Intervista al regista e attore, impegnato con la sua fondazione benefica
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LOS ANGELES - Sean Penn è sempre più attivista sociale e umanitario e meno attore e regista. Il due volte premio Oscar (per Mystic River nel 2003 e Milk nel 2008), che compie 60 anni il 17 agosto (è nato a Santa Monica, California), è attivissimo fin dai primi giorni della pandemia con la sua fondazione CORE, ovvero Community Organized Relief Effort, da lui fondata nel 2010 per aiutare Haiti dopo il terremoto. Un'organizzazione non profit di aiuti emergenziali attivata per offrire test Covid gratuiti a quante più persone possibile, soprattutto a New York e a Los Angeles, dove CORE ha aperto vari siti per i test per lo più in chiese e parrocchie. Meno presente al cinema negli ultimi anni rispetto al passato proprio per il suo lavoro umanitario, Penn recentemente è stato regista e protagonista del film Flag Day, interpretato anche dalla figlia Dylan Penn.
LOS ANGELES - Sean Penn è sempre più attivista sociale e umanitario e meno attore e regista. Il due volte premio Oscar (per Mystic River nel 2003 e Milk nel 2008), che compie 60 anni il 17 agosto (è nato a Santa Monica, California), è attivissimo fin dai primi giorni della pandemia con la sua fondazione CORE, ovvero Community Organized Relief Effort, da lui fondata nel 2010 per aiutare Haiti dopo il terremoto. Un'organizzazione non profit di aiuti emergenziali attivata per offrire test Covid gratuiti a quante più persone possibile, soprattutto a New York e a Los Angeles, dove CORE ha aperto vari siti per i test per lo più in chiese e parrocchie. Meno presente al cinema negli ultimi anni rispetto al passato proprio per il suo lavoro umanitario, Penn recentemente è stato regista e protagonista del film Flag Day, interpretato anche dalla figlia Dylan Penn.
Sean Penn, 59 anni, con la figlia Dylan Frances, 29 anni, attrice
“Abbiamo tutti assistito col cuore spezzato al contagio e alle morti provocati dal virus a New York,” dice Penn. “E poi le cose sono peggiorate in altri stati, inclusa la mia California. Siamo in una situazione di “active shooter”, che identifica qualunque cosa che uccide la gente, i nostri fratelli e sorelle, i nostri genitori e i nostri figli. Questo virus è un active shooter, e dobbiamo capire che colpisce soprattutto le persone di colore, i nativi, gli anziani, ma anche tutti noi”. Abbiamo parlato con Penn via zoom dalla sua cucina nella sua casa di Los Angeles, dove vive con la donna australiana che è anche responsabile del CORE, a due isolati dalla madre 92enne. Capelli spettinati, una T shirt con la scritt, “Actually I am in Havana”, fuma una sigaretta dopo l’altra.
Ha girato il film "Flag Day" con sua figlia.
"E’ stata un’esperienza esilarante e terrificante lavorare con Dylan. Il primo giorno di riprese, al mio primo ciak, ho detto “azione” e ho visto ogni bocca della troupe spalancarsi. Dylan è un'attrice credibile e talentuosa, è stato eccitante. Io non mi ero mai diretto prima in un film, e se non l’avessi fatto con lei non ci sarei mai riuscito. Ha portato una vita di esperienza e amore per la recitazione che evidentemente ha sempre avuto dentro di lei. E’ stato davvero un miracolo. E’ eccitante quando la tua attrice favorita al mondo è tua figlia, è molto magico e sono stato fortunato".
Per il film 'Milk', 2008, Penn vince il secondo Oscar come migliore attore protagonista. Il primo nel 2003, con 'Mystic River' di Clint Eastwood Eppure ultimamente non lavora più molto, si è stufato?
"Non sono stufo, amo il cinema e mi spezza il cuore vedere che tutte le cose più interessanti si spostano in televisione. Non so se i cinema potranno tornare a funzionare al di là delle saghe ad alto budget, non so se le nuove generazioni esigeranno dal cinema soggetti importanti come avevano fatto dopo la guerra in Vietnam. Non so nemmeno se sono un dinosauro, ma il mio amore per il cinema è ancora intatto. E amo l’equilibrio nel cinema, sono triste che sia dominato da circhi equestri! Posso vedere uno di questi film all’anno, non di più. Quella ragazza di cui mi ero innamorato da giovane entrando in un cinema buio non c’è più.. voglio ritrovare quella ragazza e vedere cose diverse al cinema!".
Lei ha lavorato in 'This must be the place' con Paolo Sorrentino. Siete rimasti in contatto e tornerebbe a lavorare con lui?
"Paolo è uno dei registi più magici e creativi sul pianeta, è un uomo adorabile. Sì, ci siamo tenuti in contatto e tornerei immediatamente a lavorare con lui".
Sta per compiere 60 anni.. celebrazioni in vista? Come si sente?
"60! Finalmente! Ho sempre pensato che la mia condizione naturale sia quella di un uomo di 77 anni, quindi ho ancora 17 anni davanti a me! Non so perché mi sento un settantasettenne, da quando sono nato ma è così. Per fortuna ho una compagna straordinaria di cui sono pazzamente innamorato, che è ora in Georgia a lavorare per garantire testi alle comunità di immigranti, e quando tornerà sarà lei al commando dei festeggiamenti. E conoscendola, e visto quello che stiamo vivendo, so che con noi ci saranno pochissime persone che dovranno seguire regole molto rigide con maschere e distanza sociale".
L'attore in 'This must be the place' di Paolo Sorrentino, 2011 Cosa pensa di quello che sta succedendo ad Hollywood, con la cosiddetta “cancel culture”?
"C’è senz’altro una mancanza di volontà morale e di integrità. Conosciamo tutti dei personaggi eccellenti negli studios, ma la miopia istituzionale è ancora enorme. Anni fa ho partecipato al Charlie Rose Show, che poi è stato cancellato, e il capo della Disney Michael Eisner parlava del film di Scorsese sul Tibet, Kundun. In quel periodo la Disney stava aprendo uno studio in Cina, dove chiaramente limitavano l’uscita del film, e Eisner ha detto a Charlie Rose: “Noi siamo nel business del cinema, non dei diritti umani.” E’ un’affermazione assurda. Noi siamo sempre nel business dei diritti umani, da quando ci svegliamo al mattino deve essere sempre il nostro primo obbligo, e se non lo facciamo rappresentiamo un fallimento per l’umanità. Adesso, in questa tempesta perfetta del Covid in cui ci troviamo, la cosa migliore da fare è identificare le compagnie che non contribuiscono al miglioramento del mondo e boicottarle. E’ un movimento straordinario di responsabilità sociale. Black Lives Matter sta avendo un impatto incredibile e spetta a tutti noi dare sostegno a questi movimenti per portare grandi cambiamenti".