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Michela Cescon: "Porto in teatro l'amore impossibile"

L'attrice è la protagonista dello spettacolo di Marco Tullio Giordana 'Fuga a tre voci', incentrato sul rapporto epistolare tra crittrice poetessa austriaca Ingeborg Bachmann e il musicista tedesco Hans Werner Henze. Presto esordirà come regista al cinema con 'Occhi blu'
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"La grande passione di Marco Tullio Giordana per macchine d'epoca come ad esempio una Maserati, il suo debole per le chitarre anche antiche di cui ha una collezione, e il suo attaccamento per una casa di campagna verso Asciano in Val di Chiana a un'ora e mezza di distanza dalla mia - dice Michela Cescon - che è in zona Città della Pieve, con in più la coincidenza che Alessio Boni abita vicino Siena, e che al centro di questa mappa c'è Montepulciano, spiega perché noi tutti debuttiamo con uno spettacolo al 45° Cantiere Internazionale di Montepulciano, al Teatro Poliziano". Che è Fuga a tre voci con drammaturgia e regia di Giordana, storia epistolare del grande rapporto platonico ma solidissimo tra la scrittrice poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, cui darà voce Cescon, e il musicista tedesco Hans Werner Henze, cui impresterà le parole Boni, con al centro le sonorità del chitarrista Giacomo Palazze…
"La grande passione di Marco Tullio Giordana per macchine d'epoca come ad esempio una Maserati, il suo debole per le chitarre anche antiche di cui ha una collezione, e il suo attaccamento per una casa di campagna verso Asciano in Val di Chiana a un'ora e mezza di distanza dalla mia - dice Michela Cescon - che è in zona Città della Pieve, con in più la coincidenza che Alessio Boni abita vicino Siena, e che al centro di questa mappa c'è Montepulciano, spiega perché noi tutti debuttiamo con uno spettacolo al 45° Cantiere Internazionale di Montepulciano, al Teatro Poliziano". Che è Fuga a tre voci con drammaturgia e regia di Giordana, storia epistolare del grande rapporto platonico ma solidissimo tra la scrittrice poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, cui darà voce Cescon, e il musicista tedesco Hans Werner Henze, cui impresterà le parole Boni, con al centro le sonorità del chitarrista Giacomo Palazzeschi, un'impresa che reca il marchio del Teatro di Dioniso, diretto da Cescon.

"Lettere molto belle. Ti porti a casa una straordinaria intesa durata dal 1952 al 1973, quando lei morì perché il fuoco d'una sigaretta avvolse la sua vestaglia". Fuori dell'ordinario è anche il mistero che avvolge le fonti, la materia prima di questo carteggio. Marco Tullio Giordana sostiene d'aver acquistato una Maserati 3500 Ct malridotta che era appartenuta, come testimonia il libretto di circolazione, a Henze, e dice d'aver trovato tra i pezzi smontati della vettura il pacchetto delle missive tra i due scritte in varie lingue. Spiega d'averle fatte tradurre, d'aver subìto il furto degli originali, e di non avere più prove documentarie, accettando che il suo battesimo autoriale sia ritenuto apocrifo. Ma poi sul web è facile trovare un libro del 2008 intitolato Lettere da un'amicizia, edito da EDT, con la posta firmata da Bachmann e Henze, a cura di Hans Holler...".

Michela Cescon, dove sta la verità di questa corrispondenza assurta a copione?
"Non ho prove. Non ho fatto indagini. Non mi faccia sorridere. Mi è bastato il rapporto splendido e irruento che ho con Marco Tullio, che a teatro ha curato la regia della mia produzione di The Coast of Utopia di Stoppard, mi ha diretta ne Il testamento di Maria, e al cinema nel 2004 ha voluto sia me che Boni nel film Quando sei nato non puoi più nasconderti (lì fra me e Boni è nata una fratellanza, abbiamo fatto assieme Il dio della carneficina della Reza), affidandomi poi nel 2012 il ruolo di Licia Pinelli in Romanzo di una strage. Marco Tullio, inoltre, ha un bel legame professionale col chitarrista Palazzeschi che opera col Cantiere di Montepulciano, festival fondato nel 1976 da Henze. E' un bel cerchio che si chiude, non le sembra?".

