Joni Mitchell regina della canzone in un mondo di soli re
Ernesto Assante , di ERNESTO ASSANTENell'Olimpo musicale del Novecento insieme a Bob Dylan, Paul Simon, Neil Young e Leonard Cohen, dal natio Canada ha conquistato il mondo con la forza della sua inarrestabile creatività, mescolando folk e jazz, pop e rock, avanguardia e popolarità. La playlist che Repubblica propone questa settimana si intitolata Joni Mitchell: the queen, 35 brani per scoprire sessant'anni di note in costante evoluzione
Si, d’accordo, c’è Bob Dylan, con il suo premio Nobel, c’è Paul Simon, ci sono Neil Young e Leonard Cohen, ci sono Tom Waits e qualcun altro ancora, nel lungo elenco dei “poeti laureati” della grande canzone del Novecento. Ma accanto a questi colossi di genere maschile, anzi probabilmente prima di alcuni di loro in un’ipotetica quanto impossibile classifica, ci dovrebbe essere lei, Roberta Joan Anderson, meglio conosciuta Joni Mitchell. Originalissima, inimitabile, capace di scrivere melodie inafferrabili come solidissimi edifici musicali, poetessa e compositrice, musicista e pittrice, Joni Mitchell, dal natio Canada ha conquistato il mondo della musica con la forza della sua inarrestabile creatività, mescolando folk e jazz, pop e rock, avanguardia e popolarità, senza badare ad altro che alla propria geniale inventiva, al suo amore per la musica, alla sua passione per la vita.
La playlist che Repubblica propone questa se…
La playlist che Repubblica propone questa se…
Si, d’accordo, c’è Bob Dylan, con il suo premio Nobel, c’è Paul Simon, ci sono Neil Young e Leonard Cohen, ci sono Tom Waits e qualcun altro ancora, nel lungo elenco dei “poeti laureati” della grande canzone del Novecento. Ma accanto a questi colossi di genere maschile, anzi probabilmente prima di alcuni di loro in un’ipotetica quanto impossibile classifica, ci dovrebbe essere lei, Roberta Joan Anderson, meglio conosciuta Joni Mitchell. Originalissima, inimitabile, capace di scrivere melodie inafferrabili come solidissimi edifici musicali, poetessa e compositrice, musicista e pittrice, Joni Mitchell, dal natio Canada ha conquistato il mondo della musica con la forza della sua inarrestabile creatività, mescolando folk e jazz, pop e rock, avanguardia e popolarità, senza badare ad altro che alla propria geniale inventiva, al suo amore per la musica, alla sua passione per la vita.
La playlist che Repubblica propone questa settimana, intitolata Joni Mitchell: the queen, raccoglie 35 brani in due ore e quarantacinque minuti di musica, un viaggio in sei decenni, dagli anni Sessanta che la videro esordire con Song to a seagull, agli anni 10 del nuovo millennio, con l’ultimo lavoro da lei realizzato, Shine, nel 2007. C’è tutto l’essenziale, ci sono brani con la sua voce alta e acuta della sua gioventù e quelli con la voce calda e profonda della maturità, ci sono gioielli acustici in cui il solo dulcimer basta ad accompagnarla e preziosi viaggi musicali in cui la compagnia di Jaco Pastorius, Wayne Shorter, persino di Charles Mingus, è stata perfetta per arrivare ovunque.
È un mondo in costante evoluzione il suo, in cui entrano mille visioni, filtrate dalla sua sensibilità, da uno stile che si è fatto via via più complesso e stratificato, pur senza mai rinunciare alla comunicativa, alla passione. Ci si commuove ascoltando Joni Mitchell, si provano emozioni forti, perché lei ha saputo cantare l’amore, la vita, il dolore, come pochissimi altri e quasi nessun’altra sono riusciti a fare. Noi le canzoni le abbiamo messe in ordine sparso, per fare in modo che chi non la conosce possa avere un quadro ragionevolmente completo anche senza ascoltare tutta la playlist e chi la ama possa essere ancora una volta sorpreso, ascoltando una canzone dopo l’altra, della ricchezza del suo repertorio, del fascino delle sue canzoni, delle sue svolte, delle sue sorprendenti invenzioni.
Anno dopo anno, dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Dieci del 2000, Joni Mitchell non ha perso nulla del suo fascino misterioso e semplice, quel fascino leggero che l'ha accompagnata dalla musica colorata di semplice tinte pastello dell’era di Woodstock alla raffinatissima pittura sonora dei suoi ultimi anni, dove alle chitarre acustiche si sono sostituiti campionatori e testiere elettroniche, in una ricerca visionaria, sempre ricca di inattese visioni. Una musica che Joni Mitchell stessa ama accostare alla pittura, l’altra sua grande passione: “La musica e la pittura per me camminano insieme; quando suonavo solo con la voce e la chitarra disegnavo semplici linee, quando ho iniziato a lavorare con le sovraincisioni ho introdotto anche il colore”, ci ha detto in un’intervista parecchi anni fa. “Quindi ho scelto di collaborare con un gruppo di musicisti e contemporaneamente ho usato sempre di più il colore e, quando con il gruppo mi sono orientata verso il jazz, la mia pittura si è fatta più astratta. Fino a quando, con la musica vicina a una certa danzabilità e all’elettronica, la pittura non è diventata una sorta di pastiche di elementi diversi. Quando non faccio musica dipingo o scrivo poesie, io e mio marito amiamo la vita casalinga, il cinema, i giochi di carte, il backgammon, i videogiochi....”.
