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Jim Marshall e la rivoluzione "rumorosa" del rock

Nel 1960 l'ex musicista aprì fuori Londra il suo negozio: sulla spinta delle richieste di giovani chitarristi come Pete Townshend e Ritchie Blackmore inventò gli amplificatori che cambiarono la storia della musica
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Certe storie spuntano in periferia. Questa, la storia dell’uomo che diede la spinta sonora decisiva per il lancio in orbita del rock, nasce ad Hanwell, a ovest di Londra, dove la giornata è da sempre scandita dal rumore degli aerei che arrivano o che partono dall’aeroporto di Heatrow. E’ lì, forse anche per contrastare il passaggio ininterrotto degli aerei, che Jim Marshall nel 1960 aprì il suo negozio di musica. Aveva 37 anni, compiuti proprio il 29 di luglio. Tra quegli strumenti musicali, Marshall avrebbe incontrato due ragazzi destinati a diventare tra i più grandi chitarristi della storia del rock, Ritchie Blackmore e Pete Townshend, e anche seguendo le loro indicazioni e cercando di soddisfare le loro esigenze, avrebbe iniziato a produrre i primi amplificatori.
 
Anche Marshall aveva provato a fare musica, era stato prima cantante, poi per qualche anno batterista in alcune band di quartiere, ma senza mai troppa fortuna. La svolt…
Certe storie spuntano in periferia. Questa, la storia dell’uomo che diede la spinta sonora decisiva per il lancio in orbita del rock, nasce ad Hanwell, a ovest di Londra, dove la giornata è da sempre scandita dal rumore degli aerei che arrivano o che partono dall’aeroporto di Heatrow. E’ lì, forse anche per contrastare il passaggio ininterrotto degli aerei, che Jim Marshall nel 1960 aprì il suo negozio di musica. Aveva 37 anni, compiuti proprio il 29 di luglio. Tra quegli strumenti musicali, Marshall avrebbe incontrato due ragazzi destinati a diventare tra i più grandi chitarristi della storia del rock, Ritchie Blackmore e Pete Townshend, e anche seguendo le loro indicazioni e cercando di soddisfare le loro esigenze, avrebbe iniziato a produrre i primi amplificatori.
 
Anche Marshall aveva provato a fare musica, era stato prima cantante, poi per qualche anno batterista in alcune band di quartiere, ma senza mai troppa fortuna. La svolta per lui fu la Marshall Amplification, l’azienda che fondò nel 1962 inseguendo quel suono caratteristico, destinato a trasformare il marchio Marshall in sinonimo di rock. Pare che quei due ragazzini non ancora ventenni chiedessero soprattutto più volume, suoni più profondi, più tenuta nella distorsione. E tutto, però, a un prezzo più abbordabile.
 
Per il suo progetto, Marshall era partito prendendo come modello di paragone il suono del Fender Bassman, l’amplificatore americano utilizzato da tutte le band più importanti d’oltreoceano ma l’aveva sviluppato nel senso di una maggiore resa di volume, fino ad arrivare ai primi modelli in produzione che sarebbero stati utilizzati dai più importanti chitarristi del momento come Jimi Hendrix e dalle band più in vista, a cominciare appunto da Deep Purple e Who ma anche da Led Zeppelin, Black Sabbath, Cream.
 
Jimi Hendrix 

L’amplificatore Marshall divenne un must e una costante ai concerti rock. Hendrix fu tra i primi a utilizzarli come un “muro” dove far confliggere i suoni, distorcerli, mandarli in feedback. In tanti utilizzarono il Marshall come un simulacro, un segno distintivo, alcuni persino come semplice scatola vuota da distruggere per ragioni di scena. L’amplificatore era del resto il punto di snodo cruciale del rock, la fonte di ciò che il critico Lester Bangs definì “rumore sacro”: per questo Jim Marshall diventò presto per tutti “Mister Loud”.
 
Il suono prodotto dalle valvole prodotte in Inghilterra era caldo, pieno, si prestava facilmente alla distorsione per la gioia di chi faceva blues elettrico come Hendrix. Con i Marshall questa caratteristica si esaltava, era sufficiente avvicinare la chitarra agli altoparlanti per innescare nell’amplificatore il suono circolare: Hendrix ne fece un suo tratto caratteristico diventando, lui americano di Seattle, l’alfiere del suono inglese e distanziandosi dal suono americano figlio dei Fender.
 
Quando sulla scena arrivano i transistor, Marshall coglie al volo l’occasione per risparmiare sulle costose e delicate valvole. Il risultato è una diminuzione dello spazio e l’aumento di durata dell’amplificatore, ancora più potenza ma il suono ora si è fatto più secco, l’ideale per i chitarristi hard rock come Slash dei Guns’n’Roses che il giorno in cui Marshall muore, a Londra il 5 aprile del 2012, scrive su Twitter: “Senza Jim il rock’n’roll non sarà più lo stesso”.