Pink Floyd a Venezia, la follia di un concerto che si trasformò in un incubo
Carlo Moretti
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di CARLO MORETTI
La notte del Redentore di trentuno anni fa la band tenne lo storico live in laguna. Più di duecentomila invasero la città, nel trionfo della disorganizzazione
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Doveva essere il concerto del secolo, si trasformò nell'evento dello scandalo. Il 15 luglio del 1989, trentuno anni fa, i Pink Floyd si esibirono su un palco da dieci tonnellate montato su un pontone galleggiante fissato al centro della laguna di Venezia, proprio di fronte a piazza San Marco, ripresi in una diretta televisiva mondiale trasmessa su Rai 1 che coinvolse 23 paesi. Finì in una festa con i fuochi di artificio ma la città visse un incubo. Venezia venne invasa sin dalle prime ore del mattino da 200.000 fan provenienti da tutta Italia, più o meno il numero dei suoi abitanti, attirati anche dall’evento gratuito oltre che dal fascino e dall’importanza della band. In molti arrivarono dall’estero. Sin da subito l’organizzazione dell’evento non si dimostrò all’altezza: gli spettatori vennero abbandonati a loro stessi, senza protezioni, acqua, servizi igienici. Si mise di traverso pure uno sciopero dei traghe…
Doveva essere il concerto del secolo, si trasformò nell'evento dello scandalo. Il 15 luglio del 1989, trentuno anni fa, i Pink Floyd si esibirono su un palco da dieci tonnellate montato su un pontone galleggiante fissato al centro della laguna di Venezia, proprio di fronte a piazza San Marco, ripresi in una diretta televisiva mondiale trasmessa su Rai 1 che coinvolse 23 paesi. Finì in una festa con i fuochi di artificio ma la città visse un incubo. Venezia venne invasa sin dalle prime ore del mattino da 200.000 fan provenienti da tutta Italia, più o meno il numero dei suoi abitanti, attirati anche dall’evento gratuito oltre che dal fascino e dall’importanza della band. In molti arrivarono dall’estero. Sin da subito l’organizzazione dell’evento non si dimostrò all’altezza: gli spettatori vennero abbandonati a loro stessi, senza protezioni, acqua, servizi igienici. Si mise di traverso pure uno sciopero dei traghetti.
Le preoccupazioni per i monumenti, che portarono ad abbassare da 100 a 60 i decibel dell’amplificazione, con il risultato che dalla piazza si sentiva poco, vennero presto rimpiazzate dal tema della sicurezza per le persone. Il salotto della città ne uscì devastato, come del resto l’immagine di Venezia. Il sindaco, il repubblicano Toni Casellati, e la giunta comunale che lo sosteneva, una coalizione rosso-verde, vennero travolti dalle critiche: due giorni dopo l’evento, con le strade ancora piene d’immondizia, Casellati si presentò balbettante in Consiglio comunale, fece autocritica ma fu comunque costretto alle dimissioni.
I Pink Floyd in concerto nel 1994
Nel 1989 i Pink Floyd attraversavano un momento difficile. Avevano messo su uno spettacolo-monstre costato 2 miliardi di lire (1 milione di euro, più o meno), in linea con un tour mondiale che doveva riportare i tre membri superstiti della band sugli allori dopo l’uscita di Roger Waters, dal quale li divideva ormai anche una durissima vertenza legale che puntava a bloccare il tour di A momentary lapse of reason oltre a impedire l’uso del nome della band. Per ripartire, i Pink Floyd avevano utilizzato come garanzia ipotecaria anche la Ferrari 250 GTO del batterista Nick Mason, collezionista di auto d’epoca e da corsa.
Ad aprile l’organizzatore Fran Tomasi, veneziano d’adozione, propose al Comune di Venezia il concerto del gruppo su un pontone galleggiante, uno show gratuito e in diretta in mondovisione proprio la sera della Festa del Redentore (annullata quest'anno causa Covid-19), che si celebra per tradizione ogni terza domenica di luglio alla Giudecca. Un’operazione costosa oltre che complessa: in mezzo alle discussioni tra favorevoli e contrari, la giunta dapprima si divise, poi si decise per il sì. Un pubblico sterminato invase piazza San Marco e le calli tutto intorno, la Riva degli Schiavoni, 200.000 persone ma forse anche di più, che si distribuirono in ogni spazio possibile pur di avere una buona visuale sul palco galleggiante, compresi i tetti degli imbarcaderi, persino sulle impalcature del Palazzo delle Prigioni che in quel momento era in fase di restauro.
Il concerto dei Pink Floyd a Berlino il 21 luglio del 1990 per celebrare la caduta del Muro
Nessuna transenna o servizio d’ordine, non c’erano servizi di assistenza, né gabinetti chimici perché erano stati giudicati antiestetici dalla Sovrintendenza, lo stesso motivo che aveva condotto alla scellerata scelta di non montare uno schermo gigante in piazza, il che avrebbe evitato che molti spettatori salissero sulle torri di illuminazione, che rimasero per questo spente. Non c’era acqua, né ristoro possibile, anche perché i commercianti, capita l’antifona, avevano abbassato le saracinesche. E quelli che continuavano a tenere aperto lo facevano per speculare sui prezzi di bevande e cibo. Non solo non c’era alcuna misura di sicurezza o servizio di emergenza, una toilette, un posto di pronto soccorso, o il cortile di una scuola messo a disposizione per ospitare i saccopelisti; la cosa più grave è che nessuno aveva pensato a organizzare i servizi di nettezza urbana per ripulire la città, tanto che infine dovette intervenire l’esercito. Tra l’organizzatore e il Comune è stato poi un continuo scaricabarile.
Il concerto durò 90 minuti, non un minuto di più, esigenze televisive. Per i fan dei Pink Floyd fu comunque una giornata memorabile, con l’immagine del palco e della laguna piena di gondole e imbarcazioni gremite di gente, i fuochi d’artificio sul finale nella notte del Redentore. Indimenticabile nonostante il caldo, i chilometri a piedi fino ai parcheggi sulla terraferma, le difficoltà per muoversi in mezzo a tanta disorganizzazione. Per Venezia e i veneziani fu un incubo, un episodio da dimenticare, un 15 luglio da bollino rosso. Intervistato dal Washington Post, Renato Nicolini, fino all'85 assessore alla Cultura del Comune di Roma, dichiarò: “Ciò cui abbiamo assistito non è stato un evento culturale, piuttosto una grande impresa commerciale organizzata dalla televisione e dall’industria discografica”.