Daniele Luchetti: "E ora inauguro Venezia per i miei sessant'anni"
Arianna Finos , di ARIANNA FINOSIl regista aprirà la mostra con il suo nuovo film 'Lacci', fuori concorso. E annuncia la regia della prossima stagione di 'L'amica geniale'
Daniele Luchetti festeggia i sessant'anni, oggi, "con una gita al lago, una grigliata con amici" e la prospettiva di aprire la Mostra di Venezia il 2 settembre con Lacci, "il migliore regalo che potessi ricevere". Da undici anni non succedeva a un film italiano, l'ultima volta con Baaria. Un invito fuori concorso, " trovo la collocazione di grande prestigio e senza lo stress della gara".
Per il direttore Alberto Barbera il film (prodotto da IBC con Rai Cinema) è "bellissimo, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa", segno anche "del felice momento che sta attraversando il nostro cinema". La schiera di attori assicura festa al primo tappeto rosso dell'era Covid: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Lida Caridi. "Spesso la facciamo complicata - ride Luchetti - e i…
Per il direttore Alberto Barbera il film (prodotto da IBC con Rai Cinema) è "bellissimo, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa", segno anche "del felice momento che sta attraversando il nostro cinema". La schiera di attori assicura festa al primo tappeto rosso dell'era Covid: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Lida Caridi. "Spesso la facciamo complicata - ride Luchetti - e i…
Daniele Luchetti festeggia i sessant'anni, oggi, "con una gita al lago, una grigliata con amici" e la prospettiva di aprire la Mostra di Venezia il 2 settembre con Lacci, "il migliore regalo che potessi ricevere". Da undici anni non succedeva a un film italiano, l'ultima volta con Baaria. Un invito fuori concorso, " trovo la collocazione di grande prestigio e senza lo stress della gara".
Per il direttore Alberto Barbera il film (prodotto da IBC con Rai Cinema) è "bellissimo, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa", segno anche "del felice momento che sta attraversando il nostro cinema". La schiera di attori assicura festa al primo tappeto rosso dell'era Covid: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Lida Caridi. "Spesso la facciamo complicata - ride Luchetti - e invece all'annuncio dell'invito tra di noi è stato tutto un traffico di emoji, pollici alzati, cuoricini, fiori rosa". La sceneggiatura è di Luchetti con Francesco Piccolo e Domenico Starnone, autore del libro. "Con lui feci La scuola, 22 anni fa, il suo primo film che è ancora il mio di maggior successo. C'è una grande affinità interna tra i nostri lavori, la sua narrazione mi aiuta a capire me stesso e i miei sentimenti, anche quelli mai vissuti e che vorrei esplorare. La scrittura di Domenico ti mette in condizione di identificarti con tutti e sette i personaggi". Quanto a Piccolo, "è stato il primo che ho chiamato: ma forse il film è troppo serio e drammatico? Ha risposto "adesso hai paura". È un film che spero farà soffrire, tocca il rancore, il disamore, cosa accadrebbe se la vita non fosse governata dall'amore e facessimo scelte governate dalla paura. A parte una piccola zona di leggerezza, rinuncio all'umorismo, prendo sul serio i dolori e le scelte dei personaggi, in questo senso ho evitato cose che mi riescono, per sperimentarne altre".
Per il regista romano è un ritorno alla Mostra: "La prima volta nell'83, con il film a episodi Jukebox, il mio saggio di diploma, dieci minuti di racconto horror. Sul traghetto ero pieno di aspettative, il giornale locale annunciava l'arrivo di Daniele Luchetti e Ingmar Bergman, mi pareva il Paese dei balocchi. Alla proiezione vidi gente che dormiva, ci facevano complimenti solo per togliercisi dalle scatole. Tornai con I piccoli maestri nel '98, fu piuttosto fischiato, esperienza traumatica. Siamo fragili noi registi, generali sul set pronti a sgretolarsi di fronte a mezza critica". Questa sarà un'edizione particolare: "Venezia è un festival che ha testimoniato svolte importanti della nostra storia, il '68 e le contestazioni, l'invasione della Polonia che fu annunciata durante una proiezione con Goebbels in sala a Venezia. Nella sua apparente distanza dal mondo è stata sempre testimone di qualcosa di più grande". Esserci è un atto di fede nel cinema? "Durante la quarantena, nelle videolezioni ai miei studenti del Centro sperimentale, vedevo le loro facce spegnersi, come la mia, ho spiegato loro che i medici salvano la vita ma la narrazione la rende più accettabile". Guarda al futuro con ottimismo: "Se le cose girano nel modo giusto in pochi anni torneremo una delle prime industrie nel mondo, anche grazie a serie che solo tre anni fa sembravano impossibili, come l'Amica geniale, che dirigerò, dopo Saverio Costanzo, con Alice Rohrwacher e Emanuele Crialese. Una sorta di sottomarino atomico che non ho mai sperimentato, una prospettiva enorme".