Giordana, Cescon, Boni e il chitarrista Giacomo Palazzeschi 

Conosciamo i suoi trascorsi di attrice di temperamento, ma lei ora recita sempre meno. Come mai?
"L'età non c'entra, ho 49 anni e li sostengo bene. Ho tre figli di 14, 12 e 10 anni e assolvo a tutte le incombenze. Ecco, magari non ho più gli spazi di tempo conciliabili, come una volta, con i calendari delle tournée. Nel caso dei miei compagni d'adesso, devo dire che sia Giordana che Boni hanno accettato a braccia aperte la mia famiglia. E io intanto non ho mai abbandonato la famiglia del teatro".

Era partita come un treno, con Luca Ronconi.
"Già. Che storia. Ho studiato alla Scuola di teatro dello Stabile di Torino, e nel 1996 ho debuttato da Regina Maria di Neuborg con Ronconi nel suo Ruy Blas di Victor Hugo, un'esperienza importante e violenta dove io, ventiquattrenne, decisi (una follia, se ci ripenso ora) di non resistere al gran rigore di lui maestro e direttore artistico, preferendo andarmene per scegliere una strada personale, incontrando Valter Malosti e condividendo con lui le sorti del Teatro di Dioniso, un percorso di lavoro e di vita di otto anni andando dal Sogno a Ophelia: Hamlet, a Death and Dancing, fino a Bedbound di Walsh, a Inverno di Fosse, a Giulietta degli spiriti".

Cosa le ha insegnato, quel periodo?
"M'ha fatto man mano capire la necessità di ideare e far nascere i progetti, cercando testi da portare in scena, mettendo a fuoco la regia, individuando lo staff tecnico e le maestranze, prendendo confidenza coi budget. E' arte anche il saper calcolare quanto costa un'iniziativa, il reperire i soldi. Io da produttrice so orientarmi nella raccolta di fondi, so convincere, spingere e partire. E ho dimestichezza nella macchina organizzativa. Fuga a tre voci è nato anche così".

Ha tenuto conto delle regole di distanziazione, l'attuale lavoro?
"Assolutamente sì. Tutti e tre, io, Boni e Palazzesi, diciamo separatamente la stessa storia, in modo snello, in sicurezza, posizionati con cura sul palcoscenico, e manterremo lo stesso schema anche nella replica del 12 settembre al Teatro Romano di Verona. Pensando a un po' di giro dalla primavera del 2021".

Quanto la coinvolge il personaggio di Ingeborg Bachmann, donna vitale, legata intellettualmente da un'intensa amicizia senza intimità con Henze, musicista omosessuale che in lei vedeva un se stesso al femminile?
"M'ha coinvolta tantissimo il dolore profondo di lei di non poter approfondire il rapporto con questo compagno imprescindibile di scambi, di riflessioni, di collaborazioni e di confessioni senza velo sui contatti e sul sesso. Si scrivono "Mi sembra di averti sempre conosciuto", alludono all'amore che non possono fare, mostrano fragilità umana, si tengono compagnia. Mi colpisce la cosa più pratica: il nesso profondo che è l'atto creativo, la relazione di autori, ma anche l'autocertificazione più estrema, più volte fondata su frasi come "Io sono un frocio"".

Come maneggerete, come leggerete il carteggio?
"Ognuno legge le lettere dell'altra persona, mentre le lettere non recapitate vengono lette dall'autore o l'autrice, Lei lo chiama "Caro Hans Werner", lui la apostrofa con "Dolce fanciulla color pastello" o "Ragazza arcobaleno" o "Ragazza bella Bachmann"".

Il suo prossimamente?
"Sono passata alla regia teatrale con La donna leopardo di Moravia. Ora sto montando il mio film finito il 29 febbraio, titolo provvisorio Occhi blu. Così come mio marito, Stefano Barigelli, ha preso da un mese e mezzo la direzione della Gazzetta dello Sport, ugualmente io ho preso da un po' di tempo la direzione del Teatro di Dioniso, affrontando in quest'epoca lotte micidiali senza campionato. Ma mi tranquillizza Marco Tullio quando dice di non preoccuparmi, perché io ho uno sguardo d'insieme".