Oggi la sua vita si è fatta, per forza di cose, ancora più semplice ed essenziale: dal 2015 un aneurisma l’ha profondamente debilitata, a lungo non ha potuto nemmeno parlare ed era costretta su una sedia a rotelle. La riabilitazione l’ha portata di nuovo a comunicare e ha ricominciato da poco anche a camminare. E così si è anche fatta rivedere in pubblico, il 7 novembre del 2018, quando molti suoi amici artisti hanno voluto celebrare il suo compleanno. Molte di quelle esibizioni, alcune davvero bellissime e commoventi, le trovate su YouTube, e vale la pena rivedere le performance di Rufus Wainwright, di Seal, di Norah Jones, quella commovente di Graham Nash e molte altre.
C’è anche un altro “tributo”, realizzato nel 2000 da una televisione americana, TNT, che trovate come “All Star Tribute to Joni Mitchell”, con tantissime performance di grandi artisti e molti testimoni che vengono a celebrarla, mentre lei li guarda e li ascolta. Per conoscere a fondo Joni Mitchell, la sua musica, il suo mondo, la sua storia, dal natio Canada a Laurel Canyon di Los Angeles, fino al successo internazionale, però, si deve vedere il bellissimo documentario intitolato Joni Mitchell a life story: woman of heart and mind e diretto nel 2003 da Susan Lacy, ricco delle testimonianze di amici e colleghi, di molti spezzoni live, di tante interviste, film che ripercorre tutta la sua avventura artistica e umana, che trovate sempre su YouTube.
La playlist che Repubblica propone questa settimana, intitolata Joni Mitchell: the queen, raccoglie 35 brani in due ore e quarantacinque minuti di musica, un viaggio in sei decenni, dagli anni Sessanta che la videro esordire con Song to a seagull, agli anni 10 del nuovo millennio, con l’ultimo lavoro da lei realizzato, Shine, nel 2007. C’è tutto l’essenziale, ci sono brani con la sua voce alta e acuta della sua gioventù e quelli con la voce calda e profonda della maturità, ci sono gioielli acustici in cui il solo dulcimer basta ad accompagnarla e preziosi viaggi musicali in cui la compagnia di Jaco Pastorius, Wayne Shorter, persino di Charles Mingus, è stata perfetta per arrivare ovunque.
È un mondo in costante evoluzione il suo, in cui entrano mille visioni, filtrate dalla sua sensibilità, da uno stile che si è fatto via via più complesso e stratificato, pur senza mai rinunciare alla comunicativa, alla passione. Ci si commuove ascoltando Joni Mitchell, si provano emozioni forti, perché lei ha saputo cantare l’amore, la vita, il dolore, come pochissimi altri e quasi nessun’altra sono riusciti a fare. Noi le canzoni le abbiamo messe in ordine sparso, per fare in modo che chi non la conosce possa avere un quadro ragionevolmente completo anche senza ascoltare tutta la playlist e chi la ama possa essere ancora una volta sorpreso, ascoltando una canzone dopo l’altra, della ricchezza del suo repertorio, del fascino delle sue canzoni, delle sue svolte, delle sue sorprendenti invenzioni.
Anno dopo anno, dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Dieci del 2000, Joni Mitchell non ha perso nulla del suo fascino misterioso e semplice, quel fascino leggero che l'ha accompagnata dalla musica colorata di semplice tinte pastello dell’era di Woodstock alla raffinatissima pittura sonora dei suoi ultimi anni, dove alle chitarre acustiche si sono sostituiti campionatori e testiere elettroniche, in una ricerca visionaria, sempre ricca di inattese visioni. Una musica che Joni Mitchell stessa ama accostare alla pittura, l’altra sua grande passione: “La musica e la pittura per me camminano insieme; quando suonavo solo con la voce e la chitarra disegnavo semplici linee, quando ho iniziato a lavorare con le sovraincisioni ho introdotto anche il colore”, ci ha detto in un’intervista parecchi anni fa. “Quindi ho scelto di collaborare con un gruppo di musicisti e contemporaneamente ho usato sempre di più il colore e, quando con il gruppo mi sono orientata verso il jazz, la mia pittura si è fatta più astratta. Fino a quando, con la musica vicina a una certa danzabilità e all’elettronica, la pittura non è diventata una sorta di pastiche di elementi diversi. Quando non faccio musica dipingo o scrivo poesie, io e mio marito amiamo la vita casalinga, il cinema, i giochi di carte, il backgammon, i videogiochi....”.
Oggi la sua vita si è fatta, per forza di cose, ancora più semplice ed essenziale: dal 2015 un aneurisma l’ha profondamente debilitata, a lungo non ha potuto nemmeno parlare ed era costretta su una sedia a rotelle. La riabilitazione l’ha portata di nuovo a comunicare e ha ricominciato da poco anche a camminare. E così si è anche fatta rivedere in pubblico, il 7 novembre del 2018, quando molti suoi amici artisti hanno voluto celebrare il suo compleanno. Molte di quelle esibizioni, alcune davvero bellissime e commoventi, le trovate su YouTube, e vale la pena rivedere le performance di Rufus Wainwright, di Seal, di Norah Jones, quella commovente di Graham Nash e molte altre.
C’è anche un altro “tributo”, realizzato nel 2000 da una televisione americana, TNT, che trovate come “All Star Tribute to Joni Mitchell”, con tantissime performance di grandi artisti e molti testimoni che vengono a celebrarla, mentre lei li guarda e li ascolta. Per conoscere a fondo Joni Mitchell, la sua musica, il suo mondo, la sua storia, dal natio Canada a Laurel Canyon di Los Angeles, fino al successo internazionale, però, si deve vedere il bellissimo documentario intitolato Joni Mitchell a life story: woman of heart and mind e diretto nel 2003 da Susan Lacy, ricco delle testimonianze di amici e colleghi, di molti spezzoni live, di tante interviste, film che ripercorre tutta la sua avventura artistica e umana, che trovate sempre su YouTube.