Lella Costa: "Il mio palco è tutto per Franca Valeri"
Anna Bandettini
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di ANNA BANDETTINI
L'attrice e scrittrice sarà il 25 al Teatro Greco di Siracusa, poi in tournée in altre città d'Italia, con 'La vedova Socrate', scritto dalla "collega" che il 31 luglio compie cent'anni
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«Non ci sono quasi parole» dice Lella Costa per raccontare la felicità, l’emozione, la paura di fare lo spettacolo che festeggia i 100 anni di una scrittrice, attrice, regista, umorista fantastica come Franca Valeri. Lo spettacolo è La vedova Socrate che la Valeri scrisse nel 2003 e torna in scena il 25 al Teatro Greco di Siracusa per la stagione dell’Inda, il 30 a Fiesole, il 31 — giorno esatto del compleanno — al Piccolo di Milano, poi a Pesaro, Modena e così via fino al 3 settembre. Perché in tanti l’hanno voluto per celebrare l’eta straordinaria di una donna che ha raccolto, in un secolo di vita, stuoli di adoratrici con racconti e parodie su di noi, sulle donne in particolare, che sono vertici di perfezione e comicità intelligente. Un territorio, questo, dove la prima iscritta a parlare è sicuramente Lella Costa, di cui un altro genio come Walter Chiari disse “per la prima volta vedo q…
«Non ci sono quasi parole» dice Lella Costa per raccontare la felicità, l’emozione, la paura di fare lo spettacolo che festeggia i 100 anni di una scrittrice, attrice, regista, umorista fantastica come Franca Valeri. Lo spettacolo è La vedova Socrate che la Valeri scrisse nel 2003 e torna in scena il 25 al Teatro Greco di Siracusa per la stagione dell’Inda, il 30 a Fiesole, il 31 — giorno esatto del compleanno — al Piccolo di Milano, poi a Pesaro, Modena e così via fino al 3 settembre. Perché in tanti l’hanno voluto per celebrare l’eta straordinaria di una donna che ha raccolto, in un secolo di vita, stuoli di adoratrici con racconti e parodie su di noi, sulle donne in particolare, che sono vertici di perfezione e comicità intelligente. Un territorio, questo, dove la prima iscritta a parlare è sicuramente Lella Costa, di cui un altro genio come Walter Chiari disse “per la prima volta vedo qualcuno che mi somiglia”. Lella sarà Santippe, la moglie di Socrate, allegra rinvincita della femminilità che sa ingannare i mariti, anche filosofi e sapientoni. «Franca s’è convinta che i suoi testi teatrali finiranno con lei, però questa commedia, ispirata tra l’altro a un testo di Friedrich Dürrenmatt, ci teneva da morire a sapere che era di nuovo in scena. Così un anno fa mi chiama Stefania Bonfadelli, la figlia, che firma la regia, e mi dice: “Franca pensa che solo tu puoi farla”».
E lei?
«Si può immaginare... Ho detto di sì immediatamente. Pochi mesi fa sono andata Roma per ringraziarla. È stata cara, vive molto protetta. Però senti che c’è nei dettagli. Quando le hanno dato il David, in aprile, il suo commento è stato, dopo una pausa di riflessione, “che lusso”, che è proprio tutta lei».
Franca Valeri, cento anni il 31 luglio; nella foto in alto, Lella Costa
È un passaggio di testimone questo della signora Valeri?
«No, non mi faccia arrossire. È una strizzatina d’occhio. Forse ha intravisto una somiglianza. Siamo tutte e due ragazze di Milano, e questo vuol dire, sa? Nell’ironia, la sobrietà con cui guardiamo le cose, poco modaiole, per nulla mondane tutte e due. Ovvio che per me è una grande sfida perché, al di là del testo bello dove senti Franca, devo trovare la giusta misura tra il doveroso omaggio a lei e alla sua grandezza di autore prima ancora che di interprete e al tempo stesso metterci del mio, se no tanto vale vederci le sue registrazioni. Per fortuna c’è Stefania alla regia, artista stupenda che sa tutto di Franca».
'La vedova Socrate' è una delle storie al femminile di cui la Valeri è maestra. Eppure non si è mai dichiarata una femminista come invece ha fatto lei. Le dispiace?
«Credo che per storia personale e anagrafica, per temperamento, lei non si sia mai pensata come discriminata. Ha vissuto gli anni più liberi della cultura italiana a passo deciso, ha fatto cinema, teatro, tv, ha scritto quando le donne autrici non esistevano e lo ha fatto per curiosità, passione, per se stessa. Ripete che la comicità femminile per lei è un’invenzione balorda, esiste il comico bravo e non bravo. Ed è vero, anche se le donne hanno decenni da recuperare anche in questo campo. Ma Franca lo sa, solo la infastidisce l’omologazione, la banalità. Perché davanti a una che scrive: “La vedovanza è un dolore troppo tremendo perché una donna possa rinunciarci”, ti inchini, da comica e femminista».
Quando vi siete conosciute?
«Nel '90-’91. Diego Cugia era l’autore di uno di quei contenitori del pomeriggio Rai dove gli ospiti si confrontavano da fronti opposti sui piaceri della vita. Un giorno mi dice: “Ho invitato Franca Valeri per difendere il piacere della risata, vuoi venire tu a difendere il piacere di piangere?”. Pur di incontrare la Valeri ero disposta anche a commettere un omicidio, evadere le tasse o che altro... Fu bellissimo, lei sostenne che piangere è bellissimo, una intesa al di là di qualunque retorica, tanto che quando nel ‘92 pubblicai i miei primi testi, La daga nel loden, Adlib, Coincidenze, Mal sottile le chiesi una piccola introduzione e lei me la scrisse dicendo che in me c’era un piccolo comico solitario che è una cosa che ancora mi commuove ogni volta che ci penso».
Lei adesso ha firmato la prefazione all’opera completa di Franca, “Tutte le commedie”, da La Nave di Teseo. Cosa ha scritto o cosa vorrebbe dirle?
«Che ammiro in lei quello che cercavo da quando nel '78 cominciai: ammiro la profonda cultura e il fatto che non la fa pesare, un po’ come Arbore, un altro di cui mi onoro di essere amica. Le direi che mi fa venire in mente il “canto della durata” di Handke, che sono stata scandalosamente fortunata a incontrarla e che capisco perché a 100 anni starebbe ancora in scena: non è narcisismo o psicopatologia, anche se chi fa questo mestiere bene bene non sta, ma è perché in teatro ci si ci si sceglie e questo ti dà una forza, una carica che non ritroverai mai più».