✕

Che ridere la malinconia: 'After Life', la serie irresistibile sulle cose tristi della vita

Uno dei cominci top al mondo, la black comedy quasi perfetta, gli spunti comici straordinari: ecco perché la storia di Ricky Gervais non si può assolutamente perdere
2 minuti di lettura
L'occasione è il festeggiamento per l'annuncio della terza stagione. Ricky Gervais aveva detto: "Non ci sto pensando, ma non sarebbe male. Però lo dovete volere in tanti, dovete convincermi". Nei giorni scorsi ha detto: "Mi avete convinto". Aggiungendo che After Life, di questo parliamo, visibile su Netflix con le prime due stagioni, è diventata la comedy inglese più vista al mondo e che quelli della "Big N" a quel punto si sono accaniti nel chiedergli una nuova stagione. Del resto si tratta di sei episodi a tornata, da mezz'ora ciascuno: è come girare un film e, soprattutto, c'è già l'impianto, ci sono gli attori, la storia: basta continuare, proseguire così.
 

Repubblica Serie Tv: l'archivio e le novità




E qui arriviamo al punto. Perché dopo la rivelazione della prima stagione (la storia de…
L'occasione è il festeggiamento per l'annuncio della terza stagione. Ricky Gervais aveva detto: "Non ci sto pensando, ma non sarebbe male. Però lo dovete volere in tanti, dovete convincermi". Nei giorni scorsi ha detto: "Mi avete convinto". Aggiungendo che After Life, di questo parliamo, visibile su Netflix con le prime due stagioni, è diventata la comedy inglese più vista al mondo e che quelli della "Big N" a quel punto si sono accaniti nel chiedergli una nuova stagione. Del resto si tratta di sei episodi a tornata, da mezz'ora ciascuno: è come girare un film e, soprattutto, c'è già l'impianto, ci sono gli attori, la storia: basta continuare, proseguire così.
 

Repubblica Serie Tv: l'archivio e le novità




E qui arriviamo al punto. Perché dopo la rivelazione della prima stagione (la storia del giornalista di un derelitto quotidiano locale di un paesino fuori Londra, schiantato, lui, dalla morte precoce della moglie, in vena di suicidio e di alcol e di abbandonarsi etc etc) non sono stati pochi quelli che si sono gettati sulla seconda e ne sono usciti con la frase: "è uguale alla prima". Ovvero si volevano i fuochi d'artificio o chissà quali invenzioni: come se le buone idee di base, su cui innestare tutte le varianti successive, si dovessero bruciare così, dopo tre ore soltanto. Magari Gervais recepirà l'istanza nella terza stagione, ma francamente in un caso simile (uno dei comici top al mondo che trova una formula quasi perfetta di black comedy) sarebbe scellerato buttare via il famoso bambino con la famosa acqua sporca.

Ovvero, per dire: girare la terza stagione di After Life è in sé grandioso anche solo per un paio di cose fisse dello show, per vederle continuare, per vedere cosa escogita di nuovo Gervais: primo, i casi umani di cittadini che lui e il fotografo del giornale vanno a intervistare per cavarne desolanti paginate sul giornale (c'è quello che ha una macchia di umidità sul muro che secondo lui sembra il volto di Kenneth Branagh, e cose così). Secondo, e siamo - modesto avviso - a una delle cose scritte e girate più commoventi degli ultimi anni, quella scena fissa nel finale di ogni episodio: lui che va al cimitero sulla tomba della compagna, c'è una panchina di fronte e sulla panchina c'è una vedova, il marito è nella tomba di fianco. Tra i due si cementa un'amicizia (che poi sarebbe un amore impossibile, lei è molto più anziana di lui ma è la sua vera anima gemella: capisce le sue battute, ne rilancia di migliori, si sorridono complici. Ovvero la malinconia perfetta).



Solo per vedere proseguire questi due filoni qui si firmerebbe per altre dieci stagioni di After Life, anche se il centro della vicenda sta altrove. Dopodiché, liberi tutti di annoiarsi o peggio. Da noi After Life sta godendo dell'effetto passaparola, che per le serie tv può prolungarsi negli anni e magari nei decenni (vedi il caso Boris), magari si capita per caso sulla seconda stagione e a quel punto si stoppa tutto e si va a riprendere dall'inizio. E il giorno in cui, effetti Covid permettendo, uscirà la terza stagione, si farà festa: per una storia davvero black, parlando di morte, tristezze, malinconie, il tutto crivellato da spunti comici irresistibili, di quelli che ne vorresti appunto per sempre.