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(fotogramma)

Le magie sonore di Morricone

A Bari il compositore ha aperto la rassegna "Time Zones"
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BARI - Per la prima volta Ennio Morricone ha diretto in pubblico le sue musiche per cinema, aprendo così sui toni dell'evento inedito la rassegna Time Zones, felice e aristocratica isola progettuale che puntualmente ogni anno a Bari ospita il meglio dei linguaggi musicali orientati verso le nuove frontiere dell' espressione. Morricone, ovviamente, è una prestigiosa eccezione, e ha chiaramente regalato questa insolita performance alla rassegna di cui da tempo è una specie di affettuoso garante. Per allestirla c'è voluto l'impegno della Provincia che ha messo a disposizione l' orchestra sinfonica di Bari, l'arrivo di alcuni solisti aggiunti e infine la disponibilità del vellutato palcoscenico del Petruzzelli.

Addio Ennio Morricone, la notizia sui siti del mondo



La chiave di tutto è nello speciale e spurio sinfonismo su cui Morricone ha costruito la sua superba diversit&agr…
BARI - Per la prima volta Ennio Morricone ha diretto in pubblico le sue musiche per cinema, aprendo così sui toni dell'evento inedito la rassegna Time Zones, felice e aristocratica isola progettuale che puntualmente ogni anno a Bari ospita il meglio dei linguaggi musicali orientati verso le nuove frontiere dell' espressione. Morricone, ovviamente, è una prestigiosa eccezione, e ha chiaramente regalato questa insolita performance alla rassegna di cui da tempo è una specie di affettuoso garante. Per allestirla c'è voluto l'impegno della Provincia che ha messo a disposizione l' orchestra sinfonica di Bari, l'arrivo di alcuni solisti aggiunti e infine la disponibilità del vellutato palcoscenico del Petruzzelli.

Addio Ennio Morricone, la notizia sui siti del mondo



La chiave di tutto è nello speciale e spurio sinfonismo su cui Morricone ha costruito la sua superba diversità, in un incrocio funzionale tra strumenti popolari e organico sinfonico. In realtà, quando a metà del concerto ha attaccato la sua celeberrima sequenza western (Il buono, il brutto, il cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa) qualcuno ha perfino riso, come se chitarra elettrica e batteria avessero oltraggiosamente interrotto quella sensazione di rigore accademico che fino a quel punto in qualche modo la serata aveva garantito. Ma questo dimostra una scarsissima comprensione di quello che al contrario è l'elemento più prodigioso del talento di Morricone, che è appunto l'abilità di giocare col sacro e il profano, mescolando i termini del discorso con poderosi scarti stilistici, con sovvertimenti fantasiosi e invenzioni inedite. Che un fischio, un grido di un coyote, un basso elettrico, o più audacemente ancora il grande universo dei rumori potesseroaccordarsi con schemi sinfonici tradizionali o con la musica aleatoria, è stata proprio la scommessa che Morricone ha voluto e saputo vincere, affermando una sorta di icona stilistica facilmente estraibile dal suo contesto originale, come dimostrano le infinite citazioni di cui i suoi temi più famosi sono oggetto nella musica popolare di tutto il mondo.

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Ma, trattandosi di un concerto, era in gioco anche un altro problema, peraltro annoso, ovvero i possibili margini di autonomia delle cosiddette musiche applicate. E nel caso di Morricone la faccenda diventa oltremodo complessa. Ad ascoltare i temi principali di C'era una volta in America, non parrebbe esserci dubbio: sono musiche concepite come funzionali all'immagine cinematografica, ma anche da sole vantano un elevatissimo potere di suggestione. Ma è anche vero che il richiamo della sintesi suono-immagine è talmente forte che non potremo mai essere certi di stare realmente ascoltando quelle musiche nella loro vera autonomia, di non essere noi stessi a presupporre l' immagine anche quando le ascoltiamo in forma di concerto. Naturalmente questo vale in particolare per i film di Sergio Leone, per i quali la collaborazione con Morricone, ha creato dei veri e propri archetipi della colonna sonora cinematografica, e una possibilità di sintesi forse irripetibile, dovuta anche all' acutissima sensibilità con la quale Leone concepiva l'importanza del suono e della musica nei suoi film. Impossibile non pensare a C'era una volta il West con la sua lunga sequenza basata solo su rumori, oppure di nuovo a C'era una volta in America, dove un infinito prolungatissimo squillo di telefono crea da solo una fortissima tensione drammatica. In questi casi è davvero difficile ascoltare la musica senza essere travolti dal ricordo delle immagini del film. Per non parlare di Giù la testa o altri classici western.

In altre zone del programma del concerto questa possibile scissione è più facile, come per esempio nelle quattro canzoni proposte nella prima parte del concerto, cantate dalla soprano Alide Maria Salvetta, ormai sempre più connotata come l' unica cantante di estrazione classica in grado di impegnarsi in questo difficile ponte con il mondo popolare (ricordiamo al revisione liederistica delle canzoni dei Beatles). In questo caso lo sforzo della ricerca è nell' utilizzare il medesimo e spregiudicato lessico in una estraniante rilettura della forma canzone, terreno ben noto a Morricone, non fosse altro per il suo passato di arrangiatore di celeberrimi successi canzonettistici degli anni Sessanta. Anche qui ci sono di mezzo i film, come La califfa o La moglie più bella, ma l' assonanza è meno forte, così che i brani possono essere percepiti come frammenti a sé stanti. Di contaminazione in contaminazione dobbiamo segnalare il felice inserimento solistico dei tricorni di Cicci Santucci e Flavio Boltro sul tema di Legami di Almodovar, con pennellate di improvvisazione jazzistica nelle affascinanti geometrie dell' orchestra sinfonica. Gran finale con The Mission, dove all' eloquenza del pieno orchestrale si sono aggiunti i due flauti di Pan del gruppo Trencito de los Andes, e lunga ovazione del pubblico, finalmente entrato completamente nell' insolito fascino di queste musiche. Sono state concepite per servire l' immagine, ma ormai sono già in se stesse talmente cariche di immaginazione visiva, da rischiare un rovesciamento del ruolo iniziale, fino quasi a richiedere delle immagini applicate alla musica.

(Articolo pubblicato il 10 giugno 1990)