Per il direttore Alberto Barbera il film (prodotto da IBC con Rai Cinema) è "bellissimo, anatomia della difficile coesistenza di una coppia, alle prese con tradimenti, ricatti emotivi, sofferenze e sensi di colpa", segno anche "del felice momento che sta attraversando il nostro cinema". La schiera di attori assicura festa al primo tappeto rosso dell'era Covid: Alba Rohrwacher, Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini, Lida Caridi. "Spesso la facciamo complicata - ride Luchetti - e invece all'annuncio dell'invito tra di noi è stato tutto un traffico di emoji, pollici alzati, cuoricini, fiori rosa". La sceneggiatura è di Luchetti con Francesco Piccolo e Domenico Starnone, autore del libro. "Con lui feci La scuola, 22 anni fa, il suo primo film che è ancora il mio di maggior successo. C'è una grande affinità interna tra i nostri lavori, la sua narrazione mi aiuta a capire me stesso e i miei sentimenti, anche quelli mai vissuti e che vorrei esplorare. La scrittura di Domenico ti mette in condizione di identificarti con tutti e sette i personaggi". Quanto a Piccolo, "è stato il primo che ho chiamato: ma forse il film è troppo serio e drammatico? Ha risposto "adesso hai paura". È un film che spero farà soffrire, tocca il rancore, il disamore, cosa accadrebbe se la vita non fosse governata dall'amore e facessimo scelte governate dalla paura. A parte una piccola zona di leggerezza, rinuncio all'umorismo, prendo sul serio i dolori e le scelte dei personaggi, in questo senso ho evitato cose che mi riescono, per sperimentarne altre".
Per il regista romano è un ritorno alla Mostra: "La prima volta nell'83, con il film a episodi Jukebox, il mio saggio di diploma, dieci minuti di racconto horror. Sul traghetto ero pieno di aspettative, il giornale locale annunciava l'arrivo di Daniele Luchetti e Ingmar Bergman, mi pareva il Paese dei balocchi. Alla proiezione vidi gente che dormiva, ci facevano complimenti solo per togliercisi dalle scatole. Tornai con I piccoli maestri nel '98, fu piuttosto fischiato, esperienza traumatica. Siamo fragili noi registi, generali sul set pronti a sgretolarsi di fronte a mezza critica". Questa sarà un'edizione particolare: "Venezia è un festival che ha testimoniato svolte importanti della nostra storia, il '68 e le contestazioni, l'invasione della Polonia che fu annunciata durante una proiezione con Goebbels in sala a Venezia. Nella sua apparente distanza dal mondo è stata sempre testimone di qualcosa di più grande". Esserci è un atto di fede nel cinema? "Durante la quarantena, nelle videolezioni ai miei studenti del Centro sperimentale, vedevo le loro facce spegnersi, come la mia, ho spiegato loro che i medici salvano la vita ma la narrazione la rende più accettabile". Guarda al futuro con ottimismo: "Se le cose girano nel modo giusto in pochi anni torneremo una delle prime industrie nel mondo, anche grazie a serie che solo tre anni fa sembravano impossibili, come l'Amica geniale, che dirigerò, dopo Saverio Costanzo, con Alice Rohrwacher e Emanuele Crialese. Una sorta di sottomarino atomico che non ho mai sperimentato, una prospettiva enorme".