Umberto Orsini. "Gianrico Tedeschi, che energia sul palco fino alla fine"
Rodolfo di Giammarco , di RODOLFO DI GIAMMARCOIl ricordo dell'attore scomparso a 100 anni
Sereno, nel sonno, l'artista più asciutto e gentleman del nostro mondo dello spettacolo, Gianrico Tedeschi, ha varcato le quinte della vita, spegnendosi domenica. Coi suoi meravigliosi 100 anni, cui da lontano fa eco l'età della coetanea Franca Valeri, ha preso commiato da drammi, commedie, musical, repertorio classico, testi moderni, sceneggiati tv e film. Attore sorridente e raffinato, beniamino del pubblico per la sua naturale capacità di affrontare qualsiasi genere e cultura del palcoscenico, Tedeschi aveva un animo predisposto a lavorare tanto con l'aristocratico Visconti quanto con il rigoroso Strehler, ma con strabiliante mossa del cavallo era in grado di vedersela di colpo anche con Enrico '61 di Garinei e Giovannini e con My Fair Lady, non senza tornare a Shakespeare, Pirandello o Svevo, quantunque le prove memorabili di eclettismo intellettuale e umano ce le ha riservate nella maturità legata a exploit con autori come Thomas Bernha…
Sereno, nel sonno, l'artista più asciutto e gentleman del nostro mondo dello spettacolo, Gianrico Tedeschi, ha varcato le quinte della vita, spegnendosi domenica. Coi suoi meravigliosi 100 anni, cui da lontano fa eco l'età della coetanea Franca Valeri, ha preso commiato da drammi, commedie, musical, repertorio classico, testi moderni, sceneggiati tv e film. Attore sorridente e raffinato, beniamino del pubblico per la sua naturale capacità di affrontare qualsiasi genere e cultura del palcoscenico, Tedeschi aveva un animo predisposto a lavorare tanto con l'aristocratico Visconti quanto con il rigoroso Strehler, ma con strabiliante mossa del cavallo era in grado di vedersela di colpo anche con Enrico '61 di Garinei e Giovannini e con My Fair Lady, non senza tornare a Shakespeare, Pirandello o Svevo, quantunque le prove memorabili di eclettismo intellettuale e umano ce le ha riservate nella maturità legata a exploit con autori come Thomas Bernhard assai ben affrontato con Maccarinelli, o alle prese con un indimenticabile Edward Bond su regia di Luca Ronconi, capace infine di fare i conti con se stesso nel suo Smemorando, toccando vivacemente il tema della senilità quattro anni fa con Dipartita finale in un quartetto capitanato da Branciaroli. E' a Umberto Orsini, intraprendente 86enne, che chiediamo una riflessione sulla lunga storia di Gianrico Tedeschi.
Vi conoscevate bene?
"Ci stimavamo, molto. Gianrico era una figura unica, era riuscito a fare tante cose differenti con l'aria sempre di divertirsi. Mi piaceva nei suoi ruoli di uomo vissuto, nel lavoro con Ronconi, ne Il riformatore del mondo di Bernhard e anche in quel testo, Farà giorno, dove impersonava un ex partigiano alle prese con un un giovane esponente della destra: era straordinario. Sarà che io quando vedo un vecchio in scena mi commuovo, per la carica di saggezza che mostrano i successori di Prospero e di Lear".
Le doti che apprezzava di Tedeschi?
"Tutto. Capace di ironia, di umorismo, in grado di cantare, ma anche perfetto come attore di Bernhard, tipologia non pulita e quasi 'cialtrona' ma a livelli divini, da brividi. Io gli vidi fare Minetti e lo volli a tutti i costi in programmazione all'Eliseo di cui ero direttore artistico. E mi innamorai io stesso di Bernhard, adottandolo. Catturava il pubblico come, anni prima, faceva Salvo Randone, altro mio idolo. Interpreti come non ce ne sono più".
Mai colleghi, e neanche amici?
"Sentivo che m'aveva accolto nel suo spirito gentile, in maniera un po' inglese. Io ho sempre avuto infatuazione per gli artisti di natura britannica. Fanno viaggiare la palla più velocemente. Associo certo lavoro di Gianrico alle pratiche di Ian McKellen, uno capace di fare Il servo di scena (The dresser), avendo lì come partner Hopkins".
In cosa sentiva vicino Tedeschi?
"Vede, adesso che ci penso, io mi sentivo vicino a Tedeschi nella sua energia da vecchio da vecchio. Con Ronconi si rotolava a terra da un tavolo senza paura. Io credo che tutti i teatri pubblici italiani debbano avere un attore decano come punto di riferimento. Mi viene in mente Glauco Mauri. Sono interpreti preziosi, di classe, da venerare, e non vanno costretti all'autonomia, in compagnie di giro. Non parlo di me. Io recito, produco spettacoli, ho ancora vari progetti, Io, alla peggio, ho sempre il ruolo di Firs nel Giardino dei ciliegi di Cechov, come mi consigliava tempo fa McKellen...".
I funerali di Gianrico Tedeschi si terranno venerdì a Pettenasco, sua residenza, alle ore 14.
Vi conoscevate bene?
"Ci stimavamo, molto. Gianrico era una figura unica, era riuscito a fare tante cose differenti con l'aria sempre di divertirsi. Mi piaceva nei suoi ruoli di uomo vissuto, nel lavoro con Ronconi, ne Il riformatore del mondo di Bernhard e anche in quel testo, Farà giorno, dove impersonava un ex partigiano alle prese con un un giovane esponente della destra: era straordinario. Sarà che io quando vedo un vecchio in scena mi commuovo, per la carica di saggezza che mostrano i successori di Prospero e di Lear".
Le doti che apprezzava di Tedeschi?
"Tutto. Capace di ironia, di umorismo, in grado di cantare, ma anche perfetto come attore di Bernhard, tipologia non pulita e quasi 'cialtrona' ma a livelli divini, da brividi. Io gli vidi fare Minetti e lo volli a tutti i costi in programmazione all'Eliseo di cui ero direttore artistico. E mi innamorai io stesso di Bernhard, adottandolo. Catturava il pubblico come, anni prima, faceva Salvo Randone, altro mio idolo. Interpreti come non ce ne sono più".
Mai colleghi, e neanche amici?
"Sentivo che m'aveva accolto nel suo spirito gentile, in maniera un po' inglese. Io ho sempre avuto infatuazione per gli artisti di natura britannica. Fanno viaggiare la palla più velocemente. Associo certo lavoro di Gianrico alle pratiche di Ian McKellen, uno capace di fare Il servo di scena (The dresser), avendo lì come partner Hopkins".
In cosa sentiva vicino Tedeschi?
"Vede, adesso che ci penso, io mi sentivo vicino a Tedeschi nella sua energia da vecchio da vecchio. Con Ronconi si rotolava a terra da un tavolo senza paura. Io credo che tutti i teatri pubblici italiani debbano avere un attore decano come punto di riferimento. Mi viene in mente Glauco Mauri. Sono interpreti preziosi, di classe, da venerare, e non vanno costretti all'autonomia, in compagnie di giro. Non parlo di me. Io recito, produco spettacoli, ho ancora vari progetti, Io, alla peggio, ho sempre il ruolo di Firs nel Giardino dei ciliegi di Cechov, come mi consigliava tempo fa McKellen...".
I funerali di Gianrico Tedeschi si terranno venerdì a Pettenasco, sua residenza, alle ore 14.