✕

Tosca: "Devi essere un bravo artigiano per far nascere musica e emozioni"

Il successo a Sanremo, di recente due Targhe Tenco e un Nastro d'Argento. Il passato e i progetti di una fuoriclasse del canto
2 minuti di lettura
Tiziana Tosca Donati è nata come attrice comica nella compagnia degli eredi di Checco Durante, destinata poi al musical Sette spose per sette fratelli con regia di Saverio Marconi, a Salvatore Giuliano diretto da Armando Pugliese, a Brecht, Petrolini, a un adattamento felliniano, a un Molière, a una trasposizione da Chaplin. Ma per il grande pubblico è Tosca, fuoriclasse del canto, pasionaria della musica, una che ora ha ricevuto due Targhe Tenco, e a cui ai Nastri d’Argento è stato assegnato il premio come “Protagonista dell’anno” per la performance nel documentario Il suono della voce di Emanuela Giordano.

Tosca, il video 'Giuramento' dal nuovo album 'Morabeza'



Ferzan Ozpetek l’ha ritratta come un’icona della scena nel video di “Ho amato tutto”, il brano di Sanremo, associandola al quadro di Hopper “New York Movie”, una donna in una sala semivuota…
Tiziana Tosca Donati è nata come attrice comica nella compagnia degli eredi di Checco Durante, destinata poi al musical Sette spose per sette fratelli con regia di Saverio Marconi, a Salvatore Giuliano diretto da Armando Pugliese, a Brecht, Petrolini, a un adattamento felliniano, a un Molière, a una trasposizione da Chaplin. Ma per il grande pubblico è Tosca, fuoriclasse del canto, pasionaria della musica, una che ora ha ricevuto due Targhe Tenco, e a cui ai Nastri d’Argento è stato assegnato il premio come “Protagonista dell’anno” per la performance nel documentario Il suono della voce di Emanuela Giordano.

Tosca, il video 'Giuramento' dal nuovo album 'Morabeza'



Ferzan Ozpetek l’ha ritratta come un’icona della scena nel video di “Ho amato tutto”, il brano di Sanremo, associandola al quadro di Hopper “New York Movie”, una donna in una sala semivuota.
«Mi ha fatto il dono di rappresentare la solitudine della gente di spettacolo. Il Covid dovrebbe averci insegnato a evitare gli affollamenti banali di mode e sold out. L’arte deve essere sana e progettuale, e aiutare i giovani».

Lei torna a collaborare con Piovani, e domani è con Massimo Popolizio nella riscrittura de “L’isola della Luce” su versi di Cerami, al Teatro Greco di Siracusa. Come sono iniziati gli incontri professionali?
«Avrei voluto fare Conservatorio. M’avevano presa alla scuola di Gassman, ma era a Firenze. Mio padre mi portava a sentire Eduardo, Carmelo Bene, Gabriella Ferri. Fui ammessa in scena dalla famiglia Durante, per due anni. Ma non ci campavo. Cercavano una cantante in un locale: mi buttai, Renzo Arbore mi notò e mi dette la spinta necessaria».

Poi mostrò carattere. Dopo una vittoria sanremese ruppe con la casa discografica...
«Volevo scegliere, e le leggi del mercato imponevano un repertorio mainstream. Io non ci stavo. Preferivo l’emozione, l’artigianalità. Doppiai il cartone Anastasia, venne Sette spose e io pretesi di fare una che metteva in riga i fratelli. Arrivò una marea di progetti di musical ma io volevo la commedia con musica, un bel personaggio, una qualche Medea popolare. Mi innamorai dei toni sghembi d’una Gelsomina down e felice nell’adattamento de La strada. E come sorella del bandito Giuliano ho leccato una lunga striscia di sangue sulla scena di Taormina. A volte ho scelto il teatro come rifugio per capire la mia strada musicale. E l’incontro con Massimo Venturiello, dall’Opera da tre soldi del 2003 in avanti, collega e poi partner nella vita, ha prodotto contaminazioni e riflessioni».

Tosca, il mini-live a Repubblica



Prima degli exploit canori e multiculturali, lei ha esplorato il teatro-canzone.
«L’amore di Pessoa per la musica del popolo spiega la mia presa di coscienza: dai brividi ereditati da Gabriella Ferri al Semo o nun semo di Piovani fino a Musicanti con Venturiello. Contano anche temi di ricerca ispirati da donne anziane vergini che finiscono in abito da sposa, e storie yiddish, rebetike, capoverdiane, fado portoghese. E i suggerimenti di Ivano Fossati. L’on the road de Il suono della voce è un teatro dell’arte tra vita e musica».

Ha cantato l’inno di Mameli, ha avuto gli onori del Tenco, dirige l’Officina Pasolini a Roma, e magari ha idee di palcoscenico...
«Le Targhe Tenco sono per l’album Morabeza scaturito da un tour dove ho incontrato la blogger tunisina Lina Ben Mhenni, e per la canzone Ho amato tutto. Con l’inno ho aiutato la Croce Rossa. L’Officina è un club di contatti utili alle nuove generazioni, e a Radio 3 avvierò Appunti musicali dal mondo. Per il teatro lo sa che penso alla Tosca di Magni? Tosca che fa Tosca...».