti noi pensavamo soltanto a suonare. L' unico partito per cui ho avuto una simpatia, ora conclusa, è stato il partito radicale. Mi hanno sempre "collocato" a sinistra, perché tutti i film che si sono fatti in Italia sono di sinistra, ma io scrivevo musiche senza scendere in campo. Anzi, posso dire di avere composto una colonna sonora per l'unico film di destra mai prodotto nel dopoguerra...". Come si chiamava? "Aveva un nome buffo, che non si può dimenticare: 'Lo sai cosa faceva Stalin alle donne?', opera prima e ultima di un giornalista, Maurizio Liverani. Non ebbe molto successo..." (ride, saluta e scappa a cercare di metter pace sul palcoscenico).
(Articolo pubblicato il 20 febbraio 1997)
Ennio Morricone, seduto in platea, corregge qualche passaggio, controlla l'amplificazione, cerca di risolvere la vertenza scoppiata fra il coro di Santa Cecilia e il committente politico... È un uomo semplice, mite (e come tutti i miti capace di furie improvvise e velocissime), veste come un padre di famiglia borghese, è disponibile e cordiale con tutti. Non si dà arie, nonostante abbia venduto forse più di cento milioni di dischi (erano 40 milioni trent'anni fa) e scritto le più belle musiche da film, oltre agli indimenticabili arrangiamenti di Sapore di sale, A-a-bbronzatissima, In ginocchio da te. Figlio di Mario, gran suonatore di tromba, ha una moglie di nome Maria, quattro figli di cui uno soltanto musicista: Marco, Alessandra, Andrea (ha diretto un concerto proprio martedì sera all' università di Roma), Giovanni, una bella casa affacciata sui pini di piazza Venezia proprio a due metri dal palazzo delle Botteghe Oscure...
Come è nata l'idea di scrivere musica per il Pds? "Qualche tempo fa, mi ha telefonato Gianni Cuperlo, della segreteria del partito, per chiedermi un appuntamento... Ci siamo visti, mi ha chiesto di pensare una musica nuova... E io gli ho dato l' idea di celebrare l'avvio del congresso con l'esecuzione della mia 'Cantata per l' Europa' , scegliendo una sede non di partito. La cantata l'avevo composta su commissione belga e andai io stesso a dirigerla a Liegi, una decina d' anni fa, poi è stata eseguita in Ungheria, a Roma, in altre città. Perché, sia chiaro, io con la politica non c' entro... e non ci voglio entrare". Ma come, prima scrive l'inno del Pds e poi... "Eppoi, potrei scrivere anche musica per altri partiti. Non ho firmato un'esclusiva (ride e sai che quel che dice è vero: per lui il congresso del Pds dev' essere come uno dei tantissimi film di cui ha scritto la colonna sonora). Anzi, è stato un regalo... questo tipo di lavoro lo considero fuori dalla vera professione".
Le hanno posto delle condizioni, le hanno dato dei consigli? "I consigli e i suggerimenti li ho richiesti io, come faccio con gli amici registi. E gli ambasciatori di D' Alema sono stati chiarissimi: né epica, né passato, né politica...". E il segretario ha gradito il regalo? "Non lo conoscevo, è venuto a casa mia a sentire la musica e gli è piaciuta". Prima di quest' incontro, quali partiti le piacevano? "Non ho mai avuto tessere. A casa mia la politica non c' era, c' era soltanto la musica... A parte uno zio anarchico, ma anarchico di brutto, Bruno Ridolfi, tutti noi pensavamo soltanto a suonare. L' unico partito per cui ho avuto una simpatia, ora conclusa, è stato il partito radicale. Mi hanno sempre "collocato" a sinistra, perché tutti i film che si sono fatti in Italia sono di sinistra, ma io scrivevo musiche senza scendere in campo. Anzi, posso dire di avere composto una colonna sonora per l'unico film di destra mai prodotto nel dopoguerra...". Come si chiamava? "Aveva un nome buffo, che non si può dimenticare: 'Lo sai cosa faceva Stalin alle donne?', opera prima e ultima di un giornalista, Maurizio Liverani. Non ebbe molto successo..." (ride, saluta e scappa a cercare di metter pace sul palcoscenico).
(Articolo pubblicato il 20 febbraio 1997)