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(fotogramma)

Morricone l'intoccabile

Trent'anni di musica per il cinema. Incontriamo il maestro, candidato all'Oscar per il film di De Palma, nella sua casa romana; gli inizi e la scelta di comporre colonne sonore nonostante la grande passione per la classica
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ROMA - Maestro, ora ci sembra di capire da dove viene la sua infinita ispirazione... La casa di Ennio Morricone ha finestre come quadri; nel solo soggiorno, grande come la hall di un grande albergo con un numero impressionante di divani, di "quadri" ce ne sono tre: uno è la chiesa dell'Ara Coeli con il Campidoglio, l' altro il monumento a Vittorio Emanuele e il terzo è piazza Venezia con il suo palazzo. Maestro, l'ispirazione... "Se ne accorgono tutti soltanto ora della mia ispirazione, ora che ricevo grandi riconoscimenti dall' estero; sono quasi trent' anni che compongo musica per il cinema e nel 1988 si accorgono di me". Quest'anno i grandi riconoscimenti sono arrivati per la musica di Gli intoccabili di Brian De Palma: la storia di Al Capone gli ha fatto guadagnare un Grammy Award, massimo riconoscimento musicale americano, un Bafta Award, Oscar inglese per il cinema, ed una nomination all' Oscar.

Ennio…

ROMA - Maestro, ora ci sembra di capire da dove viene la sua infinita ispirazione... La casa di Ennio Morricone ha finestre come quadri; nel solo soggiorno, grande come la hall di un grande albergo con un numero impressionante di divani, di "quadri" ce ne sono tre: uno è la chiesa dell'Ara Coeli con il Campidoglio, l' altro il monumento a Vittorio Emanuele e il terzo è piazza Venezia con il suo palazzo. Maestro, l'ispirazione... "Se ne accorgono tutti soltanto ora della mia ispirazione, ora che ricevo grandi riconoscimenti dall' estero; sono quasi trent' anni che compongo musica per il cinema e nel 1988 si accorgono di me". Quest'anno i grandi riconoscimenti sono arrivati per la musica di Gli intoccabili di Brian De Palma: la storia di Al Capone gli ha fatto guadagnare un Grammy Award, massimo riconoscimento musicale americano, un Bafta Award, Oscar inglese per il cinema, ed una nomination all' Oscar.

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L'11 aprile sapremo, ma Morricone questa volta non si pronuncia: l'anno scorso era quasi certo di vincerla la statuetta, era anche andato a Los Angeles. Ed era seduto tra gli ospiti del Dorothy Chandler Pavillon quella grande notte quando alle sue musiche per The Mission di Roland Joffè avevano preferito quelle di Herbie Hancock per "Round midnight" di Tavernier. Grande disillusione. ("Mai più un viaggio così, mai più crederò a quelli che dicono "è sicuro"". Perché questa amarezza? "Perché sono stanco di essere considerato "quello di Per un pugno di dollari, con Leone ho fatto altri film, e non solo con lui...". Ha composto le musiche di tutti i film per i quali si è coniata la definizione di "spaghetti western" ("Oggi non comporrei più musiche per quel genere, a meno che Leone non decidesse di farne un altro"), ma importanti e continuative sono state anche le collaborazioni con Montaldo (Sacco e Vanzetti, Gott mit uns, il Marco Polo televisivo...), con Bolognini (La venexiana, Metello, L' eredità Ferramonti....), Pontecorvo (Ogro, La battaglia di Algeri....), e poi Petri, Bertolucci e infiniti altri. Ora ha deciso di fermarsi. "Sei mesi tutti per me, che purtroppo stanno finendo. Ho composto musica da camera, i prossimi impegni saranno il secondo film di Luis Puenzo dopo "La storia ufficiale" e il prossimo De Palma; poi con Leone abbiamo discusso le musiche per il suo film sull' assedio di Leningrado, ma nulla ancora è sicuro, forse userà la "Sinfonia di Leningrado" di Sciostakovic insieme alle mie composizioni".

La passione originale non si spegne: comporre, musica da camera, musica 'seria'. "A diciotto anni sono entrato in conservatorio e ci sono rimasto per quindici anni; ho studiato composizione con Petrassi. Ma dovevo pur vivere. Ho suonato nei night, nelle sale da ballo, con mio padre che era un trombettista, ho suonato il violino, il corno francese, la tromba. Gli anni del Conservatorio li ricordo così: di giorno studiavo, di notte suonavo. Il tempo che restava era per mangiare e dormire. E quando mi chiedono perché non ho mai concesso nulla ad altre musiche, al rock' n' roll, rispondo che quando Elvis era vivo non avevo tempo di ascoltarlo".

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"I miei maestri sono stati, oltre a Petrassi, Palestrina, Monteverdi, Bach, Frescobaldi, Stravinsky. Fino al 1962 ho fatto arrangiamenti per canzoni, ho suonato nelle orchestre, composto musiche per la radio e la tv. Poi Luciano Salce mi notò, decise che avevo talento e mi propose di fare le musiche per Il federale. La mia carriera cinematografica è nata da lì". Non propriamente scelta... "All'inizio mi sono adattato, rinunciare alla classica era l'unico modo per vivere, per guadagnare; ora però amo il mio lavoro, lo faccio con passione".

È vero quello che si dice a proposito di una colonna sonora: è bella quando non ci si accorge di lei? "Non sono d' accordo. È bella quando la musica diventa un tutt'uno con le immagini, quando lascia qualcosa allo spettatore, quando non "scavalca" il film. La musica deve entrare dolcemente ed uscire con enfasi. Allora va bene". Come nascono le sue musiche? "Non c' è un modo stabilito. Nel caso di Gli intoccabili ho visto il film finito ed ho composto. Ma per C' era una volta in America mi sono messo subito al lavoro, Leone me ne ha parlato sette anni prima di girarlo. Ha battuto il primo ciak e la colonna sonora era praticamente pronta". Maestro, è più emozionante comporre, orchestrare o dirigere? "Comporre e orchestrare sono parti di uno stesso momento. Chi fa musiche per il cinema senza orchestrarle è un dilettante o è un pigro. Dirigere non mi dispiace, ma comporre è il mio mestiere".

Va spesso al cinema? "Vedo solo i successi stagionali". Ha mai pensato di comporre canzoni per i grandi interpreti? "Tanti anni fa ho dato alcune mie musiche a Milva, ma non lo rifarei". Che rapporto ha con il rock? "E' il rock che ha rapporti con me. Molti gruppi hanno utilizzato le mie musiche (di recente Cameo e B.A.D., in passato il clarinettista e sassofonista John Zorn, ndr). Poi sono passati da Roma... ne ricordo solo un paio; come si chiama... quello dei Dire Straits e uno dei Rolling Stones, non ricordo i loro nomi". Si chiamano Mark Knopfler e Bill Wyman, maestro. "Ecco sì; mi hanno chiesto di lavorare con loro, ma io non ho tempo. Sono musicisti importanti?".

(Articolo pubblicato l'8 aprile 1988)