Via col vento: addio Olivia de Havilland, Melania per sempre
Roberto Nepoti
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di ROBERTO NEPOTI
Eterna rivale della sorella Joan Fontaine e vincitrice di due Oscar, ha fatto in tempo a vedere il film cult rimosso dal catalogo Hbo perché giudicato razzista
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Chissà che avrà pensato Olivia de Havilland degli anatemi che hanno colpito, un mese fa, Via col vento, il film più hollywoodiano - e più celebre - di tutti i tempi denunciato per razzismo e censurato in clima di Black Lives Matter? Ultima sopravvissuta del celebre cast, l'attrice se n'è andata a Parigi alla ragguardevole età di 104 anni. Benché si fosse ritirata dalle scene decenni orsono (la sua ultima interpretazione fu nel film tv The Woman He Loved, del 1988), di lei si era sentito parlare spesso anche in tempi recenti: per la nomina a Dama dell'Impero Britannico conferitale dalla regina Elisabetta in occasione del suo 101° compleanno, o per l'azione legale contro la serie televisiva Feud, che a suo parere l'aveva rappresentata (con le sembianze di Catherine Zeta-Jones) in modo irriguardoso.
Nata a Tokyo il 1° luglio 1916, precedendo di poco più di un anno la sorella Joan, Olivia debuttò i…
Chissà che avrà pensato Olivia de Havilland degli anatemi che hanno colpito, un mese fa, Via col vento, il film più hollywoodiano - e più celebre - di tutti i tempi denunciato per razzismo e censurato in clima di Black Lives Matter? Ultima sopravvissuta del celebre cast, l'attrice se n'è andata a Parigi alla ragguardevole età di 104 anni. Benché si fosse ritirata dalle scene decenni orsono (la sua ultima interpretazione fu nel film tv The Woman He Loved, del 1988), di lei si era sentito parlare spesso anche in tempi recenti: per la nomina a Dama dell'Impero Britannico conferitale dalla regina Elisabetta in occasione del suo 101° compleanno, o per l'azione legale contro la serie televisiva Feud, che a suo parere l'aveva rappresentata (con le sembianze di Catherine Zeta-Jones) in modo irriguardoso.
Nata a Tokyo il 1° luglio 1916, precedendo di poco più di un anno la sorella Joan, Olivia debuttò in teatro, dove fu notata dal grande Max Reinhardt che la volle nella versione cinematografica dello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate (1935). La sua carriera, però, sarebbe stata tutta all'interno del cerchio magico di Hollywood, sia nella sfera pubblica sia nella vita privata. Scritturata dalla Warner Bros. per sette anni (quando non ne aveva ancora venti) Olivia fu protagonista di una lunga e fortunata serie di film d'avventure - tra cui Capitan Blood (1935), La carica dei seicento (1936), La leggenda di Robin Hood (1938), Gli avventurieri (1939), I pascoli dell'odio (1940), La storia del generale Custer (1941) - ben otto dei quali al fianco del divo Errol Flynn. Anche i suoi flirt fiorirono nella Golden Age hollywoodiana: "storie" più o meno ufficiali con James Stewart (all'epoca la stampa parlò di matrimonio), col miliardario e produttore Howard Hughes, col regista John Huston, con Clark Gable. Oltre a quello con Flynn, naturalmente; che, malgrado le reticenze degli interessati ad ammetterlo, sembra sia stato il grande amore della sua vita (e lo fa credere l'indubbia chimica tra i due che ancora traspare dallo schermo). Ciò non le avrebbe impedito, tuttavia, di contrarre matrimonio, e di avere figli, con uomini più lontani dalle luci dei riflettori: uno scrittore americano e un giornalista francese.
Con Vivien Leigh (afp)
Precocissima, ed esacerbata dalla comune professione, la rivalità tra la De Havilland e la sorella Joan, che aveva preso il nome d'arte Fontaine intraprendendo una carriera non meno brillante della sua. Iniziata quando erano piccole, e litigavano per i vestitini, la faida famigliare raggiunse il calor bianco nel 1942: allorché erano entrambe candidate all'Oscar come migliore protagonista (De Havilland per La porta d'oro), ma fu Joan ad aggiudicarselo con Il sospetto di Hitchcock. Le sorelle non si parlarono più; e Joan, velenosa, avrebbe dichiarato in un'intervista a "People" del 1978: "Sono stata la prima a sposarmi, la prima a vincere l'Oscar, la prima a diventare madre. Se morirò prima di lei la farò infuriare perché l'avrò battuta anche in quello" (il che doveva verificarsi nel 2013, quando Fontaine era novantaseienne). Frattanto Olivia, "prestata" alla MGM per la megaproduzione Via col vento (1939), aveva raggiunto il top della popolarità interpretando la dolce Melania Hamilton. Però i ruoli di brava ragazza cominciavano a starle stretti e lei insisteva per ottenere parti di maggior spessore. Fino a suscitare le ire della Warner, che la sospese per sei mesi da ogni attività tagliandole lo stipendio. Furiosa, Olivia lasciò la major e le mosse causa, uscendone vincente. Più tardi l'attrice, naturalizzata americana nel 1941, affrontò performance impegnative in film come A ciascuno il suo destino di Mitchell Leisen, che le fece vincere il suo primo Oscar; Lo specchio scuro; La fossa dei serpenti (dramma psichiatrico dove era una donna vittima di un crollo psichico) e, nel 1949, L'ereditiera, adattamento da Henry James diretto da William Wyler che, malgrado un'interpretazione alquanto accademica, le valse un secondo Oscar.
Con la sorella Joan Fontaine
Fu il culmine della sua realizzazione come star; ma anche il prologo a un progressivo, lento declino iniziato quando era ancora poco più che trentenne. Destino all'epoca non infrequente per un'attrice, ma tanto più ingiusto per chi, nel giro di pochi anni, era stata protagonista di una quantità di grandi film, diretti dai migliori registi dell'epoca. Tra le performance dei due decenni che seguirono vale la pena di ricordare, almeno, Nessuno resta solo, dramma medico-sentimentale di Stanley Kramer (1955); Luce nella piazza (1962) di Guy Green, film poco noto ma dove Olivia recita ottimamente; il semi-horror Piano... piano, dolce Carlotta (1964) di Robert Aldrich, sorta di seguito di "Che fine ha fatto Baby Jane?" in cui divide la scena con la sua amica Bette Davis. Tredici anni dopo la ritroviamo tra i passeggeri dell'aereo pilotato da Jack Lemmon nel "catastrofico" Airport 77. Una curiosità: fu lei la modella che posò, brandendo una fiaccola, per il logo della Columbia Pictures.